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Niger - Burkina Faso Benin - Togo - Ghana |
Lunedì 28 ottobre ‘02, primo giorno (aereo, 6 ore)
Milano/Bologna/Venezia - Roma – Algeri – Niamey (N)
Appuntamento alle 10.00 al banco Air Algerie dell’aeroporto di Roma Fiumicino, piano piano arrivano i 9 partecipanti provenienti con voli nazionali da diversi aeroporti d’Italia.
L’incaricato d’Avventure ci consegna i biglietti, i passaporti con i visti e la cassa cucina. Il banco Air Algerie è vuoto, facciamo check-in di gruppo per poter condividere il peso dei bagagli e farci stare la cassa cucina (max 25 kg pax).
Nessun problema poichè il volo ha già un’ora e mezza in ritardo, gli zaini e la cassa cucina vanno imbarcati al banco “bagagli speciali” (nr. 302), volo tranquillo sino ad Algeri.
Grazie al mio recente viaggio in Mali (2000), conosco già la prassi presso l’aeroporto di Algeri; bisogna ritirare tutti i passaporti, biglietti e le etichette del bagaglio del gruppo e consegnarli all’addetto dell’ufficio transiti. Non bisogna ritirare i bagagli, provvedono loro ad etichettarli per la destinazione finale, riconoscimento dei bagagli ai piedi dell’aereo prima d’imbarcarsi.
Benvenuti in Africa, mi ricordo subito della scarsa affidabilità del personale di questo posto e devo controllare attentamente tutte le formalità, sbagliano spesso e volentieri benché, per loro, non ci sono mai problemi. Sono però molto gentili ma è meglio non indisporli, sono alquanto pasticcioni, prendono il biglietto sbagliato, dimenticano i pezzi etc.
Ottenute le carte d’imbarco ci fanno passare nell’area partenze, due ore d’attesa. Mi scordo di provare a fare la conferma voli per il ritorno, poteva essere una buona idea!
Riconoscimento bagagli, ognuno deve indicare agli addetti il proprio bagaglio che viene immediatamente caricato, ancora controlli e perquisizioni.
Lungo volo sino a Niamey, per fortuna il pasto a bordo è migliorato, atterriamo abbastanza puntuali per essere in Africa (30’ di ritardo).
Veloci formalità doganali, controllo febbre gialla (l’unico del viaggio), all’area recupero bagagli conosco Mahamadou che ci sta aspettando.
Carichiamo le borse sui nostri mezzi, 30 minuti per arrivare in hotel, diverso da quello richiesto via fax dall’’Italia.
Il corrispondente ci porta all’Hotel Maourey, discreto per gli standard Africani ma definito pessimo dai partecipanti che non sono ancora abituati alle sistemazioni Africane. In corso di viaggio, vedendo dove dormiremo, ce lo ricorderemo come una reggia.
Mercoledì 29 ottobre, secondo giorno (Jeep, 190 km - 5 ore)
Niamey – Téra (N)
Mattinata dedicata alla preparazione del viaggio: cambiare gli Euro in CFA, comprare bombola gas con adattatore(27.000 CFA), scorte d'acqua (4500 CFA cartone da 12 bottiglie 1.5 litri) e viveri, conferma voli.
Raccolgo la cassa viaggi, parte della cassa comune e i soldi "privati" dei partecipanti, Mahamadou mi accompagna da un tipo dove cambio in nero a 660 CFA per Euro.
Verso le 10.00 partiamo a piedi per la visita di Niamey, abbiamo deciso di allungarci sino a Gorom Gorom per il mercato del giovedì e pertanto abbiamo il tempo per la visita della città.
Primo impatto con il caos delle strade Africane: mercati, baracche, venditori, auto, polvere, caldo.
Visita al museo (1000 CFA pax ), discreto, ci allunghiamo sino al ponte sul Niger dove, sulla sponda est, vediamo uno bello scorcio del porticciolo dei venditori di zucche.
Pausa bibita, ci buttiamo per un veloce giro al Gran Marche, a nessuno è piaciuto.
Alle 14.00 partiamo in direzione Nord, 90 km (2 ore) di buona strada asfaltata, a Fariè un traghetto ci fa attraversare il Niger. Questa è la vera Africa, bellissimo scorcio d’umanità.
Ancora 2 ore di pista, la velocità si riduce drasticamente e solo al tramonto arriviamo a Terà dove cerchiamo l'unico campment segnalato dalla Planet.
Molto spartano, ha alcune camere con bagno a secchi, tutte occupate, ci fanno montare le tende nell'ampio cortile, bagno all'Africana alla “belle etoille” e doccia con secchio. Approfittiamo del bar per cucinarci una spaghettata in cassa cucina. Le zanzare ci fanno compagnia, ma è normale visto che siamo sulle sponde del fiume.
Mercoledì 30 ottobre, terzo giorno (Jeep, 265 Km, 7 ore)
Téra – Frontiera BF – Sitenga (BF) – Dori
Sveglia all’alba, colazione in cassa cucina, subito in marcia verso la frontiera con il Burkina.
La pista è molto brutta, si procede lentamente ma si attraversano bellissimi paesaggi sub. Sahariani. Solo alle 12.00 (4 ore di pista) arriviamo al posto di frontiera di Sitenga. Un’ora per le formalità doganali in ingresso nel Burkina (compreso il mio visto di cui ero sprovvisto). Facciamo un giretto per il mercato di questo paese di confine, tipico ma poco interessante, fa troppo caldo e non siamo ancora abituati.
Ancora due ore di brutta pista sino a Dori, ci ristoriamo e sistemiamo all’Oasis Hotel, usciamo nel tardo pomeriggio per la visita della città. La fabbrica dei famosi tessuti di Dori è chiusa, giretto per il mercato e rientro in hotel.
Dopo cena torniamo in pese a bere qualcosa da Chez Soire, tipicamente Africano, qualche prostituta, praticamente vuoto.
Giovedì 31 ottobre, quarto giorno (jeep, 200 Km – 9 ore)
Dori – Gorom Gorom – Dori – Bani - Bogande (BF)
Colazione in hotel, alle 07.30 c’incamminiamo per la pista nord verso Gorom Gorom, sterrata ma in discrete condizioni.
Lungo la strada incontriamo le varie etnie che abitano in questa zona che a piedi, con carri o in bici vanno verso il mercato.
Arriviamo a Gorom Gorom per le 10.00, paghiamo la tassa turistica (1000 CFA pax), il mercato vero e proprio deve ancora iniziare, da queste parti si anima molto tardi la mattina, Mahamadou mi aveva avvisato.
E’ comunque molto interessante e pittoresco girovagare per il villaggio a guardare la gente montare le bancarelle ed esporre le mercanzie.
Mentre il mercato si anima sempre di più, sotto un sole cocente ci allunghiamo a piedi verso il mercato del bestiame: un recinto pieno d’animali e pastori intenti a contrattare e barattare.
Dopo aver comprato dell’ottimo pane, alle 13.00 ripartiamo verso sud. Questo mercato ci ha pienamente soddisfatto, valeva il viaggio di due massacranti giorni di piste.
L’obiettivo per questo pomeriggio è di cercare di scender il più possibile a sud verso Fada Ngourma. Lungo la pista attraversiamo molti pittoreschi villaggi e delle zone acquitrinose molto spettacolari. Questo è il vero Sahel, zona predesertica che vive delle sempre meno abbondanti piogge stagionali che l’uomo riesce a raccogliere in invasi artificiali per la stagione secca.
Dopo essere ripassati per Dori, giusto il tempo per una veloce bibita fresca, alle 16.00 visitiamo le moschee sulla collina di Bani, molto interessanti e fotogeniche (1 ora), gironzola qualche improvvisata guida, chiedono una piccola somma pro-capite per un ipotetico consorzio del paese.
Lungo la strada, poco prima del tramonto, vediamo un animato mercato con un’improvvisata festa di musiche e balli.
Ci fermiamo 30’ minuti ad assaporare questo momento di vera Africa: genti in abiti tradizionali coloratissimi, musiche ritmiche, balli collettivi, bambini, per una volta sono loro a volerci fotografare, emozionante.
Ancora un paio d’ore di discreta pista, con il buio la velocità deve ridursi drasticamente, solo alle 21.00 arriviamo a Bogande, l’unico paese di una certa “importanza” segnato sulla cartina.
Gioco forza fermarsi qui, Mahamadou s’informa per un posto dove dormire, ci accompagnano in un simil campement disabitato, sporco, spartano e mal tenuto. C’è solo questo, abbiamo comunque una stanza e una doccia + una zona per cucinare in cassa cucina. Mandiamo gli autisti a prendere qualche birra in paese, veloce cena e a letto a combattere contro un’invasione di rane, sopravvivremo.
Venerdì 01 novembre, quinto giorno (jeep 300 km – 12 h)
Bogande – Fada Ngourma –Frontiera Benin - Natitingou (B)
Partiamo alle 07.00, 5 ore di pista sterrata per arrivare a Fada N'Gourma, grosso e anonimo centro sulla strada nazionale che attraversa il Burkina da est ad ovest.
Pranzo veloce, scorta di viveri (pane, frutta), finalmente la strada che ci porterà sino alla frontiera con il Benin (2 ore) è asfaltata. Un’ora e mezza per le formalità doganali in uscita dal Burkina e per entrare nel Benin, nessun problema se non la solita flemma dei funzionari di dogana, si ritorna sullo sterrato ma in buone condizioni.
Molto suggestivo il valico di montagna per arrivare a Natitingou, il paesaggio è completamente cambiato, ora è più verde e lussureggiante, i paesi sembrano meno poveri.
Arriviamo con il buio a Natitingou, quando vediamo il bellissimo e ben tenuto hotel di Miriam tiriamo un sospiro di sollievo, finalmente potremo dormire un paio di notti in un posto decente.
Prendiamo le stanze, ottima e ben servita cena in terrazza, prezzo adeguato al posto ma ne vale la pena.
Presso Miriam è anche disponibile una postazione internet, lavanderia e piccolo negozio d’oggetti d’artigianato.
Sabato 02 novembre, sesto giorno (152 km – 6 H)
Natitingou – Villaggi Somba e Taneka – Natitingou
Sveglia comoda, ottima colazione in hotel, alle 8.30 partiamo verso nord per la visita ai villaggi Somba. Mahamadou non conosce perfettamente la zona, risale la collina a nord e poi a sinistra in direzione Boukande, strada sterrata.
Circa 1h e 30' minuti per arrivare ai villaggi, nascosti tra i campi di mais e miglio, visitiamo questi caratteristici villaggi con le case costruite a mo' di fortezza con torri laterali. Orami il turismo è arrivato anche qui, veniamo subito avvicinati da simil guide che si offrono di accompagnarci, obbligatorio versare una mancia al capo famiglia per entrare in casa, sono comunque ancora ben conservate e tipiche, sicuramente molto meno le popolazioni che hanno oramai abbandonato le usanze tradizionali.
Ogni famiglia ha la propria casa-fortezza, sono vicine una all'altra e girando per i campi si possono visitare più complessi abitatiti.
Per le 11.00 arriviamo ad una piccola zona adibita mercato, poche le merci esposte ma è stato un bello scorcio di vita rurale. Per le 13.00 siamo a Natitingou, approfittiamo delle nostre provviste per pranzare in un ristorantino, breve pausa per evitare la calura del pomeriggio.
Verso le 16.00 partiamo in
direzione sud, 60 km di strada asfaltata ed incontriamo l'indicazione per il
villaggio Taneka di Koko. Lasciata la strada asfaltata, una brutta pista ci
porta sino al villaggio dove siamo subito contattati da alcuni giovani che si
spacciano come guide ufficiali del consorzio del villaggio. Vogliono una cifra
spropositata (1500 CFA pax con biglietto, contrattiamo per 10.000 per tutto il
gruppo senza biglietto), accompagnati dal figlio del re Taneka del villaggio
(riconoscibile per i segni sul viso), visitiamo il pittoresco villaggio,
completamente diverso da quelli Somba. Tipiche case con il tetto di paglia,
arroccate sulla collina, entriamo nella corte del re e solito rito di foto a
fianco del vecchio reggente (anche qui mancia, in Africa si paga veramente
tutto). Sempre accompagnati dalla guida arriviamo al mercato, giretto, in un'ora
facciamo tutto.
Ritorno notturno verso a Natitingou, ottima cena prenotata nel pomeriggio, qualcuno scende in paese ma ritorna deluso, non è posto da vita notturna.
Questa giornata è stata relativamente interessante anche se queste etnie sono oramai completamente civilizzate ed occidentalizzate. Resta solo qualche anziano a mantenere vive le tradizioni, i giovani oramai vogliono vestire all'occidentale, denaro, coca cola e TV. In pochi anni resterà ben poco, forse solo nelle zone più remote sulle montagne ai confini con il Togo (molto vicino, popolazioni Tamberna ma molto simili ai Somba).
Domenica 03 novembre, settimo giorno (Jeep 340 Km – 10 H)
Natitingou – Savalou – Abomey (B)
Giornata dedicata al trasferimento verso sud, tutta strada asfaltata e man mano che ci si avvicina al mare il traffico diventa sempre più caotico, nulla d'interessante se non qualche mercatino in qualche villaggio. Il paesaggio è completamente cambiato, la zona è più verde e tropicale, peccato che oramai l'uomo abbia completamente disboscato quest’unica risorsa.
Impressionante notare quanti venditori di legna e carbone lungo la strada, sono praticamente dei nomadi del legno, con le loro improvvisate baracche si spostano, insieme alla famiglia, sempre più sud man mano che la foresta non ha più lavoro per loro. Prima di Bohicom attraversiamo una zona di piantagioni d’ananas, tantissime bancarelle lungo la strada, piove a dirotto e preferiamo non fermarci.
Sosta pranzo a Sacalou, verso le 15.00 siamo a Bohicom, grosso centro industriale con un animato mercato. Cerchiamo il mercato dei feticci, nessuno sembra sapere esattamente dove si svolge, qualcuno addirittura c’indirizza fuori città, giriamo svogliati per il mercato e facciamo provviste di frutta.
Abomey è praticamente la città vecchia di Bohicom, arriviamo nel bel hotel a la Lune di Monique, curato, ben tenuto, ci sistemano a dormire in una dependance con ottime stanze con bagno.
Qualche ora libera per telefonare e riposarsi, cena in hotel, nel pomeriggio ho pattuito uno spettacolo di danze tipiche del gruppo folcloristico del re, 30.000 CFA per tutto il gruppo, da pagarsi a questo fantomatico re, poco interessanti ma per quello che abbiamo da fare la sera è andato iù che bene.
Solo l'indomani scoprirò che vi sono più re di Abomey, ognuno con la propria famiglia e relativa reggia, sono oramai dei normali cittadini forse solo un po' più ricchi del resto della popolazione.
Lunedì 04 novembre, ottavo giorno (Jeep 130 km - 3 ore)
Abomey – Cotonou (B)
Sveglia comoda e colazione in hotel, iniziamo con la visita del villaggio di Detohou, poco fuori la città. Siamo nella zona dei feticisti e dei riti voudou, questo piccolo villaggio è pieno di feticci e altari vouduo. Aspettiamo una guida ufficiale, c’incamminiamo in solitaria per il piccolo villaggio, incontriamo dei fantomatici feticisti che ci ospitano nella loro casa per farci vedere alcuni riti vuoduo (3000 CFA). Nel complesso non molto interessante ma non si poteva perdere, crederci o non crederci. Torniamo ad Abomey ed andiamo a visitare il Museo del Palazzo Reale: un complesso di costruzioni e giardino ora adibito a museo. Visita guidata (1000 CFA pax), circa un’ora, abbastanza interessante e ben conservato, da un’ampia idea del regno di Dahomey e del loro stile di vita. Attenzione che in città vi sono parecchie case reali (tante quanti i re), solo quella con il museo vale la pena di essere visitata
Verso le 14.00 c’incamminiamo verso Cotonou, 2 ore per raggiungere la città, qui il traffico si fa veramente caotico e Mahamadou non si trova a suo agio a guidare. Con qualche difficoltà troviamo Les Alises, spartano ma carino, optiamo per il poco migliore Lettoral du Soleil, praticamente attaccato, sempre sulla spiaggia.
Qualche ora liberi, qualche coraggioso fa il bagno ma la giornata non è delle migliori, attenzione che in queste acque segnalano parecchi annegamenti dovuti alla risacca delle onde, forse meglio evitare. Nessuno ha voglia di andare in città, qualcuno ci proverà la sera in cerca di vita notturna, torneranno abbastanza delusi.
Aperitivo al bellissimo bar dell’Alises (caro) e cena a base di pesce.
Martedì 05 novembre, nono giorno (Jeep 110 km - 3 h)
Cotonou – Ganviè – Ouidah (B)
Breve sosta in città per cambiare e fare provviste, verso le 10.00 ci dirigiamo verso Ganviè, un’ora di strada sino all’imbarcadero.
Dapprima noleggio le piroghe, ci sembrano però parecchio insicure, cambiamo per una lancia a motore, coperta per evitare delle insolazioni (30000 CFA per tutto il gruppo).
Circa 2 ore per la visita del villaggio palafitticolo, come al solito il barcaiolo cerca di fermarsi nei vari negozi di souvenir, basta fargli capire che non interessa. Questo particolare villaggio è piaciuto quasi a tutti anche se oramai ha perso molto della sua originalità E’ però carino vedere come la gente viva interamente su queste piccole piroghe: ci mangiano, fanno il mercato, pescano, tutto in barca.
Nel frattempo Mahamadou torna in città per cercare qualche pezzo di ricambio per le macchine (parabrezza per daily e gomme per toyota), finita l’escursione lo troviamo ad attenderci e torniamo verso Cotonou.
La strada denominata Corniche de Pecheurs parte praticamente dall’Hotel des alises, ne approfittiamo per fermarci nell’hotel della notte precedente per far pranzo.
Imbocchiamo la Corniche, pista sabbiosa di 40 lungo la spiaggia, con zone di palmeti e molti villaggi di pescatori. Suggestivo, tipico, ci fermiamo per assistere alla contrattazione dei pesci appena scaricati sulla spiaggia, interessante.
Per le 16.00 siamo alla "porta del non ritorno" di Ouidah, un enorme monumento sulla spiaggia costruita in ricordo della tragedia della tratta dei neri. Mentre Mahamadou cerca una sistemazione a Ouidah, gli hotel segnalati o conosciuti sono tutti chiusi, visita guidata alla Fortezza portoghese e annesso museo, carina e ben conservata (1000 CFA pax + mancia guida).
Cala la notte e non possiamo fare la Route des Esclaves, percorso di 4 km che gli schiavi percorrevano per raggiungere le navi per essere imbarcati, ricca di punti d’interesse come il tempio dei serpenti, la casa do Brazil, etc, già in ogni caso ampiamente spiegate dalla guida del museo.
Ci sistemiamo nel pessimo motel trovato da Mahamadou, in pratica un albergo ad ore con annesso night club (vuoto), ma non c’è nulla di meglio. Organizzo per la cena, tutto sommato buona (pesce, avevano solo quello).
Mercoledì 06 novembre, decimo giorno (Jeep 150 km - 4 h)
Ouidah – Frontiera Togo – Lomè (T)
Solo 50 km per arrivare alla frontiera con il Togo (un'ora) due ore per sbrogliare le formalità doganali (visto, mance, ect), il posto di frontiera è abbastanza carino e trafficato.
Entriamo nel Togo, la strada costiera è trafficata e il paesaggio è completamente cambiato. Il Togo sembra più moderno e benestante dei paesi confinanti, lungo la strada si vedono parecchie industrie.
Per le 12.00 siamo al Robinson Plage, poco fuori Lomè; il posto è carino, sulla spiaggia tra un piccolo palmeto ma la veduta sul mare dà sul porto e su un complesso industriale poco distante. Qualche difficoltà per sistemarci nelle stanze di diverse categorie (singole senza bagno, doppie normali e stanze con A/C molto carine), appena sufficienti per il gruppo. Pranziamo e ci rilassiamo sino alle 15.00.
Partiamo per il centro di Lomè, visita al mercato dei Feticci, in una zona distante dal Gran marche di Lomè.
Qui veniamo subito avvicinati dalle fantomatiche guide del posto, praticamente impossibile evitarle e dobbiamo obbligatoriamente assoldarne una. Ci porta nel retro di una bottega dove ci fanno vedere alcuni riti feticisti (con annesso tentativo di vendita d’amuleti), giretto per questa piccola piazzetta con numerose bancarelle d’oggetti e amuleti per riti feticisti: teste di cavallo, serpenti essiccati, rane, scimmie mummificate etc. Abbastanza macabro e poco pittoresco, può piacere solo a veri estimatori di questa cultura, purtroppo non abbiamo visto nessun locale acquistare o interessarsi a questi prodotti tanto da dubitare che siano oramai esposti solo per i turisti.
Con le jeep andiamo al Gran Marchè, un intero quartiere adibito a mercato, interi capannoni e strade pieni di bancarelle e umanità, solo prodotti moderni, tanto caos e casino. Personalmente non ho notato le famose Mama Benz di cui parla la Planet, diciamo piuttosto che da queste parti tutte le donne di una certa età sono di un peso "rilevante" e quindi è stato difficile capire il significato di Mama Benz.
Attenzione ai borseggiatori, macchine fotografiche e marsupi rigorosamente non in vista o, meglio ancora, a casa.
Nel rientrare al Robison Plage proviamo ad informarci al ristorante Chez Alice, 4 chilometri ad est del Robinson, dove pare che ci sia una serata danzante. Il menù non c’interessa e pertanto optiamo per cena al Robinson. Ci godiamo il tramonto sulla spiaggia, non male ma peccato per il panorama sia rovinato dal porto, dopo cena andiamo ad assistere allo spettacolo delle Danze togolesi. Costumi originali, balli e canti tipicamente togolesi, forse un po' troppo lungo per persone non propriamente interessate.
Arrivando a Lomè abbiamo superato la città di Aneho, mi è sembrata più ordinata e meno caotica di Lomè con buone possibilità di soggiornare lungo la costa, potrebbe essere una valida alternativa.
Giovedì 07 novembre, undicesimo giorno (Jeep 250 km – 6 h)
Lomè – Frontiera Ghana – Accra – Winneba (G)
Cerchiamo di partire presto, oggi ci aspetta la mitica frontiera Ghanese, Mahamadou è già teso prima di partire.
Sinceramente il posto di frontiera mi è parso molto pittoresco e caratteristico, lungo la strada prima della dogana ho potuto assistere a scorci di vera vita Africana: bancarelle, gente che va e viene, cambiavalute, botteghe, ristoranti improvvisati, venditori ambulanti.
Ne approfittiamo per una veloce colazione in qualche bancarella (omelette, caffè e pane per pochi spiccioli), entriamo in dogana. Mahamadou trova una signora che ci accompagnerà nei vari uffici per espletare le formalità d'uscita dal Togo (facile) e ingresso nel Ghana, circa 1 ora e mezzo per compilare il form, presentarsi davanti al funzionario uno ad uno, correggere eventuali errori nel form (sono molto pignoli e fiscali), altra fila presso un altro sportello. Riusciamo a far tutto senza problemi, ci fermiamo ad aspettare Mahamadou intento a contrattare le mance per il nostro passaggio. E' sempre più incazzato, dapprima gli chiedono una cifra esorbitante, senza perdere la calma ma con lunghe ed estenuanti attese, riesce a concludere con 10 Euro pax.
In tutto 3 ore per passare, è veramente la peggior frontiera del viaggio.
Siamo nel Ghana, l'unico paese di lingua inglese del nostro tour, sembra abbastanza moderno e benestante. La strada costiera è parecchio trafficata ma in buone condizioni, siamo stufi di anonimi e caotici centri urbani per cui decidiamo di bypassare Accra (a nessuno interessa il museo) per cercare di allungarci il più possibile ad est verso la zona delle fortezze sul mare.
Consultando i miei appunti e la Planet, concordo con Mahamadou di cercare una sistemazione a Winneba, piccola cittadina sul mare che offre alcuni scorci ed atmosfere caraibiche, con le tipiche case coloniali inglesi.
L'hotel Sir Charles Tourist Center segnalato dalla Planet è veramente una topaia, seppur sia sul mare, ci informiamo e troviamo il Lagoon Lodge, un piccolo albergo ben tenuto ed ottimamente gestito all'interno del campus universitario. Forse una delle migliori sistemazioni nel rapporto qualità/prezzo, molto bello il tramonto sulla vicina laguna.
Cena in un ristorante consigliato dal proprietario del locale, la città è veramente carina, sembra giovane e vivace anche se non vi sono cose particolari da visitare.
Venerdì 08 novembre, dodicesimo giorno (Jeep 250 km - 8 h)
Winneba – Abanze – Elmina – Kumasi
Giornata dedicata alla visita dei pittoreschi forti sul mare, dopo un’ora di viaggio siamo ad Abanze. Scendiamo sulla spiaggia dove attraccano e partono numerose barche di pescatori, girovaghiamo tra le contrattazioni del pesce e il lavoro dei pescatori, molto carino.
Il Fort Kormatin si erge su una piccola collina che sovrasta la spiaggia, paghiamo una piccola mancia per visitarlo; disabitato, mal tenuto, bello lo scorcio sulla spiaggia dei pescatori.
Ancora 40 km e arriviamo a Cape Coast, una delle maggiori città della costa, andiamo direttamente al Cape Coast castle, in pieno centro. Ben conservato e ristrutturato, visita guidata di circa un’ora e mezza (20000 Cedis Pax) con ampia spiegazione dei vari locali adibiti alla raccolta e smistamento degli schiavi destinati alle colonie. Molto suggestiva la porta che dà sul mare, anche su questa spiaggia un fermento di barche e pescatori, molto bello. Dai bastioni del castello si possono vedere gli altri due forti della città, fort William e Fort Victoria, entrambi chiusi. Bibita in un piccolo baretto fuori dalle mura del forte, ripartiamo per Elmina con l’intenzione di riuscire ad arrivare a Kumasi in serata.
Un’ora d’auto, arriviamo ad Elmina, famosa per il St George’s Castle, proclamato patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Anche questo forte è ben conservato e ristrutturato, visita del castello e del museo (30.000 Cedis), forse vale i centinaia di chilometri che abbiamo dovuto fare per raggiungerlo. Per visitare il secondo forte della città, Fort St Jago, bisogna salire su una collina, bel panorama della città. Scendiamo alla foce del fiume adibita a porto e mercato, mentre pranziamo viviamo un po’ di quest’atmosfera “Africana”.
Purtroppo Kumasi è lontana, alle 15.00 ripartiamo, ancora 150 Km di strada asfaltata ma piena di buche, la velocità è ridotta e solo in serata riusciamo ad arrivare in città. Ho solo una segnalazione di un hotel, lo stesso che conosce Mahamadhou, è troppo tardi per girare a cercare qualcosa e il traffico è caotico, ci accontentiamo dello squallido e sporco Hotel Melody, più propriamente un bordello visto l’andazzo di donnine tutta la notte.
Per cena ci facciamo consigliare in Hotel, ceniamo in un buon hotel distante 15 minuti in direzione aeroporto, praticamente un edificio adibito a ristorante e dancing, buon servizio e buona cucina, prezzi accettabili.
Sabato 09 novembre, tredicesimo giorno (Jeep 100 km – 3 h)
Kumasi (G)
Mattina dedicata alla visita dei villaggi nei dintorni di Kumasi, a nord quello degli artigiani di Ahwiaa, praticamente un sobborgo di Kumasi lungo la strada. Deludente, una lunga fila di negozietti, tutti con gli stessi oggetti in legno sicuramente poco artigianali, posto spenna turisti.
Più originale, seppur già turisticizzato, il villaggio dei tessitori di Bunwire, 40 km a nord della città. Giretto giudato del paese, poco interessante, visita d’alcune botteghe di tessuti, nessuno ha acquistato nulla. Mattinata deludente, il pomeriggio è dedicato alla visita della città.
Mahamadou ci lascia al Kejetia Market, un vero casino di persone e macchine, a piedi raggiungiamo il National Cultural Centre, dove lontani dal caos riusciamo a pranzare in tranquillità. Visita dell’annesso museo Prempeh II, piccolo ma con interessanti oggetti della cultura Ashanti.
In taxi (contrattare prima) andiamo al Manhyia Palace Museum, l’ultima residenza reale Ashanti, un bell’edificio coloniale pieno di cimeli appartenuti agli ultimi re Ashanti (dal 1900 in poi).
Per cena non vogliamo rischiare, torniamo allo stesso ristorante della sera prima, sempre ottimo.
Domenica 10 novembre, quattordicesimo giorno (Jeep 350 km - 14 h)
Kumasi – Wa (G)
Abbiamo già concordato ad inizio viaggio di evitare di passare per la Costa d’Avorio per raggiungere Gaoua, seppur dovendo fare un giorno in più di viaggio non possiamo rischiare la sicurezza del gruppo e le notizie sulla guerra civile in Costa d’Avorio non ci hanno lasciato dubbi sulla scelta.
Tappa di puro trasferimento, svegli all’alba, i primi 100 chilometri di buona strada dopodiché altrettanti di strada butterata da enormi buche, la media oraria si riduce drasticamente. Ancora un pezzo di pista non asfaltata e in pessime condizioni, solo gli ultimi 50 km sono migliori. Lungo il tragitto abbiamo attraversato numerosi ed anonimi villaggi che tutto sommato ci hanno dato l’idea della vita rurale Ghanese. Qui si è più poveri ma più ospitali che sulla costa, il turista è ancora una rarità e pertanto accolto con curiosità e gentilezza.
Arriviamo a Wa in serata, per fortuna l’Upland Hotel ha stanze decenti e un buon ristorante (meglio prenotare almeno 2 giorni prima), veloce cena e a letto ormai sfatti.
Lunedì 11 novembre, quindicesimo giorno (Jeep 200 km – 12 h)
Wa – Frontiera BF – Hamale – Gaoua (BF)
Altra tappa di puro trasferimento, la pista che porta al confine con il Burkina è interamente sterrata con molte buche, parallelamente stanno costruendo una nuova strada asfaltata ma, a sentire Mahamadou, sono decenni che è in costruzione e non si conosce la data d’apertura.
All’ultimo paese del Ghana cerchiamo qualcuno per cambiare i Cedis rimasti, in uscita dal Ghana sono carta straccia, cambiamo abbastanza convenientemente da un camionista di passaggio. Alla frontiera Ghanese molti meno problemi che per entrare, abbastanza veloci e senza tanti controlli (pagato, naturalmente). Un po’ più lunga l’entrata nel Burkina, ci fanno alcuni problemi poiché il nostro visto (meno che il mio che non c'era) era per un solo ingresso, pagato un po’ più del solito e riusciamo a passare (2 ore). Pausa pranzo nel primo paese dopo la frontiera, non si trova praticamente nulla da mangiare, solo riso e pollo presso qualche bancarella. Lungo la strada incontriamo parecchi villaggi caratteristici, è una zona molto povera e rurale, molto suggestivo vedere sbaraccare al tramonto il mercato di un paese, moltissima gente per la strada, emozionante. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Dièbougou, Mahamadou deve far riparare una gomma e sostiamo un’oretta per assistere ad un comizio politico (sono uguali ai nostri, tante chiacchiere e promesse….. scuole, sanità, sicurezza, benessere per tutti).
Valuto se fermarmi qui a dormire e domani fare Gaoua-Loropeni-Banfora, decidiamo di proseguire.
Solo in serata arriviamo a Gaoua, superiamo l’hotel del Libanese (hala), sicuramente ben tenuto ma molto caro, entriamo in città per cercare qualcosa. Mahamadou conosceva una sistemazione presso un complesso di bungalows usato dagli operai di qualche progetto di cooperazione, è pieno ovvero non ci vogliono ospitare. L’unico Hotel segnalato dalla Planet, in centro, è una vera topaia, con Night annesso, un bordello di nome e di fatto. Scelta immediatamente esclusa, chiediamo ancora in giro e veniamo indirizzati verso l’ENAIP, un moderno istituto professionale per Insegnanti costruito dagli olandesi. Prendiamo contatto con il direttore, non ci sono problemi per dormire, ci sistemano in un complesso isolato con diverse stanze e bagni, in centro un patio per mangiare con la cassa cucina, perfetto.
Cena in cassa cucina, diamo fondo alle ultime scorte di viveri, a letto presto.
Martedì 12 novembre, sedicesimo giorno (Jeep 210 km – 10 h)
Gaoua – Villaggi Lobi – Loropeni – Banfora (BF)
Perdiamo un paio d’ore per riuscire a riparare la jeep e telefonare a Banfora per prenotare, solo alle 10.00 usciamo da Gaoua x vedere i villaggi Lobi di Ello e Loropeni. Il villaggio di Ello è il più grande della zona Lobi e già più modero, c’inoltriamo in una pista tra i campi per cercare altri villaggi più tipici. Una simil guida raccattata per strada ci porta al cimitero dei re, alcune capanne di terra ricostruite come le antiche tombe lobi con all’interno manichini raffiguranti i vari re e alcuni loro oggetti. Nulla di speciale, molto carino e caratteristico il villaggio vicino al complesso tombale, da visitare. Anche qui solita richiesta di denaro per ogni foto, la presenza turistica in questa zona è più massiccia e si vede.
Prendiamo in direzione Loropeni, questo tratto di strada è pieno di caratteristici villaggi Lobi esattamente identici a quello di Ello, ci fermiamo per visitarne ancora uno. Siamo tutti molto stanchi e svogliati, oramai pensiamo già al rientro a casa.
La zona è però molto bella, villaggi grandi e piccoli sparsi tra i campi, alcuni laghetti per conservare l’acqua nella stagione secca, si potrebbe organizzare un bel trekking di uno o più giorni.
Oltre ai lobi visitiamo anche un villaggio dell’etnia Gan, la popolazione che viveva in queste zone prima dell’arrivo dei lobi.
Visitiamo la scuola della zona, lasciamo al direttore il materiale didattico portato dall’Italia, ci fanno vedere le aule strapiene di bambini, anche questa scuola è stata costruita da qualche organizzazione umanitaria.
La pista per Banfora non è delle migliori, tutta sterrata, ancora qualche foratura e solo per le 18.00 arriviamo a destinazione. L’hotel Canne du Sucre è molto bello ed accogliente, ottimi i bungalows con ventilatore costruiti a mo’ di capanne lobi.
Ottima cena, passiamo la serata a chiacchierare e sorseggiare l’ottimo rum home made offerto dal gestore dell’hotel. Banfora è una piacevole città, moderna ma non troppo caotica, l’atmosfera del giardino dell’hotel è molto rilassante con un ottimo servizio bar.
Mercoledì 13 novembre, diciassettesimo giorno (Jeep 140 km – 6 h)
Banfora – Sindou – Lago Tengrela – Banfora
Qualcuno preferisce passare una giornata di relax nella stupenda piscina dell’Hotel, altri (me compreso) fanno un giretto in centro per cambiare un po’ di euro, purtroppo trovo solo presso la banca con un cambio sfavorevole. Partiamo verso le falesie di Sindou, 70 chilometri di pista molto brutta ma che attraversa un bellissimo paesaggio tra campi di canna da zucchero, questa zona è ricca d’acqua e molto verde. Piccolo intoppo ad un posto di controllo della polizia, Mahamadou non vede il cartello d’Alt, prosegue per qualche metro oltre la linea, i poliziotti s’incazzano e controllano minuziosamente tutti i nostri documenti. Perdiamo un’ora, multa per Mahamadou, è incazzato nero. Purtroppo arriviamo solo alle 12.00 a Sindou, subito avvicinati dalle solite guide che chiedono 1500 CFA pax per la visita di 1 ora, contrattiamo per 10.000 CFA per il gruppo senza biglietto (in concreto s’intascano tutto). La falesia è molto bella, la salita non è impegnativa, peccato per il gran caldo. La guida ci spiega la storia di queste montagne, ritenute dimora degli dei dalle popolazioni a valle.
Sulla via del ritorno ci fermiamo a visitare un bellissimo villaggio con le tipiche case rotonde con il tetto a punta, veramente bello e genuino, cerchiamo di non abituare queste genti all’usanza della mancia in cambio di foto.
Solo uno dei due mezzi devia per il Lago Tengrelà, nessuno fa il giro in piroga, molto deludente e da evitare. Pomeriggio libero per rilassarsi, qualcuno va in paese a vedere il mercato e cercare qualche negozio di souvenir, ancora cena in hotel. Questa sera avevamo deciso per optare di mangiare alla carta, scelta errata poiché abbiamo dovuto attendere più di un ora per essere serviti, meglio quindi prenotare un menù fisso in anticipo.
Giovedì 14 novembre, diciottesimo giorno (Jeep 250 km – 4 h)
Banfora – Kuomi – Lago Dafra – Bobo Dioulasso (BF)
Partenza comoda, bella e scorrevole strada sino a Bobo Dioulasso, 2 ore e siamo fuori città. Prima di andare in Hotel ci dirigiamo al villaggio dell’etnia Bobo di Kuomi, dove arriviamo alle 11 (ticket generale 13.000 CFA). Il paese è ancora caratteristico anche se mal tenuto, molto turistico ma vale la pena della visita che dura circa un’ora. Prendiamo le stanze, pranzo, visita della città: mercato, moschea, quartiere degli artigiani. Purtroppo troppo noiose le improvvisate guide che vogliono accompagnarci, siamo stanchi e stufi e non sopportiamo più queste imposizioni. Il mercato è abbastanza tranquillo, ci aspettavamo più possibilità di trovare bancarelle di souvenir, solo una piccola parte del mercato è adibito ad oggetti per turisti, troppo tachenti ed insistenti i venditori, le solite maschere e bogolan, nulla di particolare. Addirittura ci impediscono di fotografare la moschea, inutile discutere, torniamo in hotel. Con i mezzi andiamo verso lo stagno sacro di Dafra, 4/5 Km di pista dalla città, nulla di particolare anche se il posto è abbastanza bello. I pesci gatto sono veramente enormi, non riusciamo a vedere il macabro rito del lancio del pollo, forse meglio così.
Nel pomeriggio confermo i voli per telefono all’agenzia Air Algeri di Ougadogou, non fanno conferma per il volo Alitalia, sembra impossibile farlo, speriamo che Mahamadou abbia provveduto da Niamey. Passo al ristorante per prenotare, molto rustico, si mangerà normalmente ma con una lunghissima attesa.
A Bodo diversi night e discoteche, forse l’unico posto che permette un po’ di vita notturna.
Venerdì 15 novembre, diciannovesimo giorno (Jeep 450 km – 14 h)
Bobo Dioulasso – Sikasso – Bougouni - Frontiera Mali –– Bamako (M)
Partiamo all’alba, ci dobbiamo fare 450 km per raggiungere Bamako in giornata, non vogliamo rischiare di essere ancora in viaggio il giorno della partenza, in Africa gli imprevisti sono sempre in agguato e ci è sembrato opportuno arrivare a Bamako con una notte d’anticipo.
Bella strada sino a Sikasso, colazione in bancarella, pista sterrata sino al confine. Lunghe procedure per l’ingresso nel Mali, enorme mazzetta, la strada diventa asfaltata sino alla capitale.
Pranzo improvvisato in un paesino, non si trova nulla "di commestibile", man mano che ci si avvicina a Bamako il traffico aumenta, in città è veramente impossibile e c’è una spessa cappa di smog.
Troviamo l’hotel Yamey (ex Le Fleuve dei Coccoletti), diventato una topaia con gestore indisponente, una parte del gruppo si sistema qui mentre altri optano per il lussuosissimo Hotel Salam.
Ultima cena in compagnia dei nostri autisti, discorso d’addio ed a letto.
Sabato 16 novembre, ventesimo giorno (Jeep -+ Aereo 30 km – 1 + 6 h)
Bamako – Aeroporto – Algeri
Giornata libera sino alle 17.00, qualcuno visita la città (poco interessante, solo un gran casino), altri preferiscono riposarsi in piscina.
Alle 17.00 siamo tutti insieme davanti all’Hotel Yamey, arriviamo in aeroporto con largo anticipo. Lunga attesa per il Check-in, solita ressa africana, nessuno rispetta le code. Check-in individuale, tutti i bagagli vengono etichettati solo sino ad Algeri dove dovremo fare una nuova carta d’imbarco per Roma. Controllare attentamente tutto giacché il personale è parecchio pasticcione.
Dopo il check-in bisogna pagare la tassa d’imbarco (12.000 CFA), presentarsi allo sportello con la carta d’imbarco. Anche qui un disastro, coda africana, impiegata flemmatica ed indisponente, non ho più la dovuta calma per sopportare.
Veloci e superficiali controlli doganali, ancora riconoscimento bagagli ai piedi dell’aereo, altra perquisizione prima di salire.
Notte di volo, atterriamo a Dakar, rimaniamo sull’aereo in attesa del decollo. Per fortuna l’aereo è quasi vuoto, riusciamo a coricarci e riposare tutta la notte.
Domenica 17 novembre, ventunesimo giorno (Aereo 3 h)
Algeri – Roma - Milano/Bologna/Venezia
Atterriamo in prima mattinata ad Algeri, abbiamo 6 ore d’attesa e non si può uscire dall’aeroporto. Tutti i biglietti ed i passaporti sono ritirati dall’ufficio transiti. Snervante attesa, cerco di seguire tutte le pratiche poiché conosco la scarsa efficienza del personale, sembra tutto Ok. Qui si può richiedere di fare check-in sino a destinazione finale (Milano Roma Torino), purchè il volo sia sempre Alitalia, per Meridiana ed Air One solo sino a Roma.
Ci fanno entrare nella zona delle partenze, scendo all’ufficio transiti per richiedere il coupon per il pasto (dovuto), serve a poco poiché, nel periodo di Ramadam, al bar non hanno niente da mangiare, solo caffè e bibite.
Aspettiamo l’ora dell’imbarco, attimo di panico quando non vediamo i nostri bagagli ai piedi dell’aereo, lentamente arriva un carrello e possiamo imbarcare le nostre borse.
Atterriamo a Roma puntuali, molti hanno la connessione molto ristretta, veloce saluto ed ognuno per la sua strada.