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Acacus Libia (apr. 2001) |
Informazioni Utili |
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Libia - Itinerario - Giorno x giorno - Informazioni - Il gruppo |
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GUIDA, LIBRI E CARTA STRADALE INFORMAZIONI AI PARTECIPANTI, COSA PORTARE VISTI, FORMALITA’ DOGANALI E TASSE IMBARCO |
TREKKING |
La migliore e più completa quella della ClupGuide, "Libia" d’Andrea Semplici, edizione aggiornata 2000, Lit. 39.000.
La Lonely Planet, tradotta dalla ADP di Torino, edizione 1998 (Lit. 25.000), scarsissima, non aggiornata, utile solo per le informazioni sulle grandi città.
"La Libia del Sud Ovest: Il Fezzan" di J. Gandini, edita da Polaris (valida solo x il deserto e le pitture rupestri).
Cartina della International Travel Maps, 1:1.650.000, una delle poche reperibili (Lit. 24.000, il Giramondo – Torino). Per gli appassionati sono disponibili le cartine aeronautiche in scala 1:1.000.000 con i riferimenti G.P.S. (non indispensabili e quasi inutili senza G.P.S.).
INFORMAZIONI AI PARTECIPANTI, COSA PORTARE
E’ mia abitudine stilare un elenco il più completo possibile delle cose da portare e delle informazioni necessarie ai miei compagni di viaggio prima della partenza. Lo stesso viene spedito via fax o e-mail a tutti, quando possibile, oppure dettato al telefono. Forse pecco d’eccesso di zelo e qualcuno mi dirà che sono "palloso", "in loco" nessuno potrà mai rinfacciarmi di non averlo avvisato di un’eventuale necessità. Dopodiché, ARRANGIATEVI.
Elencherò quindi tutto quanto, penso di non aver scordato niente anche se qualche cosa non era poi così necessaria . Naturalmente l’elenco si riferisce ad un viaggio primaverile, d’inverno le temperature nel deserto sono molto basse, addirittura sotto lo zero, e pertanto l’abbigliamento dovrà essere molto più pesante:
Fotocopia passaporto (utile in caso di smarrimento), nr. 2 fototessere x visto, zaino o borsone (assolutamente evitare la valigia rigida), zainetto (facoltativo ma utile), sacco/hi per coprire e proteggere il bagaglio (sacchi pattumiera), abbigliamento estivo (Tripoli 25-30° di giorno, la sera 15°, nel deserto 40° di giorno con vento caldo, la sera caldo), felpa o pile x le notti nel deserto, foulard o cheche per ripararsi dalla sabbia sollevata dal vento, sandali, scarponcini o scarpe sportive robuste (per visita siti, mini trekking e proteggersi da animali vari), costume (per mare e per eventuali docce "volanti" nelle oasi), cappello per proteggersi dal sole (indispensabile), occhiali da sole e creme solari dermoprotettive e idratanti (forte esposizioni al sole e vento secco), burro cacao, asciugamano, carta igienica, fazzoletti carta, salviette imbevute, eventuale vaporizzatore per l’acqua, materiale fotografico – pellicole (non si trovano o scadenti), custodia o sacchetto per proteggere apparecchiature fotografiche, musicassette (da ascoltare in Jeep, meglio non originali da lasciare la).
Per l’acqua: micropur e/o steridrolo e/o amuchina per disinfettare e potabilizzare, eventuale filtro per depurarla direttamente dai pozzi (esagerato), consiglio vivamente Micropur reperibile nei negozi d’attrezzature sportive, da montagna o campeggio. L’amuchina (molto più economica) è ottima per sterilizzare l’acqua da usare per lavarsi o per la cucina ma non per bere. Calcolate pastiglie per potabilizzare acqua sufficienti per tutto il viaggio (3-5 litri al giorno/pax).
Farmacia completa (infezioni intestinali, antidiarroici, per disturbi apparato respiratorio, aspirina, tachipirina, antibiotici, profilassi antimalarica), Autan o repellenti per zanzare (poche le zanzare), eventuali integratori alimentari o esigenze alimentari particolari, potrebbero venir utili integratori salini tipo Polase.
CAMPEGGIO: Sacco a pelo leggero, materassino/stuoia, tenda (solo chi assegnata) con picchetti da sabbia (quelli triangolari), lampada da tenda con pila ricambio, seggiolino da camping pieghevole (per chi ama qualche comodità in più), stuoia in vimini da spiaggia o telo mare (utile per isolarsi dalla sabbia quando si mangia, dorme, ect), borraccia (importante), pila/frontalino con batterie di riserva (obbligatoria), piatto e/o gavetta + set posate + tazza/bicchiere (obbligatorio), coltellino multiuso
No lire, solo franchi francesi (dal 2001 penso che vadano bene anche Euro), carta credito poco usata, difficili da cambiare i dollari al mercato nero.
Nessuna vaccinazione obbligatoria, eventualmente antitifica ed epatite.
VISTI, FORMALITA’ DOGANALI E TASSE IMBARCO
Bisogna richiedere il visto d’ingresso presso l’Ambasciata libica in Italia, spedire il passaporto completo della traduzione in arabo. Questa è fattibile solo presso le Questure di Milano, Roma e Palermo. Nell’impossibilità, insieme al passaporto bisogna spedire un formulario compilato presso la questura di residenza con firma autenticata + Lit. 20.000 per le spese.
E’ meglio dichiarare le telecamere in entrata onde evitare spiacevoli inconvenienti in uscita.
Controlli doganali molto blandi e abbastanza celeri, a nessun partecipante è stato ispezionato il bagaglio. Vietata l’importazione di materiale pornografico ed alcolici, un cicchetto in mezzo al deserto potrebbe però far piacere (specialmente d’inverno). Gli autisti vanno pazzi per i nostri grappini, una bottiglia in regalo gli farà enormemente piacere anche se, quando bevono, diventano un pochino scontrosi.
Tassa d’imbarco di 6 DL da pagarsi all’apposito sportello dopo aver fatto il Check-in.
A Ghat gli autisti ritirano il passaporto per fargli apporre un timbro sul passaporto, 10 DL pax ed è valido anche per l’ingresso nell’Akakus.
Andata e ritorno con Alitalia da Roma Fiumicino direttamente su Tripoli; con la fine dell’embargo aereo sulla Libia non occorre più fare quel lungo giro dalla Tunisia che faceva perdere due giorni di viaggio.
Andata e ritorno senza problemi e ritardi, una vera rarità di questi tempi
Agenzia ALITALIA – Tripoli Tel. 00.218.21.3332618
Le vecchie dicerie del cambio nero sono ormai acqua passata, il cambio ufficiale viene applicato solo nelle transazioni commerciali governative, il tasso di cambio dei cambiavalute legalizzati (aeroporto) è molto vicino a quello del mercato nero.
Portare esclusivamente franchi francesi (FF) o lire italiane (Lit.), al mercato nero si cambiano agevolmente i franchi mentre in aeroporto prendono anche dollari o lire, meglio comunque i franchi. No traveller ceque o moneta elettronica, la carta di credito è usata solo nei grossi locali di Tripoli.
Al nostro arrivo in aeroporto, così come consigliato dalle relazioni (di un anno vecchie), ho subito raccolto tutta la cassa viaggi e parte della cassa comune per cambiare dal corrispondente,
Mr. Al Najeh mi ha invece consigliato di cambiare in aeroporto la cassa comune (da calcolarsi sufficiente per quasi tutto il viaggio) e far cambiare i partecipanti quanto occorre per le loro spese personali.
Al nostro ritorno a Tripoli sono andato a cambiare in centro del città, nel suq, vicino alla Piazza Verde; non ho avuto difficoltà a trovare in nero, nessun problema di sicurezza anche perché "l’affare" è stato concluso nei pressi di una macchina della Polizia. Tasso di cambio leggermente migliore di quello in aeroporto, se non proprio necessario non vale la pena rischiare di prendere dei pacchi.
Presso la banca dell’aeroporto si è potuto ricambiare i DL in moneta europea (Franchi, Lire).
1 USD = 1,6 DL (Dinari Libici)
1 FF = 0.215 DL
1 DL =1375 Lire
Sebbene si parta per un viaggio nel deserto non bisogna farsi prendere dalla fobia di una eventuale carenza d’acqua. Sembra impossibile, ma nel deserto si può trovare acqua in abbondanza, tanto da riuscire, quasi tutti i giorni, a farsi una doccia "africana" (con secchio).
Consiglio vivamente di consultarsi giornalmente con gli autisti-guide del deserto, loro conoscono perfettamente il territorio e le oasi e sanno quando i pozzi sono potabili (con micropur ma potrebbe essere ottima anche senza), quanti litri noi occidentali consumiamo ogni giorno (loro molti di meno) e pertanto anche quanta acqua ogni volta caricare.
Bisogna, inoltre, fare i conti con i vetusti mezzi di trasporto, il povero toyota pick-up usato per il trasporto dei viveri non può sopportare l’enorme peso decine di taniche.
Nonostante alcuni sprechi e senza dover lesinare sul consumo di quella per bere, mentre per "lavarsi" era leggermente razionata, non abbiamo mai sofferto la sete. Bisogna però calcolare una piccola riserva per far fronte ad eventuali "imprevisti".
Sulla base delle precedenti relazioni (la minerale a Tripoli costa molto meno), ho deciso di fare rifornimento di acqua potabile già il primo giorno a Tripoli ed ho acquistato 24 casse da 12 bott. (gruppo 18 persone) da 1,5 Lit. per 9 DL a cassa (contrattando come un pazzo; attenzione, ve ne sono vari tipi, +/- care). Questa è stata utilizzata il giorno del trasferimento a Ghadames, i primi giorni nel deserto e per raccattare un po’ di bottiglie vuote per il deserto.
A Ghadames, dove tra l’altro l’acqua potabile dei rubinetti potrebbe essere tranquillamente utilizzata (con micropur, ovviamente), abbiamo trasferito buona parte dell’acqua minerale in bidoni di plastica acquistati in loco (comprare anche una pompetta per travasare).
Mi sono sentito con El Hadi Najim, nostro capoguida, per quanta acqua potevamo caricare ma mi sembrava un po’ pochina. Lui continuava a rassicurarmi che sarebbe stata + che sufficiente, viste le mie precedenti esperienze negative ancora diffidavo di lui ed ho cercato di aumentare il quantitativo. Dopo qualche giorno, però, ho capito che dovevo dargli la massima fiducia, almeno per quanto riguarda il discorso acqua.
Di comune accordo si è deciso di nominare Alessandro quale responsabile dell’acqua; provvedeva alla sua distribuzione (mattina prima di partire, pausa pranzo e sera per quella da bere, a volontà, possibilmente non + di 1,5 Lit. pro-capite la sera per l’igiene personale), a dividere ed etichettare le taniche con micropur, quella minerale e con amuchina (per igiene personale e cucina), controllava e mi riferiva circa i consumi e le scorte.
Nelle tappe del deserto, con temperature comunque non torride e serate fresche, abbiamo consumato in media 3-4 litri d’acqua potabile a testa, altri 3 litri pax tra igiene personale e cucina.
Durante la traversata nel deserto abbiamo trovato l’acqua dei pozzi a:
Ghadames (potabile)
Tin Eidan (potabile + doccia) V° gg. M. 18/4
Ghat (campeggio, ottima anche senza micropur, meglio non rischiare per pancini delicati)
In Hanna (pozzo solo doccia) VIII° gg. S.21/4
Dune di Berjui (potabile + doccia) X° gg – L. 23/4
Germa (potabile + doccia)
Lago Gabron (pozzo)
Fejaj (potabile)
Vista la mia negativa esperienza nel Mali, quando qualcuno si lavava persino i piedi con l’acqua minerale, alla partenza ho fatto un bel discorsino cercando di ottenere da tutti la massima collaborazione per evitare inutili sprechi assicurando, però, che l’acqua per bere non sarebbe mai mancata e, possibilmente, mai razionata.
Su indicazione di alcuni partecipanti ho deciso di chiedere a Paolo Carasso di Avventure, per conto di tutto il gruppo, di provvedere per il Micropur. Gli ho ordinato pastiglie per 2000 litri, ha capito e comprato pastiglie per 200. Un po’ di preoccupazione iniziale, grazie ad alcune scatole portate dai partecipanti siamo riusciti a concludere il viaggio senza problemi.
L’ideale sarebbe il micropur in gocce, molto più economico delle pastiglie che hanno un costo di circa 500 Lire/litro. Per la cucina e l'igiene personale abbiamo usato l’amuchina, economica, che ho portato insieme ai piatti e bicchieri di carta, può andare anche per bere ma l’acqua ha un cattivo sapore.
Spesso si trova dell’ottima acqua, in più di un’occasione (Ghat e di In Hanna) ho bevuto l’acqua del pozzo o rubinetto senza usare il micropur e senza aver alcun problema di salute, meglio però non rischiare inutili mal di pancia. Si potrebbe anche evitare l’acquisto dell’acqua minerale il primo giorno, serve comunque per recuperare almeno 3 bottiglie vuote a testa da riempire oltre alla borraccia (x chi la portata)
TRASPORTI, AUTOBUS e FUORISTRADA
Noleggio per 12 giorni, effettivamente si usano mezzi per 13 gg più l’andata e ritorno dall’aeroporto. Due pulmini per la visita di Sabrata, il trasferimento sino a Ghadames e gli ultimi due giorni da Fejai a Tripoli e la visita di Leptis Magna. Più che sufficienti per il gruppo compresi i bagagli e la scorta d’acqua, come sempre doppio autista, abbastanza prudenti e puntuali.
A Ghadames abbiamo trovato ad attenderci il capo-guida degli autisti del deserto, El Hadi NAJIM, ci ha messo a disposizione 4 jeep toyota Land Cruiser vecchio modello + un pick up sgangherato per i viveri e l’acqua. Vetture abbastanza vecchiotte, gli autisti, che generalmente sono anche i proprietari delle macchine, sono tutti degli ottimi meccanici e riescono a riparare, anche in mezzo al deserto, qualsiasi guasto in poche ore. Tranne un paio di forature non abbiamo avuto grossi problemi meccanici.
Le vetture sono per 5/6 posti, generalmente 3 davanti e 3 dietro, bagagli sul tetto (raccomandare sacchi per bagaglio). Sono abbastanza comode e non fanno pesare le tante ore di macchina di questo viaggio, praticamente 5/7 ore tutti i giorni. Ogni ora gli autisti si fermano per chiacchierare, ridere, scherzare rendendo i trasferimenti meno noiosi.
Benzina a carico degli autisti anche se costa pochissimo (beati loro…..)
La costa libica ha buone strade e alcune autostrade mentre le direttrici che vanno a sud verso il deserto sono strade statali in discrete condizioni, traffico praticamente nullo, ogni 50/80 Km. si attraversa qualche sperduto villaggio o cittadina.
Unico problema di queste strade sono le tempeste di vento che alzano parecchia sabbia tanto da creare vere e proprie dune in centro strada. Si può rimanere insabbiati e dover quindi spingere o aspettare che sopraggiunga un altro mezzo che ti aiuti a uscire dalla sabbia. Abbiamo percorso circa 2000 km di strada asfaltata tra andare a Ghadames e ritornare a Tripoli dal deserto + l’escursione a Leptis Magna.
Per le jeep i chilometri percorsi non sono quantificabili, dal tipo di pista percorsa varia la media oraria. Abbiamo incontrato vari tipi di deserto: dune di sabbia (molto divertenti da scavalcare, gli autisti si divertono come bambini sulle giostre), piste di terra battuta, deserti di pietra che consentivano solo una velocità a passa d’uomo.
E’ un itinerario molto vario, solo un paio di giorni abbiamo dovuto sopportare più ore di puro trasferimento in zone prive d’interesse. Molto eccitante il tratto sulla piana dopo il Wadi Metendush, quando tutti appaiati ci siano buttati in una corsa a più di 100 Km/h. Nessun paura, sono tutti ottimi autisti e molto prudenti. Addirittura hanno concesso ad alcuni di noi di guidare per brevi tratti, sempre sotto la loro attenta supervisione.
Gli autisti provvedono alle formalità con la Polizia ai posti di blocco, all’ingresso nel parco dell’Akakus ect.
L’unica passeggiata è quella nel Wadi Metendush, si può scegliere tra un trekking di 4, 8 o 12 Chilometri: l’unica differenza è il punto di ingresso nel Canyon, più o meno lontano dalla zona delle pitture rupestri più famose, dove arrivano e bivaccano numerosi gruppi di altri tour operator che non "fanno camminare" i loro clienti.
Con questa passeggiata, invece, si apprezzano numerosi altri siti di pitture rupestri e graffiti, molto meno incontaminati. Abbiamo optato per il trekking di 8 Km, dopo circa 3 ore di cammino qualcuno già pensava di essersi perso non vedendo le jeep. E’ impossibile perdersi, basta andare avanti dentro il canyon fino a che si arriva alle Jeep, l’importante è non imboccare una delle tante strade laterali che portano fuori dal canyon. Abbiamo camminato per circa 4 ore, sempre in piano, forse un po’ caldo ma non avremmo potuto partire prima (8.30 del mattino).
Bisogna partire il più presto possibile alla mattina per sfruttare le ore fresche della giornata, servono scarponcini da trekking leggeri oppure un paio di scarpe da ginnastica robuste alte alla caviglia, almeno 1.5 litri d’acqua e un cappello per il sole. Attenzione a serpenti e scorpioni, in questa zona rocciosa abbondano. I viveri si possono lasciare alla jeep, quando si raggiungono le macchine si può fare la consueta pausa pranzo e riposino all’ombra di una pianta. Non tutto sono rimasti soddisfatti di questa escursione, se vi capita un gruppo di sfaticati o volete recuperare mezza giornata si può visitare il Wadi Metendush solo nella parte terminale, accessibile in jeep.
Sempre prevista la gratuità capogruppo, si può provare a contrattare, spesso con lauta mancia al guardiano si entra anche senza biglietto, idem per macchine e videocamere, ognuno pagava per se questo balzello.
Sabrata: 3 DL ingresso, 5 DL foto, 10 DL video, 3 DL museo
Nalut (qasr Al Haj) 1 DL pax, contrattato per 10 DL tutto il gruppo
Ghadames: 5 DL visita città vecchia, 2 DL visita casa privata, 3 DL museo, 30 DL mancia alla guida
Ghat: 3 DL visita città vecchia e forte (provano far pagare macchina fotografica e telecamera, mandare a stendere)
Acacus: 10 DL pax per visto ingresso (provvedono autisti)
Germa: 3 Dl museo + 5 DL macchina foto, 10 Dl videocamera, 3 DL visita città vecchia
Leptis Magna: 3 DL ingresso, 3 DL anfiteatro, 5 DL macchina foto, 10 DL Videocamere, 3 DL museo, vogliono farti prendere la guida, forse non è obbligatoria
Avvisare subito i partecipanti che sarà difficile telefonare una volta lasciata Tripoli, si potrà rimanere più giorni senza poter chiamare casa.
A Tripoli nessun problema per telefonare, dall’Hotel o dai numerosi Call Center si può chiamare in Italia con 6 DL per 3 minuti di conversazione, tariffa fissa (cioè da 1’’ a 3’ sempre 3 DL), nelle grandi città come Ghat e Ghadames si trovano alcuni Call Center o presso l’Ufficio Postale. Alle Poste è più economico chiamare l’Italia ma bisogna però "cozzare" con la burocrazia dell’Ente Pubblico delle Poste Libiche, con immancabili lunghe attese.
Per chiamare in Libia: 00.218 + prefisso locale
Per chiamare l’Italia: 00.39 + prefisso completo e numero
P.S. – probabilmente, ma solo da Tripoli, si riesce ad agganciare il segnale GSM italiano in modo da poter parlare a tariffa nazionale; - provare per credere –
Fuso – +1 ore rispetto l’Italia, nessuna differenza quando da noi vige l’ora legale.
Le partenze d’aprile sono le ultime della stagione, per l’estate Avventure generalmente non prevede partenze a causa del gran caldo del deserto.
Sebbene le temperature siano gradevoli (30/35° di giorno, secco, sopportabile, la notte nel deserto 15/23, più mite sulla costa), aprile non è il mese migliore per visitare questo bellissimo deserto a causa del forte vento e della possibilità di incontrare il temutissimo ghibli.
Il vento nel deserto è implacabile, inizia a soffiare verso il tardo pomeriggio e continua inesorabilmente sino a tarda notte. Tutti i colori ed i panorami sono coperti da una coltre di polvere, il cielo non è mai veramente limpido e sereno e i famosi panorami mozzafiato dell’Acacus sono tutti un po’ opachi.
Abbiamo avuto vento 5/6 sere su 10 passate nel deserto, a volte era persino impossibile montare la tenda. Grossi problemi anche con la cucina e la distribuzione della cena, basta una minima folata d’aria per riempirti il piatto di sabbia.
Sembra impossibile, ma nella sfiga "meteorologica" che ci ha seguito in questo viaggio siamo riusciti anche veder piovere in pieno deserto, veramente una cosa strana.
Abbigliamento consigliato, per questo periodo, giacca vento, un pile leggero, abiti estivi, occhiali e, molto importante, cheche o foulard per ripararsi il viso dal vento. Dopo pochi giorni tutti avevamo imparato a legarci il cheche alla araba, alcuni di noi se lo sono fatto confezionare, con pochi DL, da un sarto di Ghadames.
Non è un viaggio per fanatici dello shopping, praticamente niente d’interessante nel suq di Tripoli, buon artigianato tuareg in argento e pelle, piatti in ottone, gioielli, coltelli a Ghadames, Ghat, quasi nessuno del gruppo ha fatto acquisti di rilievo.
Nessun problema per quanto riguarda la sicurezza, uno dei pochi aspetti positivi di questi regimi dittatoriali è l’assenza di criminalità, il turista è intoccabile.
Unica zona relativamente a rischio potrebbe essere Tripoli, abbiamo girato per la città a piccoli gruppi senza problemi.
Al nostro arrivo, inoltre, ci hanno affibbiato un ragazzetto della Polizia Turistica di Bengasi come scorta. All’inizio si dava un po’ di arie, sembrava premuroso e persino troppo ossessivo, non ci mollava un attimo. Un paio di giorni di deserto (la sua prima esperienza) insieme a sti volponi delle nostre guide lo hanno un pochino ammorbidito. Anche lui, in pochi giorni, è diventato uno di noi, sembrava un partecipante come gli altri che si faceva fotografare nei siti archeologici, cantava e ballava intorno al fuoco nelle lunghe serate del deserto. Gli ultimi giorni, addirittura, è rimasto in hotel lasciandoci girare liberamente per la città.
Nel deserto non vi sono problemi di sicurezza, gli autisti comunque sono sempre attenti e vigili a ciò che succede intorno al "loro" gruppo.
Per quanto riguarda la salute non abbiamo avuto alcun problema; solo qualche caso di stitichezza (normale, ottime e appropriate le prugne della cassa cucina), alcuni rari casi di leggeri disturbi intestinali, si mangia quasi sempre in cassa cucina.
Il deserto è un ambiente veramente sano, al massimo ti puoi trovare uno scorpione nella tenda (è comunque probabile incontrarne). Niente zanzare, solo qualche fastidiosa mosca.
Nessuna vaccinazione obbligatoria, nessun vaccino particolarmente consigliato.
Ambasciata Libia in Italia, Via Momentanea 365 Roma, Tel. 06/86320951
Consolato Libia Milano, Via Baracchini 7 Tel. 02/86464285
Ambasciata d’Italia a Tripoli – Sharia uakran 1, Tel. 00.218.21.33334131