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DIARIO DI VIAGGIO |
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Sabato 19 aprile ‘03, primo giorno
Milano/Roma – Casablanca - Agadir (volo – 5 ore)
Per i partenti da Milano appuntamento al banco Royal Air Maroc di Malpensa, ore 13.35, arrivano tutti abbastanza puntuali. I romani, come il solito, partiranno più tardi con volo diretto a Casablanca e ci ricongiungeremo in Hotel ad Agadir. Ho provveduto a comunicargli l’indirizzo esatto dell’hotel ed altri recapiti telefonici d’emergenza.
Check-in e imbarco regolare, volo senza problemi sino a Casablanca, cambiamo volo senza passare dal controllo doganale, volo per Agadir con sosta ad Essaouira (senza scendere).
Arriviamo ad Agadir puntuali, veloci formalità doganali, nessun particolare controllo. In aeroporto cambio subito buona parte della cassa comune + almeno 50 Euro personali per tutti i partecipanti.
Prendiamo, non prima di averli contrattati a 220 Dh l’uno, alcuni taxi (prediligere le mercedes, sono più spaziose, 4 persone più bagagli).
Mi raccomando con i taxisti di portarci all’Atlantic di Bv. Hassan II, in città vi sono due hotel Atlantic. Arriviamo in hotel, velocemente prendiamo le stanze e usciamo per la cena.
Ci dirigiamo verso la zona dei ristorantini 400 metri dietro l’hotel, troviamo un piccolo ristorante che ci propone brochette, bistecchine e riso scotto per pochi Dhiram. Solo sulla via del ritorno troviamo un ristorante di pesce stile fast food (quasi di fronte la grande moschea sulla strada principale), aveva un banco pieno di gamberetti ed altri pesci fritti molto invitanti. Sarà per la prossima volta. Nei dintorni dell’hotel vi sono alcuni ristoranti ma molto cari ed eleganti, meglio cercare nel suddetto quartiere popolare.Aspetto l’arrivo dei romani, arrivano verso le due, anche per loro nessun problema, vado finalmente a letto.
Domenica 20 aprile, secondo giorno (Jeep – 210 km – 7 h)
Agadir – Parco Sous Massa – Bou Sou - Tiznit – Sidi Ifni
Colazione alle 07.30, tutto il gruppo compatto e puntuale. Il primo "giorno di scuola" sono sempre tutti precisi, vedremo poi….- Telefono sul cellulare di Abdel per le jeep, arriva in 20 minuti con le auto.
Abdel ci garantisce che "aggiusta" tutto, sia in caso d'incidente con torto o ragione, sicuramente sarebbe meglio un contratto con agenzia più seria che faccia un'assicurazione Kasko con franchigia fissa. Controlliamo la dotazione dei veicoli (cric, ruota di scorta ect.), ci facciamo spiegare il funzionamento della trazione integrale, solita ricevuta della carta di credito a garanzia (una per veicolo) ed iscrizione dei driver sui contratti.
Ci fermiamo al supermercato per comprare acqua (scorta per qualche giorno), pane e frutta, pieno di gasolio (i veicoli sono consegnati praticamente a secco), e usciamo dalla città in direzione sud.
35 km d'asfalto, dopo l'abitato di Had Belfa deviamo a destra per Sous Moussa, altri 10 km per arrivare al parcheggio del parco.Le relazioni consigliavano di chiedere spesso la strada, è vero, non esistono indicazioni stradali o nomi di località, è difficile consultare le carte senza punti di riferimento certi.
Breve camminata lungo il fiume e la laguna del parco di Sous Moussa, ci accompagna un'improvvisata guida che sommariamente ci fa vedere le poche cose interessanti del parco. Pochissima fauna, zona piacevole ma sicuramente evitabile. Primo pranzo pic-nic nel parco con la nostra cassa cucina, sembra funzionare, pratica, veloce e ben fornita. All'uscita un guardiano (vero) ci "cazzia" per aver assoldato la guida "improvvisata", ci scusiamo e ripartiamo per Tassila. Prime difficoltà a trovare la strada, cerco di tenermi sulle piste in direzione mare per cercare di arrivare al villaggio di pescatori di Sou Bous. Ci perdiamo spesso tra le numerose diramazioni che spesso terminano ai bordi della falesia sul mare. Il posto è comunque molto pittoresco, bello scorcio sul mare.
Due ore per arrivare al villaggio, nulla d'interessante, qualche baracca sugli scogli, il promontorio è però molto bello.
Ritroviamo la strada asfaltata, 35 km per Tzinit, la città è circondata da possenti mura d'argilla. Un'ora di visita della città, famosa per la lavorazione dell'argento, poche le occasioni di shopping, interessante l'animata piazza del mercato gremita di bancarelle, venditori di medicamenti tradizionali e feticisti, imbroglioni, saltimbanchi ect.
70 km d'asfalto per arrivare a Sidi Ifni, bella strada costiera, alle 19.00 siamo al Belvue Hotel, in centro. Bel posto, ottimo il tramonto dalla terrazza (con birra). Cena in hotel, menù fisso, tanto pesce e insalate miste, festeggiamo la ns Pasqua con colomba portata da casa e tea alla menta.
Lunedì 21 aprile, terzo giorno (jeep 190 Km, 10 ore)
Sidi Ifni – Sidi Ouarzik – Foum Assaka - Plage Blanche – Tan Tan
Colazione, benzina e spesa ci ritardano la partenza, alle 09.30 cerchiamo la pista per Sidi Ouarzik. Bisogna prendere la RN verso il porto, sulla collina, alla prima curva a sinistra (cartello tornante a dx e di pericolo a sinistra) svoltare a sinistra.
Si attraversa la discarica e si trova la pista. Seguire sempre la strada parallela al mare, chiedere spesso indicazioni (se trovate qualcuno), con l’aiuto delle coordinate GPS riusciamo a trovare il santuario di Sidi Ouarzik dopo 15 Km. Piccola costruzione a picco sul mare, molto suggestiva la vista dalla falesia.
Proseguiamo per Oued Assaka, ci fermiamo ad un relitto sulla spiaggia (segnalato), un po’ di fatica per trovare la strada giusta, dopo qualche sbaglio arriviamo sul promontorio prima del Oued. Le relazioni indicano la discesa più vicina al mare, un po’ troppo impervia, meglio deviare a sinistra del cippo e prendere la seconda discesa un km più avanti.
La foce del fiume è molto bella e selvaggia, sono le 13.00 e n’approfittiamo per pranzare, il nostro solito pic nic in cassa cucina. La pista risale, tenere la strada lungo il mare sino all’inizio di Plage Blanche attraversando e scendendo lungo alcuni oued sul mare, belle spiagge dove sarebbe carino bivaccare per la notte.
Alle 16.00 siamo a Plage Blanche, impossibile percorrere la spiaggia, i nostri mezzi non sono adatti, ci dobbiamo accontentare di vederla dall’alto.
Ancora qualche sbaglio di direzione, teniamo direzione sud sino ad incontrare il Oued Aerora, una profonda valle verdeggiante.
Per fortuna imbocchiamo subito la pista che scende, nel oued giriamo a sinistra cercando una pista ad est che ci porti sull’asfalto. Un’ora e mezza di pista non ben segnalata, siamo certi di trovare prima o poi la RN, alle 18.00 alcune ragazze timorose di non ritrovare più la strada di casa baciano l’asfalto.
40 km di trafficata RN per arrivare a Tan Tan, controllo della gendarmeria: vogliono la lista dei partecipanti e le generalità complete del capogruppo, sono molto gentili e ci garantiscono che questi controlli sono per la nostra sicurezza, pare che alcuni turisti siano spariti in Algeria e qui il confine non è molto lontano.
Non facciamo fatica a trovare il Sable d’Or; avevo prenotato ma hanno confuso, volutamente o meno, la mia prenotazione con un gruppo di spagnoli. Un po’ di tipico casino marocchino per sistemarci alla bene e meglio con aggiunta di letti nelle stanze (e prezzo adeguato alla sistemazione, contrattato sino alla morte).
Mentre ci preparano le stanze, cerchiamo un ristorante in paese, nessuno è in grado di servire 15 persone insieme, torniamo al ristorante dell’hotel. Non si mangia male ma la sala è anonima e fredda, anche loro non avevano nulla di pronto ed abbiamo dovuto aspettare più di un’ora per mangiare.
Martedì 22 aprile, quarto giorno (jeep, 285 Km – 12 ore)
Tan Tan – Ayoun du Draa – Aouinet – Tiglite – El Borj – Tadalt – Targomait -Assa
Partiamo alle 08.00, purtroppo non è possibile far colazione prima. Velocemente pieno di gasolio e spesa per pranzo, ritorniamo verso Goumine per la strada nazionale. Circa 32 km, all’altezza di un radar (sulla collina di sinistra), tra i cippi miliari 1173 e 1174 svoltare a destra senza trovare alcuna imboccatura della pista, seguiamo da nord a sud la linea elettrica e finalmente troviamo una pista (sarà quella giusta????). dobbiamo valicare le montagne, la pista si fa ben tracciata. Attenzione dopo circa 10 km ad una diramazione in salita, a destra si entra in un bel canyon molto panoramico ma non è la strada giusta (deviazione di circa 5 km, ne valeva la pena). Torniamo, prendiamo a sinistra, breve discesa e la pista prosegue ben tracciata. Dall’alto vediamo la valle del Draa e il villaggio di Ayoun (veramente sono più agglomerati in zona con questo nome), scendiamo per la pista principale evitando la difficile discesa sulla destra.
Facciamo un giretto a piedi nel vecchio villaggio, la gente è veramente ospitale e ci spiega la strada per il piccolo villaggio di Aouinet; sempre nella valle, a 16 km. Al villaggio facciamo una breve tappa, ci offrono un tea alla menta.
Dopo pranzo ripartiamo seguendo la pista nella valle, inizia un valico ben tracciato e panoramico, questa valle è davvero incantevole. La pista è abbastanza impervia e non permette elevate velocità. In cima al passo la strada è ben tenuta e scendiamo velocemente a Tiglite.
Attenzione!!! Al fondo della discesa prendere a destra lungo il fiume, non andare ad est. Dopo qualche km si supera il fianco della montagna e s’arriva al bel villaggio di Tiglite. Sono le 16.00, se la pista fosse ancora accidentata saremmo abbastanza in ritardo, alcuni locali ben informati ci assicurano che da ora la strada è decisamente più agibile, abbiamo quindi il tempo per un tea offerto nella casa del sindaco del paese. Suggestivo momento, tirano fuori il “servizio buono da tea”, ci fanno provare il loro abiti tradizionali, finalmente assaporiamo il vero Marocco.
Alle 17.00 prendiamo la bella e scorrevole pista, impossibile sbagliare, direzione Est, Nord-Est, superiamo El Borj e arriviamo a Tadarlt (40 Km), ancora 10 km di pista e siamo sull’asfalto.
40 km per arrivare ad Assa, solito controllo di polizia, ci sistemiamo nell’ottimo ma un po’ caro Nidarus. Doccia, cena e balli sino a notte fonda. Tappa veramente suggestivi, paesaggi bellissimi, pianure, montagne, villaggi, canyon, è piaciuta a tutti.
Mercoledì 23 aprile, quinto giorno (jeep -246 km 10 h)
Assa – Fam El Hisc – Aguerd – Oud Tamanart - Tafraoute
Questa mattina riusciamo ad essere meglio organizzati, alle 08.30 siamo in marcia con il pieno fatto. Direzione est sino a Fam El Hish, superato il vecchio villaggio ci fermiamo al suq del villaggio nuovo; oggi è giorno di mercato, un’ora per girovagare tra le coloratissime ed animate bancarelle.
Posto di controllo della gendarmeria, 20 km e incrociamo la pista per il Oued Tamanart. La cartina indica che la pista nella valle non è collegata alla strada asfaltata di Tafroute, da informazioni assunte in loco e da notizie della Polizia locale sembra che si può risalire la valle del Tamanart sino a Tafroute.
Imbocchiamo la valle, pochi km e arriviamo al villaggio di Aguerd; sulla sponda sinistra la città nuova, dalla piazza si svolta a destra sino al fiume per la città vecchia, arroccata su una collina rocciosa.
Lasciamo le jeep, passeggiata sino in cima dove si può ammirare il panorama della valle e dell’antico quartiere dei “neri”, fatto in case di fango (quasi disabitato).
In tutto un’ora e mezzo per la visita, ripartiamo seguendo il corso del fiume. La pista non è delle migliori, si snoda interamento nel letto del Oued e pertanto molto sassosa, velocità adeguata e quindi molto ridotta.
Quasi impossibile perdersi, pista ben tracciata e poche le deviazioni di rilievo, tenere sempre la destra con direzione nord-est. Questa pista, nella stagione delle piogge, viene completamente cancellata dal fiume per poi riformarsi, dove si riesce a passare, con la stagione secca. Informarsi prima di partire, assolutamente evitare in inverno o stagione delle piogge.
Pausa pranzo, a 32 km dall’imbocco della valle deviazione a T, prendere a destra.
Si lascia la regione del Tanart, si percorre un altro Oued in mezzo ad un bel palmeto, le due valli sono veramente incantevoli: rocce rosse ed erose, piccoli palmeti, villaggi in pietra.
Attenzione: dopo il palmeto s’incontra un grande villaggio alla fine del quale s’interseca una strada asfaltata a destra, non prenderla, porta e finisce ad una miniera, andare dritto per lo sterrato.
Si entra in uno stretto canyon con numerosi palmeti e villaggi, alcuni molto suggestivi (ben descritti sulla Polaris). Altri 20 km ed inizia una stretta strada asfaltata in salita, in alcuni punti rovinata dalla piogge, sino ad intersecare la strada nazionale, andare a destra, Tafroute è a 7 km. Qui le montagne sono bellissime e, arrivando al tramonto, assumono un intenso color rosso. Cercate di arrivare per quest’ora, ne vale la pena.
A Tafroute è giorno di mercato (mercoledì), purtroppo è tardi e stanno già sbaraccando. Ci sistemiamo in hotel e un paio d’ore liberi per gli acquisti dei primi regali (famose le babbucce).
Vado al Esterel du Sud per prenotare, in questo villaggio si nota la presenza del turismo, iniziano a stressarmi i soliti procacciatori d’affari, similguide, accompagnatori vari, mi ci dovrò abituare. Cerco d’evitarli per poter fare quattro passi da tranquillo, non sarà facile.Ottima cena, all’uscita inevitabile assalto dei venditori, la loro perseveranza sarà premiata!
Giovedì 24 aprile, sesto giorno (254 km - 9 h)
Liberi sino alle 10.30 per l’immancabile shopping, buone occasioni per le babbucce in pelle e altri oggetti tipici marocchini. Io n’approfitto per conferma voli (telefonica con alcuni problemi) e prenotazioni di viaggio.
Usciamo dal paese e arriviamo al vicino villaggio d’Agard Oudad (5 km), deviazione per le rocce dipinte. 2 km di pista sino ad un promontorio da dove si ha una bella visuale delle rocce.
Ritorniamo verso Tafroute, pane e gasolio, direzione Agadir per 30 km di strada di montagna asfaltata, bivio a destra per Igherm, ancora 60 km d’asfalto senza particolari paesaggi.
Non è tardissimo, al posto di controllo della gendarmeria d’Igherm chiedo le condizioni della pista per Tata, 40 km di pista + 50 km d’asfalto, fattibile e sicuramente più panoramica della scorrevole ma monotona RN che collega direttamente le due città.
Dalla piazza di Igherm, si prende la pista a nord, si valicano due montagne con bei panorami, si scende nel Oued Tata in direzione Sud Sud-Est per arrivare al palmeto di Souk Tleta di Tagmoute.
La pista continua ancora per 20 km nel greto del fiume, s’attraversano alcuni interessanti villaggi, agganciamo la strada asfalta ed arriviamo velocemente a Tata (Igherm – Tata 3 ore e mezzo).
Tutto sommato una bella deviazione, non faticosa e molto pittoresca, sicuramente consigliata, tempo permettendo. Mentre preparano la cena ci rilassiamo nella bella piscina dell’hotel Renaissance, contatto la guida per la visita delle pitture rupestri di domani.
Venerdì 25 aprile, settimo giorno (jeep 210 km, 10 h)
Tata – Akka Irhem – Trit – Sidi Smail – Foum Zguid
Appuntamento alle 8.30 con Mrs Taarabet Mouloud, segnalato da altre relazioni per aver classificato quasi 50 siti d’arte rupestre in collaborazione con l’Università di Milano, abbandoniamo la strada asfaltata per dirigersi verso la zona desertica a sud. Pochi km e arriviamo ai primi siti, breve passeggiata con annessa spiegazione delle varie figure incise nella pietra.
Il gruppo vuole deserto, Mrs Tarabet ci porta alla grande duna. Non vi aspettata una zona di dune, è bensì un accumulo di sabbia su una parete rocciosa, vista in prospettiva potrebbe assomigliare ad una duna, bisogna lavorare un po’ con l’obiettivo della macchina per avere la giusta inquadratura. E’ in ogni caso suggestiva, immancabile scalata e foto di gruppo. Proseguiamo nella visita della zona: il sito di Oum Lalek, le Gole di Targannt (pausa pranzo) e un paesino con un’oasi e un laghetto. In tutto 6 ore, sino alle 15.00, lasciamo la nostra guida alle porte di Tata. E’ stata una piacevole mattinata, non faticosa, diversa dai soliti tour de force di centinaia di chilometri di piste.
Siamo stanchi ed accaldati, qui la temperatura desertica si fa sentire, ci concediamo un bagno nella piscina del Renaissance. Ripartiamo per Foun Zguid, tutta strada asfaltata molto scorrevole, traffico inesistente, breve visita alle cascate di Attiq, acqua salmastra verde, che produce cascatelle non proprio spettacolari. Ancora 70 km ed arriviamo a Foum Zguid, l’hotel (se così si può chiamare) è alle porte del paese. Solito casino per le stanze, non sono sufficienti per tutti, ci sistemiamo con materassi a terra e nel salotto, va più che bene. Il tipo dell’Iriki non mi è piaciuto, vecchio volpone approfittatore, con lui tenere duro e contrattare sino alla morte. Diffidare da quelli che dicono sempre “pas de probleme”.
Vado in paese per cercare un locale per la cena, mi lascio consigliare dalle relazioni e prenoto all’ALMASSIRA, nella piazza principale, tavoli all’aperto sotto un grande albero. Non vi aspettate un ristorante come “dio comanda, è praticamente una stanza con un retro adibito a cucina, sul momento non possono servire che un misero tea, con largo preavviso possono cucinarvi una cena. A parere di molti abbiamo mangiato i migliori spiedini del nostro viaggio, c’era in ogni caso solo quello. Il posto è rilassante, paesino tranquillo con atmosfera, le ragazze del gruppo sono riuscite a scatenarsi con lo shopping nell’unico piccolo negozietto di souvenir, penso che dopo il nostro passaggio il tipo abbia chiuso per ferie per almeno due mesi. E’ diverso dalla grandi città, le contrattazioni sono rilassate e divertenti, quasi un gioco dove, però, chi paga siamo sempre noi poveri turisti.
Contratto con il tipo dell’Iriki per l’escursione nel deserto, due giorni e una notte, non mi fido ad avventurarmi senza guida. Il tipo mi garantisce che verrà lui di persona, poi cambia idea e mi rifila quell’incapace di Rachid (vedi paragrafo guide). Provvederanno al pranzo, cena e colazione + acqua per tutti, meglio non fidarsi e partire con qualche scorta in più (specialmente acqua poiché i marocchini pensano che noi ne consumiamo come loro, cioè poca…).
Sabato 26 aprile, ottavo giorno (Jeep – 215 km, 10 h)
Foum Zguid – Dune di Mhamid
Sino alle 09.00 in città per la spesa, grossa scorta d’acqua, pane, un po’ di frutta, il pieno di gasolio.
Si esce dal paese, si torna in direzione Foum Zguid, s’imbocca la pista ben segnalata, la guida sembra conoscere la strada. La pista prosegue per almeno 100 Km in una zona pianeggiante ed anonima, solo una piccola pozza dove troviamo una mandria di cammelli e capre abbeverarsi.
Si costeggia il lago prosciugato di Iriki, arriviamo al villaggio dove facciamo pranzo, integrando quello che ci offre Rachid con le nostre provviste. A Sidi Abd-en-Nebi, piccolo villaggio senza possibilità di ristoro, facciamo una doccia al pozzo, ci offrono un tea e passiamo una piacevole ora in questa piccola oasi.
Guidando tra questo dedalo di piste ci si rende subito conto che percorrere i circa 200 km di pista senza alcun riferimento sarebbe impensabile senza una guida, considerate le infinite piste che s’intersecano. Rachid si rivelerà utile solo per questo, non solo per individuare il percorso ma anche per condurci e farci vedere cose che altrimenti avremmo bypassato.
Dopo quest'ultimo villaggio le piste sono sempre più dure, ora siamo veramente in una zona sabbiosa con piccole dune. La guida delle jeep è difficile, ci s’insabbia spesso, i nostri autisti, anche donne, sono bravissimi e riusciamo ad arrivare alla meta. Nonostante mi fossi raccomandato più volte con Rachid che volevamo dormire tra le dune, eccoci al suo villaggio, un gruppo di baracche e alcune tende berbere già belle e pronte per i turisti, m’impongo e ripartiamo per le dune, poco lontane.
Rachid torna al villaggio per prendere il materiale per la cucina, preferisco non lasciargli la macchina, lo porto io. Torniamo con al seguito due amici-aiutanti di Rachid, bighellonano due ore per preparare stò benedetto cus-cus con carne e sabbia (vedi aneddoto al paragrafo “guide locali”), nel mentre ci cerchiamo ognuno la nostra duna per goderci il tramonto. Piacevole momento di relax, il deserto incanta sempre.
Cala il sole, la temperatura non è ancora fredda, cerchiamo di mangiare qualcosa di quanto preparato da Rachid, tutti con il naso all’insù a guardare le stelle, notte a bivaccare.
Sicuramente un’esperienza di provare, non farsi tentare dalle poche e spartane comodità offerte (pagando) da Rachid, imponetevi per dormire alla “belle etoille”.
N.B. La guida di Alessandra Bravin “MAROCCO”-ed. Polaris, fornisce parecchi punti GPS per raggiungere Mahmid. Tenete conto che le piste si modificano, il vento cambia la posizione delle dune e anche la mano dell’uomo agisce sul percorso. Decidete voi se avventurarvi, è comunque una zona parecchio trafficata, abbiamo incontrato molte colonne di jeep.
Domenica 27 aprile, nono giorno (239 km - 12 h)
Mhamid – Tagounite – Zagora’ – Valle Del Draa – Nekob
Sveglia all’alba, quel “fenomeno” della nostra guida ci prepara la colazione, sbaracchiamo il campo e riportiamo il materiale al vicino villaggio. Ripartiamo in direzione nord-est, 3 ore di pista abbastanza facile tranne alcuni punti sabbiosi. Panorama discreto, stiamo uscendo dal deserto. Verso le 10.00 arriviamo a Mhamid, anonima e trafficata città che segna il confine tra la turistica valle del Draa e il deserto. Scarichiamo senza rimpianti la guida, lui capisce di aver fatto un pessimo lavoro e non accenna alla mancia, non se la merita proprio. Panino e bibita mentre rigonfiamo i pneumatici, imbocchiamo la trafficata RN della valle del Draa. Paesaggio completamente cambiato, sebbene sia piacevole ripercorrere questa valle ricca d’oasi, i tanti complessi turistici hanno rovinato quest’incantevole posto.
Enormi autobus e villaggi turistici ci danno il benvenuto alla mitica Zagorà, ci buttiamo in centro per un giro al mercato, banca, viveri e acqua.
Arriviamo a Tamegroute. ci facciamo condurre da una delle tante guide improvvisate per visitare la famosa biblioteca coranica e i vari Ksour collegati, un’ora, piacevole.
Continuiamo a percorrere la Valle del Draa: paesaggio molto bello e vario, è famosa per le splendide costruzioni fortificate in terra (Kasbah) e palmeti. Prima di svoltare per Nekob, allunghiamo di circa 20 km per andare a visitare la Kashab dove è stato girato il The nel deserto (almeno penso), dovrebbe essere il villaggio di Timidente. Il castello si trova sulla cima di una collina, è ben conservato e poco trafficato, vale la pena la visita.
Ritorniamo verso Nekob, altri 40 km ed arriviamo al villaggio. Visto da fuori sembra una moderna cittadina, invece conserva un bellissimo centro con tutte le case in terra completamente ristrutturate, un dedalo di castelli con torri e finestre colorate.
In uno di questi hanno costruito lo splendido Resort di Ba-Ba, siamo stati veramente a bocca aperta quando abbiamo visto il posto, il suo campo tendato, lo splendido castello. Per sicurezza, in considerazione del posto, ho subito verificato che il prezzo fosse quello pattuito al telefono (13 Euro per la mezza pensione), confermato. Posto incredibile, tantissimi inservienti in tunica bianca, bagni in comune con asciugamani cambiati ogni volta, impeccabile.
Ottima cena nel ristorante a bordo piscina, qualcuno balena l’idea di fermarsi due giorni, effettivamente il posto è veramente bello, un’isola di pace.
Lunedì 28 aprile, decimo giorno (120 km - 8 h)
Nekob – Ikiun – Tagdilt – Boumaine – El Kelaa M’gouna
Il paese merita una visita, è ancora interamente costruito rispettando l’architettura delle antiche abitazioni a fortezza (Kasbah), poco caos, gente cordiale e gentile.
L’hotel è un’isola di pace e relax, qualcuno n’approfitta per riposarsi, si parte solo per le 10.00.
Sulla stessa via dell’Hotel Ba-ba ha inizio la pista, tenere l’antenna del ripetitore a destra e poi svoltare a sinistra.
Attraversiamo il Oued e prendiamo a destra, la pista è ben descritta sulla Polaris e vi s’incontra parecchia gente del luogo a cui poter chiedere informazioni.
Fondo stradale pietroso, velocità ridotta, si sale costantemente verso il passo di Tizi’n Tazaret a quota 2.200 mt. S.l.m.. Alle 12.00 pausa tea ad un piccolo ristorantino ai piedi del passo, inizia una lenta salita su un’impervia pista.
Molto bello il paesaggio di rocce vulcaniche, begli scorci di canyon e valli. Alle 14.00 siamo in cima al passo, pranzo e attraversiamo l’altopiano. Veloce discesa, il panorama cambia radicalmente, la pista migliora e permette velocità superiori. Attraversiamo Tagdilt e imbocchiamo una veloce strada sterrata. Questa regione è conosciuta come Vallée des Oiseaux per la grande varietà di specie d’uccelli che qui vivrebbe. Noi non n’abbiamo visti.
Paesaggio pietroso ma affascinante, 30 km di strada asfaltata e siamo a Boumaine. Sono le 17.30, tutto sommato una tappa veloce pur concedendoci varie pause foto, pipi e shopping (anche in cima alle montagne, le ragazze non mollano mai….).
Consulto la cartina, le gorges del Todra sono a 50 km (asfalto) e le ricordo come un bel posto. Le relazioni indicano El Kelaa M’gouma come un paese interessante con buone possibilità di visita e shopping, decido di rispettare il programma.
20 km. di veloce e trafficata strada, qui si vede la massiccia presenza turistica, l’hotel Roses du Dades non è da meno, nel parcheggio enormi autobus di turisti. Ci concediamo 2 ore di relax e per la visita del paese, quest’ultimo non è un granché, non offre nulla d’interessante se non qualche negozio d’acqua di rose e pugnali d’argento, abbastanza anonimo e sicuramente non in linea con villaggetti visitati in questo viaggio.
Mi sento, pertanto, di consigliare caldamente di allungarsi sino alle gorges del Todra, sarebbe un’ottima tappa in sintonia con questo viaggio e sicuramente, sia gli hotel che il paesello, molto meno trafficata e turisticizzati che El Kelaa. Fate voi.
Cena con servizio veloce ed indisponente in una sala gremita di turisti, forse il posto dove abbiamo mangiato peggio, tutti rimpiangiamo i mitici spiedini e la rilassata atmosfera della piazzetta di Foum Zguid.
Martedì 29 aprile, undicesimo giorno (240 km - 12 h)
El Kelaa M’gouna – Gole Dades – Ait Youl - Msemir – Agoudai – Imilchil
Prima di uscire dal paese breve sosta alla cooperativa degli artigiani per acquisto di pugnali in argento, ripartiamo verso le e gole del Dades e la sua valle.
Si entra nella valle, visita al villaggio e Kasbah di Ait Youl, bel posto ben conservato. Lungo la strada incontriamo dei ragazzini che stanno giocando a pallone in un polveroso campo, non possiamo perderci la mitica sfida Marocco – Italia, vincono loro. Continuiamo a risalire la valle, strada asfaltata ma non troppo larga, il punto più bello delle gole è dopo 30 km circa. Continuando a salire, dopo il villaggio di Msemir la strada diventa pista e si continua sino verso il passo 2800 mt. s.l.m.. Il paesaggio diventa di montagna, la pista prima discreta poi veramente tosta ed impegnativa. FREDDO. Bei villaggi lungo la strada. Solo nel pomeriggio arriviamo ad Agoudai, dopo circa 65 km da Msemir. Il villaggio è incantevole e ci concediamo una visita, siamo veramente fuori dal mondo, decine di ragazzini nei loro abiti tradizionali ci accompagno rumorosamente per il paese, piacevole momento. E’ ancora presto e le possibilità per dormire ad Agudai sono poche, proseguiamo ancora per altri 30 Km di pista sull’altopiano, bei panorami di montagna. Arriviamo ad Imilchil, villaggio con qualche alberghetto e negozi, 4 km fuori la città c’è il bel lago Tislit, troviamo una sistemazione presso un improvvisato albergo. Riesce a sistemarci, alcuni in stanza altri nella sala da pranzo.Mentre i ragazzi si sistemano, accompagno in paese il titolare per comprare l’occorrente per la cena: pane, verdure, polli macellati e spennati sul momento, più freschi di così.
E’ sicuramente una delle tappe più belle del nostro viaggio.La pista non ha deviazioni strane, è facile da seguire. Lo spettacolo è magnifico, forse pesante per chi sta alla guida. Agoudal, uno dei più bei villaggi della regione.
Bella serata, festeggiamo il mio compleanno, torta improvvisata di pane e nutella, le ragazze inscenano un balletto. Purtroppo domani parte del gruppo ci lascerà per rientrare a Marrakech. primi saluti e pianti d’addio.
Mercoledì 30 aprile, dodicesimo giorno (245 km – 10 h)
Imilchil – Tizi’n Isli – Azizal – Cascate D’ouzoud
Purtroppo è una giornata nuvolosa (l'unica del viaggio), oltretutto abbiamo visto partire i nostri 4 amici di Milano che avevano il volo di rientro anticipato di due giorni (su loro richiesta)
La situazione sanitaria è improvvisamente peggiorata, durante tutto il viaggio siamo stati abbastanza bene, oggi si contano 3 casi di dissenteria (+ o - meno lieve) e disturbi intestinali.
Qualcosa che abbiamo mangiato ieri sera, non siamo riusciti a capire cosa visto che ognuno ha preso cose differenti.
Per questo motivo si decide di evitare le strade sterrate (a detta delle relazioni impegnative) e prendere la strada asfaltata sino alle cascate di Ouzoud.
Partiamo alle 09.00, si scende nella valle, paesaggi discreti, 10 km di pista accidentata per lavori in corso, tra breve tutta la tratta sarà interamente asfaltata.
Il passo di Tizi non è un granché sebbene il paesaggio sia diventato più verde tipo le nostre zone alpine.
Imboccata la RN306, dopo alcuni km, troviamo un mercato settimanale: bancarelle di frutta e oggetti vari, un ampio mercato del bestiame, molta gente intenta negli acquisti, nessun turista.
Interessante assistere alle contrattazioni degli animali, qui la stretta di mane vale ancora più di un contratto scritto. Tipico mercato rurale, uno spaccato del vero Marocco.
Nessuno "rompe" per acquisti, addirittura scopriamo che nelle bancarelle/tende ristorante ti preparano il pranzo solo se gli porti da cucinare quello che vuoi mangiare.
Purtroppo non abbiamo il tempo per provare sulla nostra pelle, proseguiamo scendendo verso Ouaouizarht. Qui la valle si apre, è molto verde, ampi campi coltivati a grano e orzo esaltati da macchie rosse di papaveri. Da fotografare.
I villaggi e le case sono completamente diverse da quelle viste in questo viaggio, ora sono in pietra, stile case provenzali o della campagna francese.
Arriviamo a Bin El Ouidane, costeggiamo il lago artificiale e dopo 12 km s’imbocca la RN per le cascate.
In discesa per 18 km sino ad Ouzoud, cerchiamo l'hotel de France, l'unico decente tra gli economici segnalati. Modesto ma carino, pulito, ci facciamo accompagnare giù alle cascate per un tour di 2/3 ore.
Dal fiume, raggiungibile per un sentiero sulla destra orografica, 100 metri avanti dall'hotel, si ha una bella visuale sulle cascate; il tramonto è l'ora ideale per le foto, arriviamo ai piedi delle cascate. Molto belle ed imponenti.
Guadiamo il fiume con piccoli battelli (1 Dh pax), si risale sull'altro versante. Qui è pieno di ristoranti, boutique e bar (no birra), purtroppo abbiamo la cena prenotata e dobbiamo rientrare.
Consiglio vivamente di prendere solo le stanze e venire qui per cenare, è un posto carino. Questo posto è affollatissimo solo nei week-end e nella stagione estiva. Tappa interessante e piacevole sia per i panorami delle verdi valli e per cascate, sicuramente da visitare.
Giovedì 1 maggio, tredicesimo giorno (180 km – 4 h)
Cascate Ouzoud – Marrakech
Sveglia comoda, qualcuno torna a visitare le cascate, partiamo verso le 9.30 dopo un’abbondante colazione in giardino. Le piste sono finite, bella strada nazionale sino a Marrakech, aumenta il casino, i turisti e il traffico. Cerchiamo di calcolare il gasolio rimasto, visto che ci hanno consegnato le auto praticamente asciutte vogliamo restituirle altrettanto vuote.
Un po’ di difficoltà per entrare in città, anche qui il primo maggio è festeggiato e vi deve essere qualche manifestazione, alcune strade d’accesso al centro sono chiuse. Troviamo l’Hotel du Tazi, parcheggiamo e scarichiamo la jeep, ci sistemiamo. L’hotel offre solo pernottamento in mezza pensione, visto che vogliamo cenare nella piazza El Fna facciamo pranzo in Hotel.
Pomeriggio libero, pennichelle, shopping, visite culturali. Io contatto la guida per la visita della città per domani, telefono all’autonoleggio per restituire le auto.
Ci ritroviamo per la cena, andiamo alla piazza, poco lontana, scegliamo una bancherella e ceniamo egregiamente con pochi Euro. Questa piazza è veramente incredibile, consiglio vivamente di cenare qui. Nel pomeriggio, invece, la piazza è animata da imbonitori, incantatori di serpenti, venditori d’acqua, saltimbanchi ect., seppur molto turistica è da vedere.
Tea in una delle terrazze adiacenti la piazza.
Venerdì 2 maggio, quattordicesimo giorno
Marrakech
Appuntamento alle 9.30 per la visita culturale della città con la guida contattata ieri, mi sono più volte raccomandato con lui di non portarci nel suq o in negozi, vogliamo vedere l’aspetto culturale della città. Visitiamo la bella Medersa (scuola coranica) di Ali Ben Youssef con la sua Moschea, il palazzo di Bahia e il bel museo delle Arti Marocchine, all’interno del bel palazzo di Dar Si Siad. Immancabile visita ad una conceria, poi, inevitabilmente ci ritroviamo nel suq dove iniziamo a scatenarci con lo shopping. Diventa disagevole girare in gruppo, chi vorrebbe fermarsi a contrattare, chi non è interessato, chi vuole vedere altri reparti del suq (e’ diviso in zone a seconda dei prodotti venduti: pellame, ceramiche, argenteria ect). Per le 14,00 siamo in Hotel, ancora pranzo, tutti liberi per ributtarsi nel suq.
Vado ad informarmi per l’Hamman, evito quello turistico consigliato dall’albergo, cerco quello segnalato dalla Planet famoso per averci girato una scena di Marrakech express. Poco lontano dall’hotel, tipico e solo frequentato da marocchini, ha orari d’apertura diversificati per uomini e donne, i primi la mattina e sera, le donne sino alle 19.00 circa (informarsi).
Interessante esperienza, portarsi costume, ciabatte ed asciugamano.
Ancora cena tutti insieme nella piazza El Fna, a letto presto poiché domani sveglia all’alba.
Sabato 3 maggio, quindicesimo giorno (aereo 4 h)
Marrakech – Casablanca – Roma/Milano
I taxi richiesti ieri sera ci aspettano alle 05.00 di fronte all’Hotel, 20 minuti per raggiungere l’aeroporto. Veloce check in, poche formalità doganali, 30 minuti di volo ed atterriamo a Casablanca.
Volo per Milano dopo solo un’ora, giusto il tempo per un caffè tutti insieme e spendere gli ultimi Dhiran al Duty free, i partecipanti di Roma dovranno aspettare sino alle 15.00, forse andranno a visitare Casablanca anche se un po’ lontana dall’aeroporto. Ci salutiamo, pianti ed abbracci, ci rivediamo al prossimo raduno.