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Acacus Libia (apr. 2001) |
Giorno x giorno |
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Libia - Itinerario - Giorno x giorno - Informazioni - Il gruppo |
S. 14/04 MILANO\TORINO\CAGLIARI - ROMA – TRIPOLI (volo)
Appuntamento alle 12.00 al banco nr. 22 dell’Alitalia di Roma Fiumicino, vengo a sapere che partirà anche un Libia Archeo, divido subito i gruppi in modo da non fare ulteriore casino.
Volo puntuale, approfitto dell’attesa di partire per iniziare una chiacchierata con il gruppo: siamo in tanti, solite raccomandazioni circa la puntualità, la cooperazione nei lavori di cucina e campo, descrivo brevemente l’itinerario, l’immancabile scelta del cassiere. Raccolgo tutta la cassa comune e la cassa viaggi, pensavo di doverli immediatamente cambiare dal corrispondente.
Atterriamo a Tripoli, lunga e ordinata coda per il controllo passaporti, nessun problema burocratico, solita ressa "arabo-africana" per ritirare i bagagli.
Usciti dall’aeroporto ci viene incontro Mr Al Najeh, carichiamo i bagagli su due pulmini; chiedo subito al corrispondente per cambiare, mi riferisce che preferisce non fare più queste operazioni, mi consiglia lo sportello in aeroporto assicurandomi che i tassi applicati sono molto simili a quelli del mercato nero. Con il senno di poi posso consigliare di cambiare qui il denaro del gruppo, appena arrivati si è ancora troppo inesperti di questo paese per avventurarsi al cambio nero con grosse cifre di denaro. Il cambio, comunque, non è così sfavorevole e comunque Mr. Al Najeh vi consiglierà sempre il meglio (o quasi il meglio…..)
45’ di pulmino, l’aeroporto è ben collegato con il centro, Tripoli è abbastanza caotica con parecchio traffico.
Per le 18.00 siamo in hotel, scarichiamo tutte le casse e ci sistemiamo in stanza. Per le 20.00 appuntamento nella Hall, ancora un breve briefing per definire gli ultimi dettagli e le ultime raccomandazioni, gli autisti ci portano a cena in un ristorante turistico nella zona nuova, menù fisso molto vario, buono. Al ristorante, tra di noi, ci troviamo il famoso "agente" della Polizia Turistica, vuole fare un po’ il duro ma in fondo è solo un ragazzino….. il deserto lo ammorbidirà.
Quattro passi per telefonare, nella via del ristorante trovo dei magazzini dove contratto l’acqua minerale a 9 DL la cassa, passerò domani mattina a caricare. Rientro in hotel, tutti a dormire.
D. 15/04 TRIPOLI – SABRATA – NALUT – GHADAMES (bus – 770 Km)
Appuntamento per le 08.00 colazionati e borse pronte, tutti abbastanza puntuali. Carichiamo le scatole dei viveri e la cucina sui due pulmini, allunghiamo sino alla via di ieri sera per caricare 24 scatole d’acqua minerali, calcolate per le necessità di oggi e per i primi giorni nel deserto (forse esagerato, a Ghadames si trova buona acqua potabile + micropur).
Due ore scarse di pulmino (74 Km), siamo nel piazzale del sito di Sabrata. Pago per tutto il gruppo (3 DL tlf), ognuno paga il supplemento per la macchina fotografica. Non prendiamo la guida, ci diamo appuntamento tra tre ore.
Purtroppo è una giornata nuvolosa con parecchio vento, il sito è interessante, un’antica città romana posizionata in riva al mare. Stupendo l’antico teatro, ben ricostruito da archeologi italiani, è bello passeggiare per queste antiche strade ed incontrare le varie costruzioni di allora (terme, templi, piazze). Interessante il museo con i suoi mosaici (altri 3 DL, fatto forfait in nero con guardiano). Veloce spuntino e si parte per il deserto, ci aspettano 600 Km di noiosa strada. Ore e ore di marcia (5/6), solite tappe "pipi" e benzina.
In cima ad una ripida salita incontriamo Nalut, ultima città delle montagne del Jebel Nafusa, famosa per il suo antico e ormai disabitato villaggio berbero fatto di casa abbarbicate sulla scarpata e per il suo bellissimo granaio, ancora abbastanza ben conservato. L’aria è fredda e pungente, in 30’ visitiamo il villaggio accompagnati da un custode (almeno si è presentato tale) che per 10 DL tutto il gruppo ci apre il famoso granaio. Molto interessante, uno dei più belli della Libia dopo quello di Qasr Al Haj, troppo fuori itinerario per noi. Cerchiamo un localino per un veloce spuntino e un tea caldo, ancora pulmino per raggiungere al più presto Ghadames.
Il vento ci da il suo benvenuto nel deserto, entriamo in una bufera che alza molta sabbia creando dune sulla strada. Qualche insabbiamento dei nostri mezzi, presto impareremo a convivere con questo fastidioso e costante vento che, specialmente in primavera, soffia implacabile quasi tutte le sere.
Arriviamo a Ghadames a notte fonda (ore 21.00), El Hadi Najim ci sta aspettando, velocemente mi metto d’accordo con lui per sistemare il gruppo questa notte, è tardi e non voglio perdere altro tempo per verificare se effettivamente l’hotel è esaurito come riferitomi da lui. Le ville propostemi sono comunque + che soddisfacenti, velocemente il gruppo si sistema mentre io, con El Hadi, passo sino al ristorante per prenotare.
Inizio a chiacchierare e conoscere quest’uomo, asseconda e aggira ogni mia richiesta, con lui sembra tutto "no problem" o "insh’allah". Purtroppo ho conosciuto tante guide/accompagnatori truffaldini che pensavano solo a "fregare" il gruppo, anche con lui ho dovuto essere un pochino diffidente, almeno al primo approccio.
Ora che sono tornato, mi rendo conto che mi sbagliavo su di lui, penso però che un attimo di diffidenza e malizia iniziale non abbia guastato i nostri rapporti. El Hadi ha saputo rispettare la mia posizione all’interno del gruppo, sempre mi consultava per ogni decisione e non interferiva mai con le faccende del gruppo. Si è dimostrato un ottimo accompagnatore, da anni lavora con gruppi di avventure e ormai sa cosa può o deve fare.
Nelle nostre lunghe chiacchierate serali sono venuto a sapere che con altri capogruppo ha avuto dei grossi problemi, personalmente il nostro è stato un ottimo e rispettoso rapporto di collaborazione.
Cena tutti insieme, faccio cercare Almafouk per la visita di Ghadames di domani, mi viene presentato suo cugino, Almafouk è fuori città (chissà se è vero).
Contratto il giro per domani mattina, con El Hadi discuto brevemente l’itinerario, gli orari per domani, i viveri e l’acqua da caricare. L’itinerario preparato in Italia sembra andar bene, purtroppo i nomi delle località nel deserto (oasi, pozzi, monti, rocce, grotte, wadi, ect) non sempre vengono indicati correttamente e solo con una cartina riesco a far comprendere il giro che intendo fare (quello classico di avventure). L’itinerario comunque potrà variare a seconda degli imprevisti, del tempo, dell’acqua, non avendo dei riferimenti precisi toccherà fidarsi delle indicazioni delle nostre guide che potrebbero, indicandoci una pietra o valle qualunque, dirci che siamo arrivati al posto convenuto.
L. 16/04 GHADAMES – deserto di pietre (Hamada Al Hamra) – WADI TIFASKIN (jeep– 4 ore)
Alle 09.00 siamo alla porta di Jeresam, di fronte al cimitero, luogo di incontro con la nostra giuda. Questa tarda un pochino, entriamo nella vecchia città di Ghadames dove non esiste un itinerario ben preciso tra questi vicoli e gallerie di calce bianca. Per 3 ore girovaghiamo per questa bellissima città vecchia incontrando tutti i luoghi più famosi e pittoreschi, le varie pitture ed incisioni sulle porte e sui muri (mani di Fatima), la piazza del mercato, quella del gelso, famosa per il traffico di schiavi anche se la nostra guida giura che a Ghadames non si mercanteggiava "uomini". Molto interessante l’antico sistema di distribuzione e razionamento dell’acqua, con le varie canalizzazioni sotterranea. Nel contesto una visita piacevole anche se la nostra guida è risultata un pochino superficiale ed abbiamo dovuto "integrarla" con le spiegazioni dei nostri volumi portati da casa.
All’uscita dalla città ci fermiamo a ristorarci in un barettino, a causa di un malinteso con gli autisti rimaniamo lì ad aspettare per una buona ora.
Poco distante dalla porta di Jeresam si trova il centro della città nuova, qualche negozio dove abbiamo acquistato le taniche per l’acqua, il pane e quant'altro occorreva per i giorni nel deserto. Grosso lavoro di travaso dell’acqua minerale nelle taniche (le bottiglie di plastica si rompono con gli scossoni delle piste), passiamo alle nostre ville dove carichiamo i bagagli e riempiamo ancora altre taniche con acqua del rubinetto (discreta). Mi consulto con il capo guida per la scorta d’acqua, mi garantisce che tra 2 gg ne troveremo, non mi fido ancora delle sue indicazioni e preferisco partire con un enorme carico, circa 400 litri, molta della quale rimarrà inutilizzata.
Solo alle 15.00 siamo pronti per la nostra avventura nel deserto, 3 ore di pista poco interessante e verso le 18 troviamo un posto abbastanza riparato per far campo.
Prima notte nel deserto, abbastanza ventosa ma ancora sopportabile, sebbene il deserto sia così immenso montiamo le tende tutte molto vicine una all’altra, siamo un popolo veramente strano.
Superba cena, l’organizzazione della cucina è ancora da rifinire, come al solito i primi giorni vi è un sacco di volontari e molto caos, la cena comunque è ottima. Quattro chiacchiere sulla sabbia, nessun si lamenta per la mancanza di una doccia e le dune garantiscono quel po’ di privacy per le altre esigenze. Mi sembra un buon gruppo.
M. 17/04 WADI TIFASKIN - Dune MELLET – IN MISSLEN (jeep 7/8 ore)
Sveglia per le 6.00/6.30, gli autisti vogliono poter partire per le 08.00. I tempi per smontare il campo e preparare la colazione sono ancora da "rodare", in pochi giorni tutti avranno preso i loro ritmi nelle operazioni di campo, bagno oltre la duna e colazione.
Si lascia l’altopiano roccioso dell’Hammada Al Hamra per entrare nelle dune dell’Erg Ubari, si procede a sud sempre costeggiando il confine algerino. La pista porta addirittura oltre confine, gli autisti spesso si fermano per scrutare l’orizzonte ed individuare qualche pattuglia della polizia algerina. So di altri gruppi che hanno avuto qualche problema con queste pattuglie di confine, sempre brillantemente risolto dagli autisti con qualche mancetta.
Verso sera cerchiamo di aggirare un complesso di dune, verso le 18.00 troviamo un bel posto, "senza nome" (tutti i capigruppo lo chiamano "In Misslen", località sconosciuta su carte e guide), ben riparato tra le dune per fare campo.
Gli autisti cercano sempre posti del genere per fermarsi la notte, le dune e la sabbia garantiscono un posto "morbido" per dormire e un buon riparo dal vento e/o per il "bagno".
Ancora un po’ di gelo tra noi e gli autisti, piano piano iniziamo a entrare in confidenza grazie anche ai tanti tea alla menta offertici ed ai numerosi inviti ad unirci a loro intorno al fuoco dopo la cena. Bella serata, quattro chiacchiere con El Hadi per il programma di domani, sembra che troveremo acqua. Le scorte comunque vanno bene, non mi sembra che ci siano sprechi, Alessandro (nominato "Ministro" dell’acqua" – senza portafoglio, Ndr) provvede a distribuirla più volte al giorno.
M. 18/04 IN MISSLEN – TIN EIDAN - Dune di DIWAN (jeep - 8 ore)
Solita partenza delle 08.00, siamo diventati tutti espertissimi nel montare e smontare la tenda, si riparte puntando sempre a sud.
Ancora sabbia, un bel paesaggio di dune rosse oltre le quali si intravedono i pozzi petroliferi dell’Algeria, per l’ora di pranzo siamo al pozzo di Tin Eidan, avamposto di Polizia sperduto in mezzo al deserto.
Pranzo sotto una tettoia, doccia per tutti con secchiate d’acqua e rifornimento, veniamo invitati dentro casa per partecipare tutti insieme ai loro canti e cori.
Sono solo tre giorni che viaggiamo nel deserto ma abbiamo già compreso che non vi è mai fretta nel mettersi in marcia, ogni incontro che si ha lungo il cammino è un occasione per stare insieme, per cantare, per ballare, per un tea alla menta. Ancora tre ore di pista poco interessante ed arriviamo alle dune di Diwan, troviamo un bellissimo posto per fare il nostro campo nel deserto.
Purtroppo il vento rovina la nostra cena, riusciamo ugualmente a cucinare qualcosa di caldo ma è impossibile rimanere fuori dalla tenda a chiacchierare.
Gli autisti iniziano a domandarmi il perché continuiamo a montare le nostre tende molto vicine tra loro quando si ha spazio a volontà nel deserto, cerco di dare una risposta elusiva ma pure io mi domando il perché!!
G. 19/04 DIWAN – GHAT (jeep – 180 Km)
Normalmente il vento cessa durante la notte, ci svegliamo con una bellissima alba, qualcuno sale sulle dune per fare delle foto.
Non siamo molto lontani dalla strada asfaltata che collega Ghat ad Al Awaynat, percorriamo gli ultimi chilometri di pista all’interno dell’ampio Wadi Tanezzouff.
Arrivati sulla strada gli autisti si informano dagli automobilisti di passaggio circa la disponibilità di benzina di Ghat, decidono di allungare (100 Km tra andare e tornare) sino ad Al Awaynat per fare rifornimento.
Perdiamo più di un ora al distributore, tutte le auto caricano enormi quantità di carburante che dovrà essere sufficiente sino a Germa.
Per le 14.00 siamo al campeggio di Ghat, pomeriggio libero per doccia e bucato, alle 17.00 partiamo tutti insieme per visitare la vecchia Ghat, borgo ormai quasi completamente disabitato addossato alle rocce del monte Kukemen, dominato dal grande forte.
Gli autisti contrattano con una guida "appostata" all’ingresso della città vecchia, 3 DL pax TLF con accompagnatore che non spiegherà nulla. Non è un brutto posto, bella visuale dal castello con immancabile foto di gruppo, nulla da paragonare con la stupenda città vecchia di Ghadames.
Scendiamo nella zona nuova della città, ci perdiamo per i pochi negozi, lo scarno mercato e posti telefonici. Nel frattempo passo a prenotare al ristorantino in centro, sembra più un bar che non un ristorante ma sforna delle appetitose "pizze" che mi hanno subito convinto.
Faccio un po’ di spesa per integrare la cassa cucina, il prezzo del pane e delle verdure è irrisorio, El Hadi mi mette in contatto con un poliziotto per il visto sul passaporto valido per entrare nell’Acacus (10 DL pax).
Piacevole cenetta sulla terrazza prospiciente la strada, possiamo goderci la vita notturna di questo "sabato sera" libico (venerdì – Ndr), con molti giovani incuriositi dal nostro gruppone e forse, probabilmente, dalle nostre donne.
Tornati al campeggio gli autisti rifanno il loro campo, sdraiati per terra accendono il fuoco ed iniziano a cantare, sino a notte fonda.
V. 20/04 GHAT – PASSO TAKHARKOURI - AKAKUS (jeep – 130 Km – 7 ore)
Oggi niente tende da smontare, colazione al bar del campeggio, facciamo rifornimento d’acqua e partiamo per entrare nel mitico Acacus.
Tappa ad Al Barkat, nulla d’interessante, un paio d’ore di pista ed arriviamo al posto di polizia di Tin Beibe, all’ingresso del parco. Quattro chiacchiere con la guardia mentre controlla velocemente i nostri permessi, ci raduniamo e iniziamo a scendere all’interno del wadi lungo una brutta strada di pietre. Primi paesaggi e vedute panoramiche della valle sottostante, entriamo nel canyon per proseguire a nord.
Una lunga salita su una distesa di sabbia ci divide dal passo di Takharkhori, iniziano ad intravedersi i picchi rocciosi dell’Acacus.
La pista si arrampica fra sabbie e pareti rocciose sino a raggiungere la cima del passo, improvvisamente si apre lo stupendo scenario dell’Akakus, isole di roccia disseminate in una mare di sabbia. Bellissimo panorama, rimaniamo tutti senza parole.
Pranziamo all’ombra di uno sperone roccioso prima di scendere verso la pianura dell’Akakus dove si intrecciano tanti piccoli wady, quasi a creare un labirinto.
Discesa mozzafiato dalla famosa "duna del non ritorno", ci dirigiamo subito al grande arco naturale di Fezzigiaren, immancabile scalata dell’arco, foto di gruppo, ci lasciamo guidare dai nostri autisti all’interno di questo stupendo wadi, incantati dalla bellezza di posto. Troviamo una bella duna riparata per montare il campo, peccato che si stia alzando il vento che ci creerà non pochi problemi per la cena.
S. 21/04 AKAKUS-WADI TANSHAL-WADI TESHOUINAT - UAN KASA (jeep 150 km–8 ore)
Oggi intera giornata all’interno dell’Acacus con i suoi vari siti di pitture rupestri e graffiti.
Dopo una breve tappa al pozzo di In Hannia, dove possiamo concederci una bella doccia (acqua non potabile), incontriamo le prime pitture rupestri raffiguranti scene di caccia in un angusto riparo del Wadi Tanshal. A seguire il Wadi Anshal, altro importante sito di pitture, dopodiché raggiungiamo l’ex campo del famoso archeologo italiano Fabrizio Mori. Dopo la pausa pranzo, trascorsa all’interno di un stretto canyon che ci ha dato sufficiente riparo e ombra, il pomeriggio trascorre girovagando all’interno della piana dell’Acacus alla scoperta di altre diramazioni e wadi. Gli autisti conoscono molto bene questa zona e sanno esattamente l’ubicazione di tutte le pitture rupestri. Visitiamo Uam Amil, il sito di Tin Taharit ed altri ancora, normalmente 20-30 minuti a sito documentandoci di volta in volta con le nostre guide. Breve tappa al campo tuareg di Amrara Hamdani Khali, l’ex guida di Mori, ora solo una capanna berbera abitata da un paio di tuareg. Lasciamo segno del nostro passaggio sul libro dei visitatori, quattro chiacchiere all’ombra della capanna prima di ripartire.
Verso le 17.00 iniziamo a cerca un buon posto per il campo, giriamo ancora un pochino per il Wadi sino a raggiungere la sommità di una collina, spartiacque tra due canyon, un luogo incantato per passare la notte e contemplare le stelle. Questa sera niente vento, grande cena e nottata passata insieme intorno al fuoco.
D. 22/04 UAN KASA - ERG MURZUQ - WADI METENDUSH (jeep 150 Km)
Dobbiamo salutare l’Acacus, forse si potrebbe ridefinire l’itinerario in modo da avere più tempo per girare ancora un giorno, senza scopo ne metà, all’interno di questo mare di sabbia racchiuso da un corollario di rocce nere. Ripassiamo per il pozzo di In Hanna, la pista punta verso nord est, in poche ore il paesaggio incantato dell’Acacus svanisce per lasciare lo spazio al "nulla", una distesa piatta di scuri ciottoli. Marcia notevolmente rallentata, alcune ore per raggiungere le dune dell’Edeyen Murzuq. Pausa pranzo sotto un solitario albero, nel pomeriggio arriviamo alle dune di Murzuq dove i nostri autisti ritrovano la loro gioia di guidare. Scavalchiamo alcune dune prima di trovare un avvallamento riparato, posto spettacolare per il nostro campo. Non siamo ancora al Wadi Metendush, gli autisti preferiscono passare la notte nelle dune invece che nelle pietrose pianure del Wadi. Ci siamo fermati prima del solito, abbiamo così ancora un po’ di tempo per le foto, tutti saliamo in cima alle dune per goderci il panorama.
Questo sarà il campo più fotografato della vacanza, le alte dune diventano "nuvole rossastre" al tramonto, per fortuna il vento non ci rovina la serata.
Mi raccomando con il gruppo per il trekking dell’indomani, bisogna cercare di essere pronti un po’ prima del solito per evitare di dover camminare con il sole a picco. Scarponcini, zainetto e scorta d’acqua per tutti, decidiamo per il trekking di 8 km. (4 ore).
L. 23/04 WADI METENDUSH – IN GUALGUIEN – EDEYEN DI MURZUQ – DUNE BERJUJ (jeep – 170 Km – 5/6 ore)
ll Wadi Metendush si trova a circa 2 ore dall’Erg Murzuq, per le 9.30 siamo alla partenza del trekking. El Hadj mi spiega sommariamente la strada, dopo essermi assicurato che ognuno abbia la sua scorta d’acqua, entriamo nel Canyon da una delle tante strade aperte dalle compagnie petrolifere per le loro prospezioni.
Dovremmo essere entrati dal sito di In Abeter, famoso per le pitture raffiguranti giraffe in fuga, proseguiamo a camminare e contemplare quest’enorme museo a cielo aperto.
Tutto il wadi è un lento susseguirsi di pitture d’elefanti, giraffe, struzzi, gatti mammoni, mandrie di bufali e scene di caccia. Le pitture ed i graffiti sono tantissimi, basta alzare lo sguardo su una roccia lisca per scorgerne qualcuno.
Dopo le prime 3 ore di cammino, non incontrando più alcun sito di pitture, iniziamo a pensare di esserci persi, il gruppo ha un attimo di smarrimento. Ragiono, gli autisti non ci lascerebbero mai all’interno del canyon, sono convinto che dobbiamo proseguire sino a che li incontreremo. Camminiamo ancora 30’ e vediamo venirci incontro Backshih, le jeep si sono fermate ad aspettarci all’ingresso del Wadi nella zona delle pitture raffiguranti i Gatti mammoni. Quest’ultimo sito sarebbe molto interessante, peccato che è orami diventato una discarica a cielo aperto a causa dei molti gruppi di turisti che campeggiano in zona, arrivandoci direttamente in auto. Pranzo e pennica per tutti, questa camminata ci ha proprio distrutto.
Ripartiamo nel primo pomeriggio, ci aspettano 150 km per arrivare alla zona dei campi artificiali di Berju.
Siamo su un enorme pianoro, pista piattissima che permette grandi velocità, i nostri autisti si lanciano in una corsa sfrenata sino al posto di polizia di Berju.
Visitiamo velocemente la zona dei giardini artificiali, costruiti grazie alla falda acquifera ed ad un efficiente sistema d’irrigazione; qui l’uomo ha trasformato il deserto in una zona coltivata a cereali e ortaggi capace di produrre quanto basta al fabbisogno di tutta la Libia.
Deviamo per qualche chilometro sulle dune di Berjuj, altro bel campo tra queste avvolgenti e morbide dune di colore rosa.
M. 24/10 BERJUJ - GERMA - RAMLETT - lago OUM EL MA (Jeep – km 200)
Arriviamo a Germa, visitiamo il museo e la città vecchia, oramai un agglomerato di case in fango diroccate, per pranzo siamo al camping dove ci concediamo alcune ore per una doccia e il bucato, pranzo nel portico del campeggio, finalmente si può magiare comodamente seduti.
Il vento continua inesorabilmente a soffiare, chiedo ad El Najim di dirigersi verso Gabron dove so di un campeggio, mi assicura che anche al Lago di Oum El Ma c’è un piccolo campo dove avremmo potuto trovare riparo dal vento per la notte.
Usciamo da Germa in una tempesta di vento che rende impossibile proseguire, tocca fermarci ed aspettare che passi. Bella cavalcata tra le dune di sabbia sino ad arrivare al primo lago salato, che spunta all’improvviso dietro una duna. La classica oasi che tutti immaginiamo, un mare di sabbia e dune, palme, qualche capanna e il laghetto……. Una cartolina.
Pausa al villaggio disabitato di Oum el Ma, giretto intorno al lago e shopping nell’unica bancarella, purtroppo il campeggio è già occupato da un gruppo di svizzeri; Gabron è troppo lontano, ci toccherà campeggiare all’aperto. Troviamo un posto fantastico poco lontano dal lago, sarebbe stato il più bel campo di tutta la vacanza se non fossa per il vento fortissimo che ha rovinato la serata. Le nostre tende ormai sono "alla frutta", il vento le ha piegate e la sabbia si è infilata nelle chiusure facendole saltare una ad una. Chi dorme in macchina, chi dorme fuori dalla tenda arrotolato nelle coperte, ricorderemo questa nostra ultima notte nel deserto solo per questi disagi e non, invece, per la bellezza di questo posto incontaminato.
M. 25/04 Lago OUM EL MA -GABRAON –TEKERKIBA -FEJEIJ (jeep 150 Km)
Giornata grigia e cupa, torniamo sulle rive del lago Oul El Ma per un breve camminata e ancora qualche foto, altra cavalcata tra le dune sino ad arrivare al Lago di Gabron, 2/3 ore di jeep.
Meno affascinante del primo, attraversiamo un villaggio di pescatori di gamberi oramai disabitato prima di arrivare al campeggio, attrezzato con bar e ristorantino (alcune zeribas + doccia e bagni). E’ una giornata fredda, pochi vogliono fare il bagno nelle calde e salatissime acque del lago, attenzione a non bagnarsi gli occhi e ad eventuali ferite per l’elevata salinità, stranissima la sensazione di galleggiamento.
Il gruppo è stanco, quasi tutti hanno passato la notte insonne, la giornata è bruttina, appena possibile ripartiamo per raggiungere l’ostello di Fejej. Sarebbe stato bello passare l’ultima notte ancora nel deserto ma nessun vuole rischiare un’altra serata in balia del vento. Due ore di bellissima traversata del mare di dune del passo di Takerkiba, dopo una lunga discesa ci ritroviamo nella civiltà, ci fermiamo per una bibita fresca al "sahara camp", ai piedi delle dune. Addio deserto…..
In pochi chilometri di pista siamo all’ostello, trovo il custode che ci apre le stanze, abbastanza anguste con un bagno discreto, scarichiamo le jeep e facciamo pranzo sotto il portico. Pomeriggio libero per bucato, doccia e riposino, qualcuno fa quattro passi nell’anonimo paesino, verso sera iniziano i preparativi per la festa d’addio dei nostri autisti.
Diamo fondo alle scorte della cassa cucina, cena di avanzi nella sala da pranzo dell’ostello comodamente seduti, gli autisti non apprezzano la nostra cucina e devono integrare con il ristorante dell’ostello. E’ in ogni modo una serata allegra, Moubruk si esibisce in uno dei suoi immancabili monologhi sull’educazione sessuale "araba". Non ci dimenticheremo tanto facilmente di questo omone, della sua carnosa risata, così come non ci dimenticheremo di tutti gli altri autisti, di quegli amici sinceri.
G. 26/04 FEJEIJ - TRIPOLI (bus – 900 km)
Colazione all’alba, dobbiamo partire molto presto per riuscire ad arrivare in serata a Tripoli, ci aspettano 12/14 ore di pulmino.
Carichiamo i bagagli, ultimo e caloroso saluto ai nostri amici, lacrime e promesse di rivederci presto.
La strada scorre monotona, a Labrak rincontriamo i nostri autisti del deserto, ancora un saluto e un tea tutti insieme, riprendiamo la marcia in un lungo corteo di jeep e pulmini.
Dopo pochi chilometri i nostri amici lasciano la strada asfaltata, vediamo le jeep perdersi nella vastità del deserto; per noi, invece, una lunga e desolata striscia d’asfalto sino a Tripoli.
Addio grande e immenso deserto, chissà se un giorno potremo rivivere quei intensi momenti di pace e solitudine vissuti in un luogo che sembra ostile ma sa dare tanto a chi lo sa amare e rispettare. Arrivederci amici del deserto, i vostri canti intorno al fuoco sotto un cielo di stelle allieteranno i nostri sogni per molto tempo ……
Lunga giornata di trasferimento, varie tappe nei più importanti villaggi per pranzare e rifornimento, solo alle 21.00 giungiamo a Tripoli. Al Bad el Bahar troviamo ad attenderci il corrispondente, vuole portarci in un altro Hotel, insisto per il più lussuoso, il gruppo è stanco e dopo 10 gg. di deserto merita il meglio.
Buttiamo i bagagli nella Hall, con i pulmini ci allunghiamo sino ad una zona di ristorantini dove "divoriamo" velocemente alcuni panini di kebab.
V. 27/04 TRIPOLI – LEPTIS MAGNA – TRIPOLI (bus – 240 Km)
Abbiamo deciso di partire presto per evitare la confusione all’interno del sito, siamo i primi a presentarci alla colazione dell’Hotel. Alle 7.30 siamo pronti e colazionati, purtroppo uno degli autisti tarda di un’ora, solo alle 10,30 riusciamo a raggiungere l’ingresso di Leptis Magna.
Faccio i biglietti per tutti, le guide all’ingresso asseriscono che per i gruppi sia obbligatorio l’assistenza di una guida, noi vogliamo girare liberamente e a gruppetti (fissati, appassionati, interessati, poco interessati, solo spiaggia e mare), discuto un pochino con loro sino a che riesco a trovare la classica soluzione all’italiana (10 Dl di stecca).
Il sito è meraviglioso, numerosi edifici sono ancora conservati perfettamente e danno l’idea della maestosità di questa città. Facendo parte del gruppetto dei poco interessati, in 2 ore mi sbroglio nella visita e posso così godermi un veloce bagno nella spiaggia dopo il porto, bel posticino tranquillo per un attimo di relax.
Sempre nell’ottica di cercare di soddisfare tutte le esigenze (quando possibile) ed avendo due pulmini, ho organizzato orari di rientro separati: il primo gruppo parte alle 14.30, visita dell’anfiteatro poco lontano, alle 16.30 siamo in hotel, qualcuno si fa un giretto per la città, io vado a prenotare il ristorante. Il secondo gruppo arriverà invece solo per la cena, entusiasti e meravigliati dello splendore di Leptis magna.
Ultima cena tutti insieme, quattro passi per il centro, ci beviamo ancora un tea in un dei tanti bar di Tripoli dove possiamo assaggiare un Narghilè locale.
S. 28/04 TRIPOLI – ROMA – MILANO\TORINO\CAGLIARI (volo)
Mattinata libera, a gruppetti visitiamo il centro di Tripoli, qualcuno si lancia con il museo all’interno del Castello Rosso (interessante), la maggior parte di noi si perde nei vicoli della medina in cerca di qualcosa di carino da comprare. Nessun problema per la sicurezza, pochi i souvenir da comprare, è stato comunque bello passeggiare nel suq e nella vivace città coloniale, curiosare all’interno delle botteghe, chiacchierare con gli artigiani.
Alle 13.00 appuntamento in Hotel, raccolgo tutte le chiavi e controllo i passaporti restituiti dalla reception. Il personale è abbastanza pasticcione, bisogna controllare bene ogni cosa. Per le 14.00 siamo in aeroporto, veloce check-in, pago la tassa d’imbarco, cambiamo indietro i DL avanzati, non ci resta che attraversare la dogana e aspettare il nostro volo.
Anche oggi voli puntuali, a Roma Fiumicino ci salutiamo velocemente ormai ognuno preso per il rientro a casa senza però dimenticarci di fissare la data dell’immancabile raduno.