Mali fiume Niger

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S. 14/10 MILANO\TORINO- ROMA – ALGERI – BAMAKO (aereo)

Appuntamento alle 11.00 al banco nr. 30 Air Algerie di Roma Fiumicino, con diversi partecipanti mi sono già incontrato agli arrivi nazionali.

Check-in tutti insieme (carta imbarco solo per Algeri e bagagli a mio nome), bisogna contare accuratamente i numerosi colli da imbarcare, li portiamo tutti ad un altro sportello per essere etichettati, pesati e imbarcati.

Eccedenza di circa 10 Kg procapite (avevo 60 Kg di materiale non mio x il corrispondente), con Paolo di Avventure andiamo alla direzione della Air Algerie per risolvere il problema dell’eccedenza. Un po’ di scena, come sempre danno l’OK per caricare senza sovrapprezzo.

Volo previsto per le 13.30, subito un’ora di ritardo per l’imbarco, ne approfitto per iniziare una chiacchierata con il gruppo: siamo in tanti, solite raccomandazioni circa la puntualità, cooperazione nei lavori di cucina e campo, descrivo brevemente l’itinerario, scelta del cassiere, raccolgo parte della cassa comune e tutta la cassa viaggi.

Volo un pochino movimentato, scarso il servizio a bordo, arrivati ad Algeri ci rivolgiamo al banco transiti dove lascio tutti i passaporti con i biglietti e le etichette dei bagagli.

Sembra tutto OK, 3 ore di attesa senza poter uscire dall’aeroporto, un discreto bar dove si può pagare in franchi francesi.

All’atto della partenza bisogna riconoscere i bagagli prima di caricarli, su 30 colli manca lo zaino di una delle ragazze. Molte discussioni con il personale di terra, dicono di avere controllato il numero dei colli ed erano giusti, lo zaino comunque non c’è ……… benvenuti in Africa, ci abitueremo presto. Ancora 4 ore di volo ed alle 21.30 atterriamo a Bamako.

Agli arrivi trovo ad aspettarci Kaba, l’incaricato dell'agenzia; bisogna ricontrollare tutte le etichette dei bagagli (30 anzi ormai 29) per risalire a quello mancante, Kaba ci aiuta per le veloci formalità doganali e per il bagaglio perso.

Carichiamo il pulmino e in 30’ siamo alla casa del corrispondente, nella prima periferia di Bamako. Nonostante avessi prenotato posti letto per 16 persone, in quella casa ci sono solo tre stanze triple con un modesto bagno in comune, letti senza lenzuola. Nove persone in stanza, gli altri montano la tenda sul tetto.

Parlo con Kaba dell’itinerario già spedito via fax e e-mail, sembra perfetto anche per loro; solo il trekking dovrà iniziare da Djiguibombo e finire a Sangha (l’inverso di come avevo previsto).

Prenoto l’acqua per i primi giorni e per il trekking (20 casse) la bombola del gas, cambiare i franchi per la cassa e per il gruppo (1000 FF persona per la cassa, 500/1000 FF personali). Sedici persone con un solo bagno, solo alle 02.00 riesco a farmi una doccia e buttarmi in tenda.

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D. 15/10 BAMAKO – DJENNE’ (bus – 530 Km)

Si inizia con le levatacce, ci prepariamo la colazione nella cucina della casa con alcune baghettes fresche fatte comperare il mattino. Torna Kaba, cambiamo i FF, ultimi dettagli circa l’itinerario, per le otto riusciamo a caricare il pulmino, passiamo a prendere l’acqua e la bombola del gas, rifornimento di gasolio.

Veloce colpo di telefono a casa (consigliato telefonare dalla cabina con scheda), partiamo alle 10.00 x un lungo trasferimento sino a Djiennè.

La strada è buona, si riesce a mantenere una discreta velocità ma purtroppo la percorrenza media è rallentata dai numerosi posti di controllo della Polizia, generalmente in entrata e uscita dai villaggi principali.

Ad ogni grande città bisogna fare rifornimento, circa 40 litri (consumo medio 5 L./Km), alle 18.00 arriviamo all’imbarco per attraversare il delta interno del Niger (13.000 CFA andata e ritorno). Una mezzora d’attesa, primo vero contatto con la realtà africana: i suoi colori, la sua gente, il Niger.

Si traghetta velocemente, qualche km per arrivare in paese, pago la fatidica tassa turistica (1000 CFA PAX) e siamo da chez Baba, in pieno centro. Le stanze sono claustrofobiche, meglio montare la tende sulla terrazza, ci teniamo una stanza per i bagagli.

Nel cortile di Baba bazzicano numerose “simil-guide” pronte ad offrirti l’escursione ai villaggi peul e bozo nei dintorni di Djiennè.

Chiedo ad Ishaka, mi presenta un tale Mustique (zanzara), sembra meno peggio degli altri, 26500 CFA per l’escursione ai villaggi Peul comprensiva di carretti, piroghe sino a Sinoussa e visita guidata di Dijennè nel pomeriggio. Guida sconsigliata.

Faccio preparare cena al ristorante: pane, pollo e patatine, scarso.

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L. 16/10 DJIENNE’ (escursione villaggio Peul)

Sveglia all’alba, colazione in cassa cucina e per le 09.00 siamo pronti. Con 2 carretti arriviamo sino alle sponde di un ansa del delta interno adibita a risaia, piroghe sino a Sinoussa.

Giriamo il villaggio con il capo villaggio, prime foto alle coloratissime donne maliane, non riusciamo a vedere nessuna donna con i famosi orecchini giganti. Torniamo a Dijennè, telefono dall’ufficio postale, liberi sino alle 16.00 per visitare tranquillamente il vivace e coloratissimo mercato. Peccato per il gran caldo, la stanchezza dei primi giorni e la ressa distolgono l’attenzione dalle bellezze di questo posto.

Ci ritroviamo al bar di Baba quindi partiamo per la visita della città con la guida che sommariamente ci fa vedere le varie scuole craniche, la piazza dei giovani, le numerose moschee (non si può ovviamente entrare).

Prima spaghettata comodi sui tavoli del Bozo, chiacchierata ed a letto presto. Nonostante la sistemazione di Baba sia già parecchio precaria, viste le scarsissime e puzzolenti toilette, il gruppo reagisce bene e sembra pronto a sopportare i campement dei villaggi dogon.

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M. 17/10 DJIENNE – BANDIAGARA – DJIGUIBOMBO (bus – km. 225)

Sveglia all’alba, ricca colazione da Baba (750 CFA), per le 08.00 partiamo in direzione di Mopti. In 2h 30’ siamo alla periferia della città, passo a vedere e prenotare il Campement, Ishaka porta i passaporti al posto di Polizia per l’estensione del visto, compro del pane (nei dogon si trova con difficoltà), ancora qualche cassa d’acqua e riempio la bombola del gas (5500 CFA).

Alle 13.00 siamo di nuovo ancora in marcia, usciti da Mopti si imbocca una lunga pista abbastanza buona ma molto polverosa che ci farà arrivare tutti impolverati e incipriati di terra rossa.

E’ prevista la visita di Bandiagara e del villaggio di Songo ma un guasto meccanico ci blocca per tre ore e salta tutto. In piena notte (luce equatoriale, dalle 6.30 alle 18.30) siamo a Djiguibombo, campement carino con ampia disponibilità di sedie e tavoli, prima doccia africana con il solito secchio d’acqua. Molti abbondano con l’amuchina, tra un paio di giorni non la userà più nessuno e staremo comunque tutti bene.

Anche qui si possono trovare birre e bibite, non proprio fresche ma comunque piacevoli in confronto alla caldissima acqua minerale che ci portiamo dietro. Il villaggio sembra molto carino, spaghetti e tonno, a letto in tenda o sotto le stelle (sconsigliato per le zanzare, lo capiremo solo troppo tardi).

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M. 18/10 DJUGUIBOMBO - KANE KOMBOLE - TELI  (trek – 5h)

Alle 07.00 siamo pronti a partire per il trekking, i bagagli ed i viveri ci seguiranno su dei carretti trovati da Ishaka. Sotto l’attenta supervisione della nostra guida visitiamo il bellissimo villaggio di Djiguibombo, prima spiegazione delle usanze Dogon, la casa dei giovani, il togu-na (la casa della parola), le capanne e i granai distinguibili per il differente tipo di tetto.

Un’ora di cammino in piano, scendiamo dalla falesia per arrivare a Kane Kombole, visita del villaggio e della bella moschea, pausa pranzo sino alle 15.00.

Fa molto caldo, in queste ore pomeridiane non si riesce a far nulla e bisogna necessariamente fermarsi almeno sino alle 15.00.

Ripartiamo per Telli, 1 ora di pista sabbiosa, il villaggio è carino, in tempi recenti gli abitanti si sono trasferiti in pianura, la vecchia Telli è invece arroccata, disabitata ma molto interessante. Dopo aver montato il campo saliamo a visitare la vecchia Telli.

Cena sotto le stelle, tutti a dormire sulla terrazza della casa.

Stiamo consumando molta acqua minerale, forse troppa, la si spreca. Bisogna iniziare con il micropur almeno per lavarsi i denti e per cucinare. Delego il buon Beppe, vecchio montanaro che ha scalato le cime di mezzo mondo, a procurare l’acqua con la tanica pieghevole quando arriviamo nei villaggi, micropurarla e poi distribuirla. Come sempre, mi sento con Ishaka per il programma dell’indomani, soprattutto per stabilire l’orario di partenza e se devo preparare a parte dei viveri per il pranzo, ect.

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G. 19/10 TELI – ENDE – YABATALOU - BEGNIMATO  (trek – 6 ore)

Solita partenza per le 07.00, ormai ognuno ha collaudato i propri tempi per prepararsi, smontare la tenda, fare lo zaino e colazione. Sembra un buon gruppo, ancora nessuno si lamenta (sempre più strano di questi tempi).

Dritti verso Ende, 1 ora di cammino su una pista sabbiosa in piano. Visitiamo il bel villaggio, ancora 2 ore di pista sabbiosa per arrivare a Yaboatou, discreto.

Pausa pranzo, visitiamo il coloratissimo mercato prima di salire per Begnimato. Un’ora di salita non troppo impegnativa sebbene un po’ faticosa per il caldo, Begnimato è situato su un costone roccioso ai bordi della falesia, bellissimo e suggestivo villaggio diviso in 3 quartieri (animista, cattolico e mussulmano). Piazziamo velocemente le tende nello spiazzo antistante la chiesetta ed andiamo a goderci il tramonto su un promontorio della falesia, indimenticabile, da non perdere.

Mentre mi accordo per il posto tenda, chiedo al capo villaggio di farmi accompagnare da qualcuno sino al pozzo: seguo così due bambinetti, mi sparo un mega autentica doccia africana sotto le stelle, finalmente posso dedicarmi qualche minuto tutto per me. Pittoresca cena, questo posto è veramente bello, è piaciuto a tutti.

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V. 20/10 BEGNIMATO -INDELI - DOROU - NOMBORI (trek – 6 ore)

Oggi ci aspetta la tappa più bella di tutto il trekking, interamente sulla falesia.

Si cammina sull’altopiano tra campi di miglio e canyon di roccia rossa, molto interessanti le formazioni rocciose.

Due ore per arrivare a Dourou, facciamo un giretto per il bel villaggio, pausa pranzo.

Andiamo al mercato, sempre molto colorato e animato, s’inizia la discesa fino a Nombori.

E’ stato il più bel tratto di trekking, paesaggi indimenticabili, vista mozzafiato sulla pianura che all’orizzonte diventa deserto, arriviamo a Nombori insieme ad una mandria di bovini che vanno ad abbeverarsi al fiume: attimo veramente emozionante, la vera Africa.

Il campement è un po’ arroccato, molto bello e accogliente, troviamo tutti un’ottima sistemazione per la tenda. Chiedo e contratto con il capovillaggio per le danze dogon, concludo a 65000 CFA, domani mattina alle 08.00, nessun problema per usare le macchine fotografiche e le videocamere.

Ormai si sono già designati i ruoli di ognuno di noi nella preparazione della cena, sembra che ci sia un po’ di caos ma alla fine la cena è sempre ottima. Anche qui mi concedo una super doccia africana al pozzo con un attimo di meditazione. Inizio a sentire e godermi questa misteriosa Africa, non ho comunque molto tempo per me, ci sono un sacco di cose a cui pensare.

Sicuramente la tappa più emozionante sebbene un po’ faticosa, la discesa della falesia sino a Nombori e il ricordo della mandria che si abbevera al fiume rimarranno nel cuore di tutti noi.

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S. 21/10  NOMBORI – IDIELI - TIRELI (trek – 5 ore)

Alle 08.00 siamo pronti per le danze, bagagli e viveri già caricati sui carretti, da qualche minuto si sente il tam-tam dei tamburi e le grida rituali di richiamo alla danza. Tutti nella piazza delle danze, l’intero villaggio si riunisce per vedere e partecipare a questo ballo tribale.

Solo gli uomini possono entrare nella piazza (le turiste possono) mentre le donne posso assistere solo da fuori. 40’ di danze rituali che rappresentano momenti di vita quotidiana dogon come la pastorizia, la caccia, la preghiera. Interessante, molto pittoresco e colorato, ne vale sicuramente la pena anche solo per lo spettacolare scenario naturale in cui si svolgono.

Tappa di trasferimento su pista sabbiosa abbastanza buona, breve sosta al villaggio di Idieli, niente pausa pranzo e per le 15.00 siamo al Campement di Tireli. Il posto è bellino, buona accoglienza, pomeriggio di relax prima di visitare l’interessante villaggio di Tireli, uno dei più importanti dei dogon.

Mi accordo con il capo del campement per la cena, pollo, riso, cus-cus per 25 FF pax, faccio preparare delle frittelle dolci per festeggiare il compleanno di un partecipante.

Dopo la cena, sicuramente diversa dai soliti spaghetti, Germano, l’attore dilettante del gruppo, improvvisa un palco nell’aia e, come in un teatro, si esibisce in un monologo di Gaber.

Bellissima atmosfera sotto le stelle, luci soffuse, galline e animali ovunque, umanità, puntuali i padroni di casa replicano con canti e danze locali. Serata culturale multietnica molto divertente, il viaggio sta procedendo molto bene, il gruppo è sempre molto unito e risponde bene alle fatiche del viaggio.

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D. 22/10 TIRELI – AMANI –DAGHA – IRELI – BANANI  (trek – 6 ore)

Si parte con una lunga passeggiata di due ore sino ad Amani dove ci fermiamo brevemente allo stagno sacro con i suoi coccodrilli. Dopo un’altra ora arriviamo a Ireli dove visitiamo il bel villaggio arroccato diviso in diversi quartieri. Sosta pranzo presso il campement del prete locale, anche lui mi fa pagare le “canoniche” 500 CFA per la visita del villaggio (quasi sempre richiesta in ogni villaggio).

Ancora un ora di facile cammino ed arriviamo a Banani, qui si nota subito la maggiore frequenza turistica con numerosi venditori di cianfrusaglie e ragazzini più assillanti.

Le guide ci portano nel campement del capo villaggio, posto schifoso, quindi decido di fare un veloce giro per il paese. Trovo un altro campement poco lontano seppur senza la collaborazione delle guide che asserivano che non esistono altri campement, per loro ovviamente sfuma la stecca, vado a chiedere.

Posto decisamente migliore, grande terrazza per le tende e mega tavola per la cena, bagno occidentale con doccia, stesso prezzo. Il gruppo, con molto piacere, accetta il cambio di programma e ci spostiamo in fretta.

Niente visita del paese, poco interessante se non per i numerosi negozietti, anche qui niente frutta o pane. In questi giorni ho sempre cercato frutta e verdura fresca per integrare la cassa cucina, anche con la collaborazione delle guide, ma purtroppo non è periodo di ortaggi, poca la frutta fresca, il pane l’ho trovato solo al mercato di Dorou.

Peccato, una buona insalata di pomodori è sempre un ottimo secondo dopo la solita pasta; andremo di scatolette.

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L. 23/10 BANANI – SANGHA – MOPTI (trek – 3 ore / bus 130 Km.)

Dobbiamo iniziare la giornata con l’assalto dei venditori che già dalle 05.00 ci aspettano fuori dal campo. Bisogna scalare la falesia per l’ultima volta, un’ora di salita abbastanza faticosa.

Veloce passaggio al sobborgo di Bongo, un’ora in piano per arrivare a Sangha.

Purtroppo si è tornati alla civiltà: motorini jeep, venditori e “questuanti” procacciatori, rimpiangiamo la genuinità dei villaggi dogon.

Una ragazza del gruppo accusa i classici sintomi della malaria, mentre il gruppo si riposa al Campement o gironzola per il paese (numerosi negozi), andiamo subito all’ospedale per fare il vetrino. Strano, non lo fanno, dobbiamo rivolgerci all’ospedale di Bandiagara.

Carichiamo il nostro pulmino, dopo aver salutato Ishaka, la nostra guida dogon, partiamo alla volta di Bandiagara. Pista molto accidentata e polverosa, dopo 2 ore siamo tutti lerci ed impolverati. Mentre il gruppo visita il centro di medicina tradizionale di Bandiagara, poco interessante, faccio fare l’analisi all’ammalata.

Giro per il mercato, niente di speciale, ancora 2 ore di buona pista per arrivare a Mopti.

Finalmente in hotel, doccia classica, bagno occidentale, anche se discreto ci sembra super-lusso. Di contro, una marea d’assillanti giovani che si propongono come guide, venditori d’acqua, pinassieri e, chicca finale, un nuvolo di zanzare e insetti al calar del sole.

Mentre i ragazzi si riprendono, vado sino al porto per godermi lo spettacolo del mercato e prenoto la cena da Bozo, discreto posticino con una vista molto piacevole sul porto, specialmente al tramonto, ottimo per un aperitivo.

Cena al Bozo, impossibile fare quattro chiacchiere all’aperto per l’enorme quantità di moscerini e quindi ci chiudiamo in stanza.

Durante tutta la serata sono stato assillato da numerosi venditori che vogliono fornirmi acqua, viveri o cambiare i FF. Sono tutti dei veri ladri patentati, conviene rivolgersi direttamente nei negozi per ottenere prezzi sicuramente migliori. Un esempio significativo: per una cassa d’acqua, questi loschi figuri mi hanno chiesto 7500 CFA, al magazzino (vedi indirizzo nella voce “acqua”) l’ho presa per 4250 CFA, quasi la metà ……. diffidate.

Al ristorante mi sono incontrato con il pinassiere con il quale è stato inutile contrattare il costo del carburante, non ha mollato una lira, anzi ho dovuto pure pagargli da bere. Mi accordo sui bagagli e viveri da caricare, l’acqua, la cucina, l’itinerario con le varie tappe e soste.

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M. 24/10 MOPTI

Giornata fondamentalmente libera, scarsa e cara colazione al Campement, immancabile assalto delle truffaldine guide in attesa fuori. Prima mi dicono che è obbligatorio l’uso di una giuda per visitare la città, mi chiedono 2300 CFA a persona, li minaccio di andare al vicino commissariato di Polizia per chiedere se è vero.

Alla fine, solo per levarmeli di torno, “chiappo” il primo che viene e gli prometto solo 500 CFA persona per la visita sino a mezzogiorno.

Alle 09.00 c’incamminiamo per la rumorosa e caotica Mopti, visitiamo la moschea, la vecchia città, il mercato delle donne e quello dell’artigianato (souvenir vari), la città è ricca di negozi dove comperare souvenir e oggetti vari, più o meno di qualità, niente di eccezionale.

Nel pomeriggio vado in un magazzino alimentare davanti al mercato dell’artigianato, trovo a cambiare senza commissione (solo pezzi da 500, 200 e 100 FF, per i tagli da 50 FF commissione del 2%), contratto l’acqua, ordino dello scatolame vario ed altri generi alimentari che saranno caricati dai pinassieri.

Nella mattinata siamo anche passati dal ristorante Segui, bel posto dove abbiamo prenotato lasciando l’ordine per la cena. Pranzo con angurie e banane al ristorante del Campement, dopo il solito riposino pomeridiano facciamo un giro al movimentato e animato porto, bellissima la vista dal ristorante di Bozo, in fondo al molo.

Cena superba, Mopti non sarebbe malaccio ma purtroppo troppi e noiosi ragazzi e procacciatori, veramente assillanti, ti seguono dalla mattina alla sera. Buona tappa per riprendersi dalle fatiche del trekking, sfruttare la lavanderia del hotel, telefonare e spedire le immancabili cartoline.

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M. 25/10 MOPTI – SAMBA - LAC DEBO’ - YAVAROU (pinasse – 11 ore)

Alle 07.00 arrivano i carretti contrattati per trasportare i bagagli sino alla pinassa, ormeggiata poco lontano dal campement, lasciamo tutto il bagaglio in eccedenza e la montagna di souvenir dogon nell’ufficio del hotel.

Prima d’imbarcare il gruppo conto i colli dell’acqua e dei viveri, fortunatamente mi accorgo che hanno dimenticato di caricare due scatole di viveri. In questo viaggio bisogna veramente avere quattro occhi e controllare sempre tutto. Gli africani, almeno qui nel Mali, non sono dei gran ladri ma sono veramente sbadati e menefreghisti.

Partiamo con la nostra pinassa, sei file di sedili di legno con un cuscino, sufficiente spazio per i bagagli, un posto per cucinare e preparare il pranzo, un bagno all’africana.

Le prime tre ore di navigazione scorrono veloci, passiamo tra canali ricoperti di folta vegetazione lacustre. Molti uccelli, bei villaggi ai bordi del fiume.

Leggermente freschetto il clima, specialmente chi è seduto nei posti anteriori ha dovuto usare il K.way almeno nelle prime ore del mattino. In ogni caso sopportabile, ricordarsi di far coprire accuratamente i bagagli con un telo impermeabile.

Prima tappa al villaggio di Samba, un mare di bambini ed una bellissima moschea sudanese.

Pomeriggio in barca, attraversiamo il Lac Debo’ per arrivare a Yavarou; dopo aver visto il diroccato campement, decidiamo di accamparci in spiaggia, un bel posto, tutte le operazioni di campeggio e la cena sono effettuate attorniati da un nugolo di bambini incuriositi.

Sono preoccupato per i bagagli e le scorte, mi raccomando di lasciare tutto in tenda o in barca, da queste parti i bambini iniziano ad avere le mani “lunghe”.

Dopo cena alcuni vanno a fare un giretto per il paese accompagnati dalla guida, nativa di qui, altri accendono un piccolo falò per fare quattro chiacchiere sotto le stelle. Bella serata, piaciuta a tutti.

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G. 26/10 YAVAROU- LAC DEBO’ – ATTARA - NIANFUNKE’ (pinasse–11 ore)

Carichiamo i bagagli, breve visita del villaggio e del misero ospedale, la nostra dottoressa lascia un sacchetto pieno di medicine portate dall’Italia.

Due ore di navigazione sul lago, paesaggio più monotono che quello visto ieri, arriviamo ad Attarà. Oggi è giorno di mercato e il villaggio è molto animato. Facciamo una raffica di foto, compriamo qualcosa per cena, peccato che pomodori e banane siano difficili da trovare (almeno in questo periodo). Bellissima la spiaggia dove si svolge il mercato della legna, qui viene commerciata quella caricata nella brousse e diretta a Mopti.

Ancora cinque ore di navigazione, pranzo con spek e parmigiano, approfittiamo di questi attimi di relax per leggere, dormire, conoscerci meglio, abbronzarci: piacevoli pause che però hanno annoiato qualcuno, non tutti i gusti sono al cioccolato.

Nel primo pomeriggio arriviamo a Niafunkè, grande centro abitato con ospedale ed aeroporto, qui si intravedono antenne e pali della luce.

Il Campement in realtà è un moderno hotel, montiamo ugualmente le tende nel cortile e ci cuciniamo “du spaghi”. Il tipo dell’hotel storce un po’ il naso a concederci l’uso dei tavoli e sedie e così sono costretto a prenotare almeno la colazione per domani.

Per la sera un tipo mi ha proposto uno spettacolo con canti e balli locali (1000 CFA pax), mi accordo per le 20.30, quando arrivano alle 21.45 mezzo gruppo era gia andato via e pertanto niente concerto (e niente soldi, naturalmente), C’est l’afrique.

 

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V. 27/10 NIANFUOKE’ - SEBI – TONKA – DIRE’ (pinasse – 10 ore)

Scarsissima colazione in hotel, portano pane e acqua calda poco alla volta. 40’ per fare colazione, per fortuna possiamo sopperire con i nostri viveri….. ci serva da lezione, conviene farla in cassa cucina.

Giretto di un’ora per la città di Niafunkè, anonima, troppo moderna, nulla d’interessante.

Ci imbarchiamo, la mattinata passa veloce a contemplare lo scarno ma incontaminato ambiente naturalistico del lago, si vedono parecchi tipi d’uccelli, tutto intorno c’è una rilassante quiete.

Approdiamo al villaggio di Tonka, mentre visitiamo il paese cerco qualche provvista. Tranne il primo villaggio visto (Samba), raggiungibile solo in barca, gli altri sono abbastanza moderni e anonimi, molto popolati e poco caratteristici.

Ancora 4 ore di navigazione è giungiamo a Dirè, altro grosso centro sul lago. 

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S. 28/10 DIRE’ –  ONGA - KORIUME’ - TIMBOUCTOU (pinasse 5 ore + jeep)

Colazione, per le 13.00 siamo attesi al porto di Timbouctou. Navigazione piacevole, si entra nel fiume con rive più strette e movimentate. Ci fermiamo al rurale villaggio di Tonga, qui sembra di essere veramente fuori del mondo, vediamo i primi tuareg nei loro abiti tradizionali, il deserto non è lontano.

Alle 13.00, puntuali, sbarchiamo a Koruame, strano ma vero trovo 3 auto ad attenderci (già concordate e comprese nel prezzo, normalmente 15000 CFA l’una), 20’ per arrivare alla mitica Timbouctou. Ci sistemiamo nel discreto Hotel Bouctou, stanze discrete (x lo standard Africano) con abbondanti e sufficienti bagni.

Faccio una chiacchierata con il corrispondente di Timbouctou, per valutare la possibilità di una modifica all’itinerario per Aruane, a nord nel deserto.

Per lui nessun problema, si tratta di 250 Km di pista nel deserto andata e ritorno, solo jeep 4X4 con una guida tuareg, un sacco d’ore d’auto senza meta. Il problema è che ormai le Jeep sono pagate per Gao, dovrei ripagare tutto il tour per poi attendere e sperare in un rimborso di una volta tornato a Bamako.

Era un’idea che avevo già dall’Italia, è fattibile ma occorrono tre giorni completi con partenza e ritorno a Timbouctou, il deserto può essere interessante ma alla lunga annoia. Alcuni gruppi l’hanno fatto, bisogna però modificare e accorciare sostanzialmente l’itinerario previsto dal redazionale.

Si resta al programma originale, per le 15.00 siamo pronti per la visita della città. Sana ci affida ad un suo giovane aiutante, bisogna pagare una famelica tassa turistica di 2500 CFA pax. Velocemente, e sotto un sole cocente, visitiamo le tre moschee principali, in una si può anche entrare (quella della foto di copertina della Placet), le scuole coraniche, il mercato tradizionale e quello dei souvenir. Timbouctou ha deluso, è una città quasi disabitata, caotica, confusa; la guida, poi, era scarsissima ed impreparata (tanto per cambiare) non ha fatto altro che accompagnarci senza alcuna spiegazione dei luoghi visitati.

Provo a prenotare al Boulet d’or e la Patisserie, entrambi non mi convincono, concordo una cena a menu fisso in hotel (zuppa, cus-cus e montone, 2500 CFA), cena sufficiente, quattro chiacchiere nel bel giardino, tutti pronti ad affrontare la brousse.

 

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D. 29/10 TIMBOUCTOU’ - BAMBA (jeep - km. 200)

Colazione in cassa cucina, le 4X4 arrivano solo alle 8.30, carichiamo i bagagli, un bel pieno di carburante in città, ho già controllato le scorte di viveri ed acqua nell’eventualità di una tappa in pieno deserto (consigliata).

Già alle porte di Timbouctou l’asfalto è un’utopia, s’imbocca una lunga pista sabbiosa poco tracciata. E’ la brousse, la fascia predesertica del Mali, nessun villaggio, solo qualche sperduta capanna di paglia e pelli.

Media 30/40 Km/h, solo alle 12.00, dopo parecchie soste, arriviamo al villaggio di Ber. Facciamo pranzo sotto una tenda, migliaia di bambini intorno, qui la povertà si tocca con mano. Non passiamo nel paese per evitare il lungo e costoso controllo di polizia, tutto il pomeriggio di jeep su pista sabbiosa. Abbiamo anche la fortuna di incrociare una mini carovana di cammelli.  Ci fermiamo incantati ad ammirare il lento passare dei cammelli, immaginiamo che meraviglia possa essere vivere almeno un giorno a contatto con una delle mitica carovane del sale che ormai ancora per pochi anni attraverseranno il deserto.

Arriviamo a Bamba, nascosta dietro una duna, la vista del fiume che si gode dal piccolo porticciolo è unica, indimenticabile.

Posto fuori del mondo, in tutto il povero mercato riusciamo a trovare solo qualche pagnotta di pane mezzo ammuffito. Per la notte il solito tirapiedi mi propone la scuola elementare; sebbene vi siano alcuni bagni all’africana, il cortile è aperto e rischiamo di fare campo in mezzo a migliaia di bambini.

Qui, già più magrebini che nel dogon, i bambini hanno le mani molto lunghe e veloci, bisogna prestare attenzione a non farsi rubare tutto. Chiudere le macchine, i finestrini ect., le solite precauzioni.

La scuola elementare non può andare, vedo poco oltre un’altra scuola, interamente recintata con un bel giardino; trovo il direttore e mi accordo per fare il campo e usare i bagni dell’altra scuola. Compreso nel prezzo contratto secchi e ragazzini per avere l’acqua nelle docce, un’aula con lucchetto per i bagagli.

Scelta perfetta, mangiamo il solito piatto di pasta su un improvvisato tavolo di banchi, bellissimo posto, una pace e serenità indimenticabile.

Bamba, nella sua miseria, è un posto affascinante, la vera Africa; bellissimo il tramonto sul Niger, raffica di foto. Da valutare anche una sosta per la notte in pieno deserto, basta deviare a nord dalla pista per pochi chilometri, sicuramente una bellissima esperienza da valutare però prima di lasciare Timbouctou per calcolare le scorte d’acqua.

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L. 30/10  BAMBA – BOUREM -  GAO (jeep - km. 230)

Lasciamo il bel cortile delle scuola, appena fuori del villaggio approfittiamo di una foratura per bruciare i nostri rifiuti. Purtroppo bisogna fare così, se lasci il sacco in giro in pochi secondi i bambini spargono dappertutto i rifiuti raccogliendo solo ciò che serve. L’ideale è regalare le latte e le bottiglie vuote (utilissime e ricercate da queste parti) e bruciare il resto (piatti di carta, scatole, ect).

Si ritorna nella brousse, ancora 240 Km (6/7 ore) di bella pista. A tratti la strada costeggia il Niger, bellissimo il contrasto di colori tra l’azzurro del fiume, il verde delle sue rive coltivate ed il deserto.

Passiamo accanto ad alcuni piccoli villaggi, Bourem il principale dove facciamo gasolio e comperiamo del pane. Qui i tuareg sono ancora originali, da queste parti i turisti sono rari e nelle popolazioni locali è forte l’interesse e la voglia di conoscerci e parlare con noi.

Questi due giorni di pista sono stati molto carini, bellissimi i paesaggi che sono stati un primo assaggio del deserto. Piaciuto a tutti, molti hanno concordato con me l’inutilità di una breve e costosa escursione nel deserto sino ad Aruane.

Sarebbe, invece, molto bello poter organizzare un vero giro nel deserto a Nord di Timbouctou sino ad agganciarsi alla pista che collega l’Algeria a Gao. Una vera spedizione nel deserto, a casa rileggendo il giornale di Avventure ho notato che è l’itinerario del Mali Azalai; mi faceva strano che qualcuno non ci avesse già pensato, non riuscirò mai ad inventare un mia prima.

Per le 15.00 siamo a Gao, città molto grande, sporca e caotica. Prendiamo alloggio nel fatiscente Hotel Atlandide, forse era meglio andare al Campment a 8 Km fuori città. Vado alla Polizia, prenoto il ristorante e cambio i FF da un commerciante. Mi godo il tramonto nel movimentato e vivace porto, un vero spaccato d’umanità africana tra bambini seminudi che piangono, capre, asini, mercanti e costruttori di pinasse. Pare assurdo nell’era di Internet ma qui i chiodi sono ancora costruiti, modellati e martellati a mano uno ad uno.

Nel pomeriggio mi è stata proposta un’escursione in pinassa alla gran duna rossa, circa 3-4 chilometri da Gao sull’altra sponda del fiume: al calar del sole potrebbe essere una bella gita per i colori e l’atmosfera del fiume e del porto (gruppo 16 pax 65000 CFA, sicuramente molto meno, contrattare).

Cena da Chez Mama, il ristorante da fuori non sembra un granché ma abbiamo mangiato abbastanza bene ed in abbondanza.

 

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M. 31/10 GAO – GOSSY -  HOMBORI (jeep - km. 225)

Ieri qualcuno ha preferito la doccia al tramonto lungo il fiume, prima di partire per Hombori rifacciamo una passeggiata lungo le rive del Niger, molto meno animato che la sera. Torno dalla Polizia per il visto, un’ora di formalità, uno degli autisti mi dirà poi che forse era superfluo, conviene comunque informarsi bene,

15 Km di pista, attraversiamo il Niger con un traghetto (5500 CFA x auto). Cambia il paesaggio, più verde e terreno argilloso, bella strada asfaltata dalla quale si vedono numerose mandrie di vacche e greggi di pecore in marcia verso le pozze d’acqua.

Alle 14.00 siamo a Hombori, lasciamo i bagagli al piccolo ma curato campement, pranzo veloce, saldo il costo del carburante per il ritorno delle jeep a Timbouctou (120.000 CFA compreso il traghetto), ci buttiamo nel recinto adibito al mercato del bestiame (10000 CFA per tutto il gruppo).

Meraviglioso, un mare di persone nei loro abiti tradizionali tuareg, centinaia di animali: asini, capre, vacche e cammelli. Qui il baratto è ancora l’unica moneta di scambio.

Molto interessante seppur nella sua semplicità, finiamo la giornata nel vivace mercato tradizionale, alcuni di noi salgono al vecchio villaggio di Hombori per godersi il panorama della pianura sottostante e delle imponenti formazioni rocciose.

Cena in cassa cucina, nel campement c’è anche un generatore, stupenda nottata con vista sulle montagne. Durante la serata faccio cercare la guida per domani, Moussa detto Giovanni Pascoli; mi sembra serio, contratto l’escursione a 12500 CFA per tutto il gruppo, mezza giornata. Avviso tutti i partecipanti di mettersi per l’indomani scarpe comode e portarsi zainetto con l’acqua.

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M. 01/11 HOMBORI–MANO DI FATIMA– DOUENTZA- MOPTI (bus-km. 330)

Questa mattina è previsto il cambio dei mezzi, ieri ho lasciato i 4X4 e sinceramente ero dubbioso di vedere il pulmino. Invece no, al risveglio trovo uno scassato e angusto pulmino ad attenderci. Partenza alle 07.00, 11 Km per raggiungere la partenza del trekking per le Mani di Fatima.

Con la nostra guida, che parla un buon italiano e spiega compiutamente le zone visitate, iniziamo con 10’ di cammino tra campi di miglio per poi intraprendere una non facile salita di circa 40’ e arrivare quindi su un pianoro. Piacevole passeggiata di 30’ sull’altopiano per apprezzare le belle formazioni rocciose e un villaggio abbandonato, si scende sino a raggiungere la strada sull’altro versante della montagna.

Torniamo a Hombori per bere qualcosa di fresco, alle 11.00 si parte per Mopti, breve tappa tecnica a Duentza, nulla di speciale, per le 15.00 siamo al solito campement di Mopti.

Sapendo la storia, mando subito a stendere tutti i vari imbonitori, con la dovuta calma e senza i soliti impiccioni intorno vado a prenotare l’ottimo Sigui dove riesco anche a concedermi una birra fresca, sono stanco.

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G. 02/11 MOPTI – SAN - SEGOU (bus - km. 390)

Giornata di puro trasferimento per avvicinarci a Bamako, la vacanza è ormai quasi finita.

Sveglia comoda, per le 12.00 siamo a San. Pausa pranzo, bella cittadina con un movimentato mercato dove si può finalmente trovare frutta e verdura in abbondanza.

Ancora 4 ore di buona strada, questo pulmino è parecchio scassato e lento, arriviamo per il tramonto sulle sponde del Niger di Segou dove facciamo una breve passeggiata.

Diversa da quello che abbiamo visto e assaporato in questo viaggio, Segou è una città moderna e l’Africa qui non ha più il suo selvaggio fascino; è solo una disordinata modernizzazione mischiata a tanta miseria e povertà.

Ultima cena in cassa cucina nel bel e attrezzato Campement, diamo fondo ai rimasugli dei viveri con un improvvisato minestrone (o forse era polenta!!). Facciamo tardi nel tranquillo garden-bar a sorseggiare qualche birra e fare le prime valutazioni del viaggio.

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V. 03/11 SEGOU – SEGUCORO - BAMAKO (bus - Km.230)

Sveglia comoda, ancora 5 ore per arrivare a Bamako dove non siamo riusciti a prenotare nessun Hotel. Tutto il gruppo ha deciso di darsi una botta di vita con un hotel di lusso dopo le fatiche del viaggio, purtroppo nella capitale ci sono diversi convegni e tutti gli hotel sono completi.

Proviamo all’Amitie, pieno, al Salam nuovissimo e più costoso, pieno, trovo 8 posti al La Fleuve, bel posticino ma di livello ben inferiore e forse più consono ad Avventure nel Mondo.

Riproviamo al Salam, “ungendo” adeguatamente il personale della reception alle 18.00 riusciamo finalmente a trovare 4 doppie per i restanti 8 del gruppo.

Ultima cena tutti insieme al Le Fleuve, non male, ancora quattro parole e tutti a letto, chi nello spartano Le Fleuve, chi nel lussuoso grand hotel, beati loro.

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S. 04/11 BAMAKO – DAKAR/ALGERI (aereo)

Giornata libera sino alle 17.00, io devo sbrigare le ultime formalità e sinceramente ho bisogno di un po’ di tempo da dedicarmi. I ragazzi visitano il centro città e il suo immenso mercato a cielo aperto che, dopo le esperienze dei mercati dogon, ha deluso tutti. Tappa comunque utile per rimettersi dopo un estenuante viaggio di 3 settimane, preparare le valigie, impachettare tutti i vari souvenir comprati ……. non pochi e molto voluminosi.

Bamako non merita di dedicarci più tempo.

Alle 17.00 arriva il pulmino, preferisco essere in aeroporto con largo anticipo per evitare l’immancabile over-booking. Assolutamente inutile, l’aereo è in ritardo di ben 3 ore e pertanto stiamo in coda ore intere nel piazzale dell’aeroporto.

Solita ressa al Check-in, qualcuno ha la bell’idea di richiedere il check-in dei bagagli sino a Roma, altri invece solo su Algeri per poi imbarcarli direttamente a destinazione finale.

L’ennesimo casino, faccio fare il check-in uno ad uno, controllando attentamente tutto giacché il personale è parecchio pasticcione.

Dopo il check-in bisogna pagare la tassa d’imbarco (100 FF), presentarsi allo sportello con il biglietto e il passaporto. Anche qui un disastro, coda africana, impiegata flemmatica ed indisponente, non ho più la dovuta calma per sopportare.

Ce l’abbiamo comunque fatta, finalmente tutti sani e salvi (tranne qualche strascico di malaria) sull’aereo. Notte di volo, atterriamo a Dakar, rimaniamo sull’aereo in attesa del decollo. Per fortuna l’aereo è quasi vuoto, riusciamo a coricarci e riposare tutta la notte.

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D. 05/11 ALGERI – ROMA – MILANO/TORINO (aereo)

Atterriamo in prima mattinata ad Algeri, abbiamo 6 ore d’attesa e non si può uscire dall’aeroporto. Tutti i biglietti ed i passaporti sono ritirati dall’ufficio transiti, mi appisolo pensando che finalmente la mia fatica è finita.

Invece no, mi aspettano ancora casini; i bagagli in transito vengono tutti scaricati sebbene con etichetta su Roma o su Algeri. Ho dovuto correre non poco per recuperare tutti i colli, se il gruppo mi avesse ascoltato checchinando tutti i bagagli su Algeri avrei risparmiato tanta fatica. L’ultimo sforzo….

Per checchinare direttamente sulla destinazione finale, poiché il volo è Alitalia non vi sono problemi, ci presentiamo singolarmente all’ufficio transiti dove riceviamo la carta d’imbarco e l’etichetta adesiva da applicare al nostro bagaglio ai piedi dell’aereo.

Ancora volo, a Roma ci salutiamo brevemente ormai ognuno preso per il rientro a casa con l’augurio di rivederci presto e poter ricordare queste nostre bellissime esperienze di viaggio passate insieme.    Addio grandi compagni di viaggio africani…..

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