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I gg giovedì 21 agosto 2003

Cuneo – Nizza – Bayonne (treno)

Parto in orario, piccolo ritardo sulla tratta Cuneo - Nizza, c’e’ comunque largo margine per la coincidenza.

Alla stazione di Nizza inizio a fare le mie prime conoscenze in corso di viaggio, un genovese che farà il cammino aragonese, Chantal che arriva dalla Corsica in bici e torna a casa.

Divido con lei lo scompartimento, ha fatto qualche tappa del "Camino" e mi fornisce alcune indicazioni. Piacevole ragazza, gentile, fine, ottima e discreta compagnia per passare questa notte di viaggio in treno.

Noto che mi riesco a giostrare molto bene con le lingue che conosco, swithcio agevolmente dall’inglese al francese, qualche problema con lo spagnolo ma sono sicuro che migliorerà.

Buonanotte, ottimo servizio cuccetta, il treno e’ quasi vuoto, alla faccia che mi preoccupavo di non trovare posto e sono corso a prenotare non appena possibile.

Nessun problema per la bici, nel mio scompartimento vi e’ uno spazio riservato sufficiente per 5/6 bici, sul treno altre 3 vagoni come questo. Il bigliettaio non ha minimamente controllato il supplemento bici (10 Euro), forse si poteva evitare.

 

 

II gg. venerdì 22 agosto

Bayonne – St Jean Pied du Port – Orreaga-Roncisvalle (Km. 30)

C’e’ pace sul treno, mi sveglio tranquillamente, colazione (nonostante mi fossi portato qualcosa da casa nel vagone ci sono i distributori automatici), bagno e immancabile sigaretta.

Ho un velato mal di testa, questa sera mi devo ricordare di non esagerare con la birra.

Aiuto Chantal a scaricare la sua bici, mi dispiace lasciarla, mi lascia il suo numero di telefono qualora abbia bisogno di un posto per dormire al mio rientro, lei vive vicino a Bayonne.

Prendo il trenino per St. Jean Pied du Port, anche qui spazio riservato alle bici, un’ora di viaggio.

Nel mentre mi cambio, tenuta da bici, sono pronto a partire ed iniziare il mio "Camino".

Appena arrivato a St. Jean vado subito all’ufficio “degli amici del "Camino"”, rue de la Cittadella, in pratica l’ufficio informazioni turistiche. Stanno per chiudere per pranzo, trovo un’impiegata molto gentile e disponibile che mi fa entrare ugualmente.

Compilo un paio di moduli, eccomi consegnata la mia credenziale. Sono un pochino emozionato, la signora se n’accorge e mi porta un bicchiere d’acqua, molto gentile.

Ho notato la gran disponibilità e gentilezza della gente di queste parti, dai bar ai ferrovieri sono tutti veramente gentili e sorridenti, sempre pronti ad aiutare il povero turista/pellegrino spaesato. Non sono certo come i ferrovieri e gli impiegati degli uffici pubblici italiani, viviamo proprio in un altro mondo.

Vado alla pensione Le Bernat, poco lontano, per recuperare la caparra versata un mese fa. E’ un posto carino, in pieno centro, quando preparavo questo viaggio pensavo che a St Jean vi fossero poche possibilità di trovare da dormire, invece ho notato che e’ pieno di chambre d’hote e 2 rifugi per pellegrini.

Sono le 13.00, non penso ad altro che iniziare a pedalare, parto immediatamente.

Voglio arrivare a Roncisvalle in tempo per visitare il posto, seguo la Ruote Nationale.

Prima 20 km di sali e scendi non impegnativi, il carico del bagaglio si fa sentire e sembra che non abbia mai fatto salite impegnative. Mi rendo però conto che manca “la testa”, sono un pochino stralunato, poco convinto, forse tutte queste ore di treno e le tante sigarette hanno inciso sull’umore e sul fiato.

Solo lungo la strada, nella solitudine della mia pedalata, mi rendo conto di aver iniziato questa grand’avventura, in solitaria con i miei pensieri. Avrò tempo per pensare.

Dopo l’abitato di Valcarlos, dove pranzo, inizia una lieve ma constante salita di circa 12 km, gli ultimi 3 abbastanza impegnativi, sento sempre di più il peso del carico. Non va bene, con la preparazione che ho dopo quasi 2500 su e giù per le montagne di casa, una tappa come questa dovrei non sentirla. Sono convinto, anzi spero, che sia solo una questione psicologica. Arrivo in cima al Passo dell’Ibaneta, 1057 mt. Slm, pochi km di discesa e sono a Roncisvalle. Il posto e’ veramente suggestivo, forse un po’ troppi turisti, vado a far timbrare per la prima volta la mia credenziale. M’indirizzano all’Hotel Jovenil, l’unico che e’ attrezzato per il ricovero delle bici, all’interno del monastero.

Anche qui la signora della ricezione e’ molto gentile, mi mostra la mia camerata, i bagni, il posto per la bici. Posto pulito e tranquillo, poca gente, 7 euro.

Doccia, esco per visitare il monastero, la chiesa, il museo (2 euro) e la sala Capitolare, purtroppo non sono arrivato in tempo per fare la visita guidata prevista per le 17.00.

Ho voluto passare la prima notte qui per andare alla messa delle 20.00 con benedizione del pellegrino. Non sono un vero credente, come tanti mi appello a Dio solo nei momenti del bisogno, ho però sempre creduto che qualcosa di divino esista e tante volte nella mia vita, momenti, fatti più o meno traumatici, mi hanno fatto pensare che comunque ci sia una giustizia divina.

E’ stato interessante seguire la messa in spagnolo, bella cerimonia in parte cantata. Durante la messa restavo con i miei pensieri e forse una preghiera l’ho anche detta affinché mi possa aiutare a finire questo viaggio ed evitare di venir investito da qualche  tir spagnolo. Molto toccante e’ stata invece la cerimonia della benedizione del pellegrino; il prete ci ha raccolti tutti davanti a lui, ha recitato ala benedizione in francese e spagnolo, un breve saluto con benedizione in altre 5 lingue, compreso l’italiano. E’ stato un momento veramente commovente.

Tutta quella gente raccolta in una splendida cappella, accomunata da un unico interesse, senza distinzione di lingua o cultura, tutti assorti e titubanti per il lungo "Camino" che stiamo iniziando. Non nascondo che mi e’ scappata qualche lacrima. Viaggiare in solitaria mi fa pensare troppo e mi rende facilmente commuovibile.

E’ sicuramente molto diverso dai miei tanti viaggi in gruppo, sempre preso dalle tante cose da fare, sempre con qualcuno intorno, sempre assillato dalle tante esigenze dei miei compagni di viaggio. In questi viaggi cerco sempre un po’ di spazio per me, ora, forse, ne ho anche troppo.

Per concludere questa giornata, fuori dei toccanti commenti delle righe precedenti, cena alla Posada Sabina, menu del pellegrino (7,5 Euro), una zuppa di patate (quasi puree, un po’ più liquido), trota con patate. Per fortuna i miei compagni di tavolo (2 francesi con i piedi già distrutti dalla prima tappa) non bevono vino e quindi mi scolo la bottiglia. Si nota da quanto ho scritto sin d’ora.

Al tavolo del ristorante, davanti a me, due inglesi cicliste, già incontrate altre volte durante il giorno, chiudo questo diario e provo a socializzare. Domani vi racconterò com’e’ andata.   

 

 

III gg sabato 23 agosto

Orreaga-Roncisvalle – Pamplona/Iruna – Puente la Reina  (Km 88)

Mi sveglio con tutti gli altri della mia camerata, mi viene subito in mente il consiglio della guida di evitare l’uso dei sacchetti di plastica, il continuo sfrigolare di questi sveglierebbe chiunque.

Cerco di essere il più discreto possibile, mi lavo ed esco a recuperare “cicina” (la bici, Ndr). Sono le 7,30, il bar è ancora chiuso, un paio di sigarette di buon mattino x ingannare l’attesa e apre il bar.

Niente croissant caldo, solo merendine confezionate e un caffè, meglio di niente. Mi sento bene, la giornata è fresca e nuvolosa, per le 8.00 parto in discesa in direzione di Pamplona. Evito il percorso pedonale, le guide indicano questo sentiero molto difficile e duro, meglio evitare inutili fatiche.

Senza grossi problemi arrivo in cima all’Alto di Mezkiriz ( 870 Mt. s.l.m.), noto che il percorso pedonale segue la strada e sembra in buone condizioni; lo seguo per un tratto in discesa, bella strada sino a Lintzoain, dopo il sentiero sale per uno stretto e sassoso sentiero. Torno sulla RN sino all’Alto de Erro (mt. 815 s.l.m.), le gambe rispondono bene e sono allegro; pedalo agevolmente ed in cima riprendo il sentiero in discesa. Un po’ difficile, alcuni tratti a piedi, ne vale in ogni caso la pena, tutto immerso nei boschi, c’è pace!. Pochi i pellegrini incontrati sin d’ora, a Zubiri mi fermo in una caffetteria/panaderia per un caffè e brioche, ottimo. Da Zubiri seguo la RN con alcune deviazioni su piste ciclabili che seguono la strada il cammino.

Pur perdendo il riferimento della mitica Flecha amarilla, ad un certo punto noto una bella ciclabile ben segnalata; la seguo sino a Buslada (sobborgo di Pamplona) e arrivo facilmente di fronte alla cattedrale di Pamplona. Gli spagnoli hanno fatto un imponente lavoro, hanno costruito una via ciclabile di oltre 30 km che gira tutto intorno alla città. Ho così evitato tutto il caotico traffico del centro.

Sto bene, non sento la fatica nelle gambe, mi concedo un’oretta per gironzolare nel bel centro storico. Pranzo con il solito panino e birra, riparto seguendo le indicazioni delle frecce amarillas per uscire dalla città. 5 km poi inizia una bella strada sterrata tra le colline orate coltivate a grano.

Sali e scendi non troppo impegnative, alcuni tratti devo scendere dalla bici, decido di proseguire per il sentiero sino all’Alto del Perdon. Bella pedalata, solo alcuni tratti difficili, in cima trovo un tipo inglese che ha “inventato” un mini ristoro-pronto soccorso per pellegrini, piacevole modo per vivere la pensione. Per la mia dovrò pensare a qualcosa di simile, sempre che Berlusconi ce la conceda prima degli 80 anni d’età. Mi bevo qualcosa, chiacchiero un po’ con il tipo, mi sconsiglia la discesa per il sentiero poiché molto accidentata. Lo ascolto, scendo per la statale per poi riagganciare subito il "Camino" presso l’abitato di Uterge. Seguo ancora il sentiero, sempre molto bello, piacevole la sosta presso la chiesa del centro di Obamos.

Oramai sono già 80 km di pedalata, nonostante non sento ancora la fatica forse è meglio che mi fermo a Puenta la Reina.

Il rifugio è pulito ed accogliente: doccia, bucato, il tutto con calma. Qui c’è pace e silenzio, sembra che nessuno abbia fretta, anzi, dormono tutti. Mi faccio un giro per il paese, sembra un mortorio, si ravviverà solo dopo le 19.00. Visito la chiesa del crocefisso, la cattedrale e il famoso ponte medioevale, bella passeggiata, le mie prime foto con “cicina” (in mancanza di donna .............stile viaggio di nozze!!!). Mi trovo a scrivere in un anonimo bar del centro, finalmente ho potuto provare le famose tapas: una fetta di tortilla, tipo frittata, alle verdure con prosciutto, molto buona. Alcuni bicchieri di vino, tutto abbastanza economico.

Forse grazie alla benedizione del pellegrino di ieri, oggi è stata una bella e piacevole giornata. Nonostante i 90 km non sono stanco, potere della fede.

A proposito: il baccagliamento delle tipe inglesi di ieri sera non è andato a buon fine, simpatiche tipe ma abbastanza sulle sue, è stata comunque carino scambiarsi qualche emozione. Non sapevano della benedizione della sera, ho dovuto cercare di raccontarle la toccante cerimonia, cosa cazzo ci sono andate a fare a Roncisvalle??

Dopo una raffica d’aperitivi, un po’ di lettura, vado a cercare un ristorante. Qui in Spagna non esiste l’abitudine del ristorante “all’aperto”, sono tutti locali bui sul retro di chiassose osterie. Scelgo il più spartano, la cameriera sembra che non mi voglia prendere, mi dice che non esiste menù del dia. Le chiedo cosa servono: insalata e carne (il titolare è il macellaio del paese), va benissimo. Ceno egregiamente con 10 Euro, esco ed assisto alla processione per il santo del paese. Su tutti i balconi della via centrale hanno steso dei panni con icone religiose di santi e martiri.

Andranno avanti con canti e preghiere tutta la notte, è una veglia di preghiera, io devo rientrare, il rifugio chiude alle 11.00. Mi addormento facilmente, sarà il vino, sarà la fatica, cazzi dei miei compagni di camerata, questa notte sento che russerò tremendamente.

 

 

IV gg domenica 24 agosto

Puente la Reina – Los Arco – Logrono – Najera (Km 104)

Avevo intenzione di dormire un pochino in +, lo sfrigolare (sempre sti cazzo di sacchettini), seppur discreto, dei miei compagni di camerata mi fanno inesorabilmente alzare alle 07.00. Penso che si siano vendicati del mio russare nella notte, qualcuno di loro lancia occhiate “incazzate” invece di augurarmi il buongiorno del mattino.

Non ci posso fare nulla, se non riescono a dormire che usino i tappi per le orecchie ovvero si bevano più vino, io ho dormito benissimo (della serie bastard inside, Ndr).

Mi preparo con calma, vado in una caffetteria del centro per un’abbondante colazione, per fortuna in Spagna si trovano facilmente panetterie-cafetterie che servono ottimi croissant caldi.

Parto con l’intenzione di seguire interamente il percorso pedonale, inizio piacevole, poi qualche salita, praticamente impossibile perdersi, me la prendo comoda e arrivo alle 11 ad Estella.

Bello incontrare gli altri pellegrini lungo il "Camino", per tutti un saluto, qualche parola, sembra incredibile ma incontro anche un ragazzo di Cuneo, Antonio, anche lui in solitaria, tipo mistico (come la maggior parte di noi sfigati pellegrini).

Ad Estella faccio un giro per il paese. Nulla di speciale, compro qualcosa per il pranzo con l’intenzione di mangiare al monastero d’Irache.

Pochi chilometri e sono al monastero, famoso perché dalla sua fontana sgorga vino anziché acqua. Un cartello invita i pellegrini a berne un bel sorso per ristorarsi dalle fatiche del cammino e trovare le energie per proseguire, non mi tiro indietro e me ne bevo un paio di bicchieri. Purtroppo al monastero c’è troppo caos, oggi è domenica ed anche qui in Spagna i turisti della domenica invadono ogni posto.

Odio questo caos di macchine e persone ................ qui specialmente.

Fuori del monastero servono ai visitatori brodo caldo, panini di salsiccia e pancetta fritta, ancora vino. Un tipo addetto al servizio m’invita a servirmi, anzi mi passa la roba fuori della coda. Pranzo abbondantemente con i miei panini e con quello offerto, è proprio domenica.

Finalmente la ressa diminuisce per la pausa pranzo, sono in vacanza e quindi mi sembra giusto concedermi una siesta sotto una pianta.

I soliti turisti rompicoglioni con bambini al seguito altrettanto rumorosi (tale padre tale figlio....), mi svegliano con il loro baccano. Mi alzo incazzato con il mondo e con poca voglia di pedalare.

Non sono mai stato di buon umore dopo la pennica, ho bisogno dei miei tempi di recupero, un buon caffè e qualche sigaretta. Qui invece solo acqua della borraccia e un pacco di chilometri ancora da fare.

Sento nelle gambe i 30 km di sterrato d’oggi, meglio prendere la strada asfaltata sino a Los Arcos. Strada senza particolari punti d’interesse, Los Arcos anonima, mi fermo a Torre del Rio per una piccola pausa e per farmi mettere il sellos sulla credenziale (dicono che sia molto bello, a me è sembrato uguale agli altri).

Prosegue per la statale sino a Logrono, la città non mi piace, anonima, deserta, per strada non c’è anima viva (quasi come se a Cuneo ci fosse una vita incredibile....).

Giretto per la città, è ancora presto, decido di proseguire sino a Najera dove spero di trovare un posto più accogliente e meno anonimo.

Uscendo dalla città faccio lo sbaglio di non seguire le indicazioni per il "Camino", mi ritrovo su una superstrada in direzione di Burgos.  Finalmente riesco ad uscire da questo casino, mi sembra di pedalare sulla Milano-Bologna una domenica pomeriggio, arrivo piano piano a Najera per una strada sicuramente più tranquilla.

Anche oggi 100 km, forse ho esagerato, mi sento stanco, l’albergo del pellegrino di Najera è piccolo ma accogliente, finalmente riesco a sentire un po’ d’atmosfera tipica del "Camino". L’ostello è pieno, insieme con altri sfigati dell’ultima ora c’indirizzano alla Palestra del Polisportivo, piazzo le mie cose a terra nella palestra, veloce bucato e doccia ed esco.

Vado in centro e trovo una bella locanda vicino all’ostello, aperitivo e cena ad un tavolino in strada. Piacevole serata, faccio quattro chiacchiere con un catalano seduto vicino a me, anche loro hanno i loro problemi con pensioni e stipendi insufficienti a vivere dignitosamente, a quanto pare sono messi peggio di noi.

Per finire, tappa piacevole sebbene i tanti chilometri, mi sento un po’ stanco, forse domani dimezzo la tappa e mi fermo a Burgos.

Questo viaggio mi sta piacendo sempre di più. Non sento la solitudine, ho tanto tempo per pensare, mi piace conoscere e dialogare con i tanti pellegrini incontrati per strada.

Vado a dormire, mi aspetta un posto per terra su una stuoia e sacco a pelo, questa mi posso scatenare a russare sin che voglio.

 

 

V gg  lunedì 25 agosto

Najera – Santo Domingo de la Calzada – St. Juan de Ortega  (km 79)

Alle 07.00 ci buttano fuori dalla palestra adibita a dormitorio, vado all’ostello dove servono il desayuno del Pellegrino: caffè, molte fette biscottate con marmellata, sono sazio e pronto a partire.

Decido di non iniziare con una dura salita sterrata, seguo quindi la RN sino a Santo Domingo della Calzata.

Facile salita e alle 09.30 sono in città, una buona ora per la visita della stupenda cattedrale con annesso museo e chiostro, ne vale veramente la pena.

Sono in ottima forma nonostante la dura tappa di ieri, inforco senza dubbio il sentiero del cammino.

Lo spirito è totalmente cambiato, faccio tesoro delle esperienze dei giorni precedenti e quindi me la prendo comoda, mi fermo spesso, mi guardo in giro, chiacchiero con gli altri pellegrini, senza fretta di arrivare. Il "Camino" non è troppo duro ed impegnativo, arrivo con calma a Beldorado dove, caso vuole, c’è la festa del paese.

Pranzo in un bar della piazza centrale nel mentre i paesani festeggiano con fuochi d’artificio e danze di piazza, tutto davanti a miei occhi e seduto comodamente al bar (birra ghiacciata compresa).

Sto veramente bene, sono tranquillo, in pace con me stesso.

Nel bel mezzo della canicola pomeridiana inforco “cicina” e riparto. E’ bello pedalare lungo il "Camino", a volte si è veramente abbandonati a se stesi, in mezzo a questi enormi altopiani ondulati tra campi di grano, ogni tanto qualche piccolo borgo, il "Camino" li attraversa inesorabilmente, si passa davanti alla chiesa del paese, sempre molto bella e spesso d’interesse storico e turistico.

Questi paesini sono di solito deserti, non si vede gente in giro, solo qualche pellegrino con la sua lenta andatura.

Prima dell’ultima impegnativa salita incontro Sarah, una giovane inglese, graziosa ragazza un po’ stralunata.

Chiacchieriamo un po’ tra inglese e spagnolo, inorridisco a sentire la sua storia: ha sentito parlare del "Camino", salita su un aereo con 4 cose, comprato una bici usata a Pamplona ed è partita. Niente preparazione fisica prima del viaggio, nessuna guida, niente pianificazione delle tappe, sta facendo il suo "Camino" veramente alla cieca, km dopo km, senza però preoccuparsi minimamente dove dover arrivare, casa mangiare, dove dormire.

Mi sento ridicolo quando penso ai tanti mesi di studio sul "Camino", alle tantissime pagine web scaricate, alle migliaia di km d’allenamento prima di partire, al mio super tecnologico (e costoso…) abbigliamento da ciclista. Fanculo tutto, non ho proprio capito un cazzo, questo viaggio và vissuto così, minuto dopo minuto.

La tipa mi preoccupa un po’, la mia non più veneranda età mi porta a preoccuparmi per gli altri, le lascio un integratore e la indirizzo per la giusta strada.

Come vorrei essere come lei, sono però un toro (segno zodiacale, cosa pensavate???) e forse la mia abitudine di capogruppo, non riesco ad intraprendere un viaggio senza programmarlo minuziosamente.

Sto però imparando, praticamente non consulto più i miei appunti e vado avanti a vista.

Tant’è vero che, una volta arrivato a St Juan de Ortega, un piccolissimo villaggio (4 case e una chiesa), il posto mi piace e quindi decido di fermarmi qui.

Nel rifugio c’è ancora posto, un po’ spartano, acqua fredda, un piccolissimo bar che forse avanzerà qualcosa per la cena. Non importa, il posto è veramente piacevole, c’è pace, calma, silenzio.

Sto odiando sempre di più le caotiche città, ho imparato ad apprezzare questi minuscoli paesini della campagna spagnola.

Arriva Sarah, non vuole fermarsi e vuole arrivare a Burgos, nonostante siano già le 18.00 non ha minimamente fretta, è serafica, si beve qualcosa, visita la chiesa, si riposa un po’.

E’ proprio “fuori”, mi preoccupo sempre di più per lei (visto che farà buio tra poco) e le do le giuste dritte per arrivare a Burgos.  Fuori dal rifugio incontro una romana, una tipa che socializza facilmente (forse fin troppo), lei conosce tutti quelli della sua “ondata”, in poco tempo mi ritrovo a chiacchierare con parecchie persone in tre lingue diverse.

Ognuno ha la sua storia, il suo motivo per essere qui, sembra però che tutti vogliano “tenere dentro” la vera ragione che li ha portati qua.

Piacevolissima conoscenza con un’altra signora romana, non più giovanissima ma comunque una bella donna, si chiacchiera piacevolmente delle nostre impressioni sul "Camino", il diverso modo d’approcciarlo, veramente ottima compagnia.

Purtroppo mi perdo la messa delle 19.00, mi hanno raccontato che è stata una cerimonia veramente toccante, dopo la funzione il prete ha dato la benedizione a tutti i pellegrini spiegando che, se sono qui, è perché qualcosa o qualcuno li ha chiamati e devono quindi cercare dentro di loro questo “qualcosa”.

Il prete, inoltre, li ha accompagnati per la visita della bella ed antica chiesa (XIV sec) dopodiché è rito offrire a tutti una tazza di zuppa d’aglio. Ceniamo tutti insieme, ottimo platos combinados di carne (c’era solo quello), 5 euro più vino, arriva velocemente l’ora di andare a letto.

 

 

VI gg martedì 26 agosto

St Juan de Ortega - Burgos – Olmillos – Castrojeriz  (Km 94)

I pellegrini appiedati sono inesorabili, alle 05.00 iniziano a trafficare con i loro zaini ed è impossibile dormire. Alle 07.00 mi ritrovo solo nella camerata, è nuvoloso ed ancora buio, sarebbe la classica giornata da passare ad oziare nel letto (magari in dolce compagnia……… utopia!!!). Probabilmente anche questa notte ho russato come un pazzo, sento la gola secca e non è buon segno.

Un’italiana rincontrata lungo il "Camino" mi confermera` che ho “segato mucho”, sono contento, giusta vendetta contro i pellegrini mattinieri. Mi alzo con calma, preparo la bici, caffè nemmeno a parlarne, alle 08.00 parto senza aver fatto colazione, solo un paio di sigarette. Non trovo la deviazione per evitare la montagna, mi faccio un “culo tanto” per arrivare ad Atapuerca dopo aver raggiunto quota 970 mt. S.l.m.. Finalmente un caffè con un paio di brioches, mega colazione in compagnia di tanti pellegrini (è il primo e unico punto buono per colazione).

Incontro gli amici conosciuti ieri sera, loro sono 2 ore che marciano, tanti saluti e promesse di rivederci, non c’incontreremo più.

Il "Camino" prosegue ora lungo la strada asfaltata, interminabile la periferia di Burgos prima di arrivare in centro. Mi faccio un giretto per la bella città, interessante la cattedrale, assolutamente da non perdere.

Mi fermo per pranzare con le mie provviste (pane con tonno) al rifugio, finalmente un po’ di pace dopo il caotico centro. Riparto, pista facile sino a Mursilla, prendo la RN per evitare le salite più impegnative.

Ritrovo il "Camino", sto bene nonostante inizio a sentire le salite nelle gambe, anche oggi ho già percorso 80 km.

A San Bol mi concedo una pennica nel bel giardino del monastero, qui c’è veramente una pace assoluta, bisognerebbe fermarsi qui se non fosse che non ti danno da mangiare (ed ho finito le scorte).

Le mosche non mi hanno lasciato chiudere occhio, riparto un po’ incazzato.

Arrivo alle rovine di San Anton, un piccolo rifugio molto  piacevole che t’invoglia a fermarti, anche qui un gran silenzio; non c’è nulla da mangiare e devo arrivare a Castrojerez.

Pochi chilometri per arrivare in paese, il Pueblo me gusta, anche qui molto tranquillo e tanto silenzio.

Sistemo le mie cose nel dormitorio, bucato, esco e, dopo aver visitato chiesa e monastero cerco un posto per la cena.

Trovo un simpatico locale poco lontano il rifugio “la Taverna” mi siedo aspettando l’ora di cena.

I titolari del posto hanno appeso numerose foto del loco cane, Ben, pastore tedesco morto avvelenato lungo il "Camino", El Angel del Camino. Gli faccio vedere le foto di Leonardo sul mio sito internet e facciamo amicizia. Qui c’è veramente una grande ospitalità, sembra di stare a casa, nel bar sotto casa, sebbene non conosco nessuno chiacchiero amichevolmente con tutti. Ottima cena in compagnia di un Catalano, il mio spagnolo migliora giorno per giorno. Ancora un bicchiere di vino per finire la serata e contemplare la scrittura di questo diario, sto bene e vorrei vivere sempre così, alla giornata.

 

 

VII gg mercoledì 27 agosto

Castrojeriz - Fromista – Terradillos de los Templares ((km 80)

Inizio ad abituarmi al casino mattutino dei pellegrini, finalmente riesco a dormire un po’ di più e, come il solito, mi alzo per ultimo.

Nel rifugio si può avere un caffè e qualche biscotto, mi godo la colazione sulla terrazza proprio come in un Grand Hotel.

Me la sono presa troppo comoda, l’ospitalero mi concede 5 minuti per uscire, praticamente mi vesto e preparo sul terrazzo.

In marcia, seguo il "Camino" e mi sparo la prima rampa della giornata. Nulla d’impossibile, con calma e pazienza arrivo in cima, ho imparato a non avere fretta ed ad affrontrare queste salite con uno spirito diverso dalle competizioni sportive che caratterizzavano i miei allenamenti.

Dalla cima si gode una vista bellissima. Sentiero facile e piacevole, interamente immerso nella campagna spagnola tra dolci colline.

Arrivo a Fromista, mi fermo per visitare le tante chiese di interesse storico, compro qualcosa per pranzo (ancora bocadillo de queso + birra) e riparto.

Per strada trovo un bel posto ombreggiato, faccio pranzo e mi sparo l’immancabile pennica.

Il forte vento non disturba il mio sonno, mi sveglio alle 15.00 e riparto.

Il "Camino" prosegue lungo stretti ed isolati sentieri, si è in completa solitudine, pedalo su sterrati per circa 30 km senza incontrare molti pellegrini.

Il sole è cocente, per fortuna (o per sfiga) tira un forte vento contrario che rinfresca un pochino ma rallenta molto.

Sono le 17.00, non sono stanco ma voglio fermarmi, trovo un bel rifugio (con ristorante) a Terradillos dos Templares.

Il posto mi piace, c’è pace, oltre al rifugio non c’è nulla d’interessante, sistemo le mie cose e faccio quattro chiacchiere in giardino con altri pellegrini.

Qui c’è un’atmosfera unica, si conoscono tutti, faccio rapidamente amicizia con gli altri ospiti del rifugio.

Arriva anche Sarah, la tipa inglese di St Juan de Ortega, penso che ha trovato un tipo spagnolo che le piace e si fermano anche loro qui. Tavolata mista di spagnoli, inglesi, tedeschi, italiani e portoghesi, ceniamo tutti insieme chiacchierando dei nostri camini.

Sto sempre meglio, questo viaggio mi sta piacendo ogni giorno di più, mi domando perché ho aspettato così tanto a farlo.

Forse ha ragione il prete di St Juan de Ortega, se siamo qua è perché qualcosa chi ha chiamato, è arrivato il nostro momento.

Ebbrezza alcolica adeguata al momento, il vino è molto buono ed economico, spero di non esagerare. Strani movimenti notturni, finalmente qualcuno che tromba ........ beati loro.

 

 

VIII gg giovedì 28 agosto

Terradillos de los Templares - Sahagun - Leon (km 74)

Rilassante colazione nel giardino dell’ostello, bagno e con calma parto verso le 09.00. Seguo interamente il "Camino", peraltro abbastanza piacevole, tra colline e campi di grano.

Al primo paese incontro gli amici di ieri sera, saluti e addii per tutti. Sono di nuovo solo, il sentiero segue per lunghi tratti la strada Nazionale. Arrivo senza problemi a Sahagun, solito giro per il paese, telefono a casa (niente telefonino, volutamente, mi sono comprato una scheda telefonica da 6 euro pari a 19 min di chiamate su cellulare italiano o 50 minuti a telefono fisso, più che sufficienti). Caso vuole che chiamo proprio mentre Leonardo sta subendo il suo ennesimo intervento, un tumore al testicolo, speriamo bene.

Sarebbe stato bello poter fare questo "Camino" con lui, mi rendo conto che ci sarebbero stati un po’ di problemi logistici ma sarebbe stata una bellissima esperienza. Mi manca tanto, il mio bambino, a Santiago dirò una preghiera anche per lui.

A Mansilla de las Mulas mi fermo per pranzo, in una panaderia compro una pasta di pesce e sfoglia, tipica di questo paese, un bicchiere di rosso e tapas di Chorizo (salame), il tutto molto buono. Il tempo sta volgendo al peggio, ultima salita non impegnativa e arrivo a Leon.

In questo viaggio ho cercato di evitare le grandi città dove i pellegrini sembrano degli straccioni vicino ai turisti “classici”, lacoste e pantaloni di cotone immacolati, macchine fotografiche al collo, chiassosi bambini che scorazzano.

Leon è però una grande ed interessante città, voglio visitarla con calma, cerco il rifugio (in centro presso un vecchio monastero) e scarico i bagagli.

Enormi dormitori, doccia, una pennica disturbata dal solito coglione che non conosce le regole del silenzio imposte dai rifugi (è il suo primo giorno, comodo arrivare in aereo), sempre più spesso s’incontrano persone che iniziano il "Camino" per il suo ultimo tratto.

Mi sveglio incazzato come un toro, so che non bisognerebbe bestemmiare dentro un monastero ma quando ci vuole ci vuole!!!

Vado in centro, la Cattedrale è imponente e veramente splendida così come la Chiesa di San Isidoro con il suo interessante chiostro interamente affrescato.

Fa molto freddo, piove, finalmente riesco ad usare gli abiti pesanti portati, giro ancora un po’ per la città sino l’ora di cena.

Grosso problema per cenare, il rifugio chiude molto presto mentre i ristoranti aprono molto tardi, come già detto si nota che da queste parti i pellegrini (quelli rustici e veraci) non sono ben accetti, fredda ospitalità e pochi ristoranti con menù del pellegrino a prezzi accettabili.

Trovo comunque un posto per mangiare, scrivo questo diario e torno al rifugio.

Alle 22.00 c’è l’ultima preghiera delle monache con benedizione del pellegrino, una preghiera prima di andare a letto non fa mai male.

Giornata fondamentalmente piatta e anonima, senza forti emozioni, sto bene e questo è già molto.

Mi sto forse abituando a questa solitaria vita da pellegrino, oramai incontrare nuova gente lungo il "Camino" non mi da più niente, come il solito sono sempre alla ricerca di qualcosa di più. Mi dovrò accontentare.

Mi dimenticavo di scrivere che oggi è stata la prima giornata di pioggia, per fortuna sono arrivato a Leon per tempo, pioverà tutto il pomeriggio.

 

 

IX gg venerdì 29 agosto

Leon - Astorga – Rabanal del Camino (km 80)

Dormito male, il letto pendeva, il cuscino che mi sono fatto (alcuni vestiti piegati all’interno di una federa) faceva schifo e per le 08.00 devo essere fuori del rifugio. Tempo pessimo, minaccia pioggia, impachetto le borse nei sacchi della pattumiera, riprendo il “Camino” alla disperata ricerca di un bar per fare colazione.

Non è stato facile trovarlo, la Spagna si sveglia tardi e prima delle 09 è tutto chiuso.

Finalmente un caffè, esco dalla città seguendo la mitica flecha amarilla, a dire il vero qui un pochino latente, il percorso è molto meno segnalato che nelle tappe precedenti.

Freddo cane, pioviggina a tratti, vento freddo e sempre contrario (il solito culo!!!).

Sono comunque in forma, la tappa di ieri è stata poco faticosa ed ho così recuperato un po’ d’energie.

Nonostante il vento arrivo facilmente ad Astorga, pista piacevole nella campagna, ora più verde e coltivata a mais, qui non manca l’acqua.

Prima di entrare in paese incontro la coppia di torinesi conosciuta a San Juan de Ortega, ci prendiamo un caffè insieme e facciamo quattro chiacchiere.

Piacevole ed allegra compagnia, sempre di buon umore, s’informano per fare un viaggio con Avventure nel Mondo, sono convinto che sono le persone giuste per questi viaggi.

Parlando mi avvisano che i bus e trini da Santiago sono sempre pieni, mi preoccupo un po’ e, quindi, ad Astorga vado al Termino degli Autobus per il fare il biglietto (47 Euro).

C’è ancora posto, forse dovrò impachettare la bici  ma faccio comunque il biglietto.

Problema risolto. Visita della piacevole città, molto affascinante il Palazzo Episcopale di Gaudi, la Cattedrale e il museo del Pellegrino. Il paese non è male ma troppo affollato di turisti, più incuriositi dai tanti negozi di souvenir che non dalle bellezze architettoniche di questa città.

Proseguo, strada asfaltata ma poco trafficata, falsopiano costante e con vento contrario, faticoso. In un anonimo paesino incontro un paio di spagnoli molto simpatici, un basco fiero di esserlo (caratterialmente assomigliano ad un ibrido tra sardi-montanari-greci), popolo fiero ed orgoglioso, l’altro Catalano. Praticamente uno spaccato delle popolazioni della Spagna. Hanno i piedi a pezzi ma voglio in ogni caso arrivare a Rabanal.

Sono le 16.00, sono finalmente arrivato a Rabanal, solo un paio di salite non impossibile, domani invece mi aspetta la salita di O’Cebreiro, una delle più impegnative.

Rabanal è veramente carina, un’unica strada con basse case in pietra, un paio di taverne, il monastero dove c’è il rifugio molto accogliente. Mi fermo qui. Ottima atmosfera, forse un po’ troppi italiani sempre più rumorosi degli altri (ovunque, nel mondo, siamo inconfondibili), peccato che trovo da litigare con un coglione d’inglese, vecchio citrullo e forse ubriaco. Le trovo tutte io le TDC (leggasi Teste di Caz…) del mondo, mi sembra di essere una calamita per queste persone.

TDC a parte mi faccio il bucato, doccia, nel frattempo nel dormitorio devono essere arrivati un paio di pellegrini con i piedi puzzolenti, c’è un fetore infernale, meglio usciere ed in fretta.

Durante questo viaggio non mi è mai piaciuto stare nelle camerate se non per dormire, preferisco uscire, girovagare per i paesi, entrare in qualche tipica taverna e bermi un buon bicchiere di vino (anche 2, a volte).

Mi leggo qualcosa in pace, scrivo questo diario, parlo un po’ con la gente.

Nel tragitto d’oggi ho conosciuto due italiani, molto giovani e simpatici, questa sera forse cucinano una pasta, mi è stata consigliata dagli amici di Torino che li hanno conosciuti alcune tappe prima, a quanto pare Saverio e Luca sono ottimi cuochi, la loro fama li ha preceduti.

Buona giornata, sto bene, il morale è alle stelle, oramai mi sono completamente abituato a star solo, anzi cerco di evitare la gente. Spero di riuscire a riabituarmi ai viaggi di gruppo, ad ottobre mi aspetta la Libia, ho tanta voglia di tornare nel deserto.

Argomento un po’ meno felice sono le conoscenze femminili, non ho ancora incontrato nulla d’interessante. Vi sono lo stesso parecchie donne, più o meno giovani, tutte molto disponibili a fare quattro chiacchiere ma nulla di più.

Sinceramente non me ne importa molto, dopo Manuela, che devo ringraziare per avermi messo in testa di fare questo viaggio, con le donne ci ho veramente messo una pietra sopra.

Dovevamo fare questo viaggio insieme (con Manuela, Nrd), forse con lei avremmo seguito le strade piuttosto che il camino, frequentato meno rifugi, sarebbe stato un viaggio cicloturistico per Santiago insieme alla “morosa”. Ci saremmo però persi tutte queste emozioni che sto vivendo, sicuramente meglio questo tipo di viaggiare sebbene lei non ci sia più.

La serata è piacevole, facciamo la solita tavolata mista tra italiani, tedeschi, gli spagnoli conosciuti lungo la tappa di oggi, una tedesca “buonissima” ma insieme al suo compagno brasiliano e altra gente.

Forse esagero con il vino, dopo cena andiamo alla preghiera della sera nella bella cappella antistante il rifugio, solita benedizione del pellegrino (e siamo a 3…). Sto esagerando con le funzioni religiose, mia madre sarà contenta, penso che dopo Santiago la prossima Messa che prenderò sarà per un matrimonio di un amico o fu funerale, spero non il mio in entrambe i casi.

Chiudiamo la serata con una piccola festicciola per l’ultima sera di una Hospitalera, sono volontari inglesi che s’alternano ogni 15 gg.

 

 

X gg sabato 30 agosto

Rabanal del Camino - Hospital – Cebreiro (km 93)

Ieri sera ho proprio esagerato con il vino, mi sveglio a pezzi e con poca voglia di pedalare. Per fortuna al rifugio servono una buona e ricca colazione, alle 08 son già per strada.

M’incammino a piedi per un tratto, mi aspetta una lunga salita sino alla Cruz de jerro. Devo perciò pedalare, inforco cicina e inizio a salire, chissà che una buona sudata mi faccia passare il mal di testa.

Salita abbastanza impegnativa, in cima mi ritrovo con altri ciclisti spagnoli  incontrati ieri, foto di rito, un paio di caffè presso un improvvisato chioschetto gestito da messicani.

Lunga discesa abbastanza pericolosa sino a Ponferrada, fa freddo e metto su tutto quello che ho (wind stopper, giacchina ect). A Ponferrada lascio la bici all’ufficio del turismo, il castello medioevale è imponente e vale un’attenta e calma visita.

Un panino al volo mi fa bene, sembra che vada un po’ meglio.

Il Camino prosegue tra piacevoli sentieri tra le colline di vigneti, ogni tanto mi fermo a mangiare un grappolo d’uva o una pera.

Arrivo senza problemi a Villafranca del Bierzo, paese anonimo, mi aspettano i 40 Km più duri di questo cammino. Primi 10 km di strada normale in lieve dislivello, a Faba inizia una lunga e costante salita di 15 km.

Non molla mai, mai un pianoro, dopo oggi curva una nuova salita.

Sto però meglio, mi prendo l’ultimo Enervit e continuo. Raggiungo e supero gli spagnoli, si continua a salire, inesorabile. Montagna non impossibili a bici scarica e senza già 70 km nelle gambe, arrivo in cima con le ultime energie a mia disposizione.

Il paese è molto carino, tipiche case in pietra con il tetto di paglia, le strade del paese sono lastricate.

C’è forse un po’ troppa gente, si vede che sono oramai vicini a Santiago e il numero dei pellegrini va aumentando.

Il rifugio è quasi pieno, per noi ciclisti si prospetta una notte a dormire a terra; l’idea non mi entusiasma ed inoltre nel rifugio ci sono troppi gruppi di rumorosi ragazzini, vado a cercare per una stanza.

Poche le possibilità e prezzo monopolizzato a 30 euro. Scelgo la stanza da una gentile ed anziana signora, è piccola ed accogliente ma la signora mi è subito stata simpatica.

Un bagno tutto per me, posso fumare, girare nudo, aprire le mie borse senza l’affanno di far troppo rumore. 30 Euro ben spesi, esco dalla stanza rinato.

Giretto turistico per il paese, visito la chiesa famosa per il Calice del Miracolo, qualche negozietto di souvenir, a Santiago penso che mi comprerò un a piastrella con la flecha amarilla, sto già pensando di metterla in ufficio o nelle mia casa nuova.

A proposito, sarà meglio che inizio a pensare al trasloco, quando torno mi aspettano ancora altre fatiche e sudore.

Ceno molto bene in una taverna, si aggregano al mio tavolo due italiani incontrati a Najera (fanno fatto un pezzo in bus), chiacchierano un po’.

Anche loro hanno i loro problemi, le loro storie da raccontare, ognuno di noi è qui per qualche motivo, c’è chi lo dice apertamente chi no, chi de ve ancora trovarlo e chi pensa di averlo trovato. Vado a letto, dormita galattica sotto quattro dita di coperte.

 

 

XI gg domenica 31 agosto

O' Cebreiro - Sarria - Portomarin (km. 74)

C’è un silenzio incredibile nella mia stanza, non mi rendo conto sono già le otto. Faccio tutto con calma, doccia, mi vesto “normale” ed esco a fare una super colazione.

Torno in stanza per cambiarmi, sinceramente mi è balenata l’idea di fermarmi un giorno intero in questo paese.

Fa freddo, foschia, parto subito in salita per un sentiero con alcuni tratti veramente duri.

Paesaggisticamente molto bello, mi ricorda le montagne di casa, dopo l’ultima salita una lunghissima discesa sterrata.

Purtroppo il carico ed i tanti pellegrini non mi permettono di lanciarmi a tutta velocità, questa discesa sarebbe da fare Luciano, il mio collega ciclista. Ricordo con piacere e un po’ di paura le pazze discese fatte insieme.

Arrivo a Tricastela, piccolo pesino, mangio l’ennesimo bocadillo e riparto. Ancora Sali e scendi nei boschi e nelle campagne della Galizia, veramente bel paesaggio, non ho incontrato macchine.

Alle 15.00 sono a Sarria, prima di entrare in paese mi accorgo che la ruota anteriore è sgonfia, provo a rigonfiarla ma so che dovrò cambiarla.

Arrivo giusto giusto in città, l’ultimo pezzo a piedi con la gomma bucata, mi fermo ad un distributore e cambio la camera d’aria.

Passo al rifugio, penso un momento se fermarmi o ripartire, qui non mi piace, è un anonima città resa ancor più triste dal pomeriggio domenicale.

Riparto, una salita non impegnativa, sento comunque le fatiche di ieri nelle gambe, ancora salite tra i boschi.

Sia io che la bici siamo totalmente infangati, vista la quantità di mucche lasciate a pascolare lungo il sentiero, penso che non sia solo fango. Puzziamo terribilmente.

Ancora una bella discesa, arrivo a Portomarin. Il paese  non mi piace, purtroppo il vecchio villaggio è stato inondato dopo la costruzione della diga e ricostruito più a monte. Al rifugio la puzza di piedi è adeguata alla mia, oggi posso competere con loro.

Doccia e bucato, vado in centro dove c’è una manifestazione folcloristica, musiche di cornamuse, praticamente identica alla musica popolare celtica o irlandese.

Santiago oramai è vicina, mancano solo 2 tappe, purtroppo in questi ultimi giorni l’affluenza di pellegrini è aumentata, si è un po’ persa quell’atmosfera calorosa e gioviale dei primi giorni.

Inizio a pensare al rientro, inizio a sentire voglia di casa, è come nei viaggi d’avventure quando, negli ultimi giorni, si parla di casa. Effettivamente mi manca un po’ la mia casa, Leonardo, eugenio, il computer, il calore e la sicurezza che ti da la tua casa.

 

 

XII gg lunedì 01 settembre

Portomarin - Melide – Arca (km 92)

Oggi dovrebbe essere una tappa tranquilla, potrei arrivare a Santiago ma preferisco dormire un po’ prima in modo da arrivare in città di mattina.

Le due notti in Santiago le voglio passare in albergo, basta rifugi, voglio stare un po’ tranquillo, poter dormire sin che voglio. Inoltre, il rifugio e’ fuori città e quindi non rende agevole la visita del centro.

Prendo il Camino, ancora sali e scendi tra sentieri, quasi interamente nei boschi, abbastanza piacevole. Viceversa, i paesi sono del tutto anonimi, poche case lungo la strada principale, tutto abbastanza moderno, nessuna chiesa o palazzo d’interesse.

Mi ferro a Torre del Rej, succulento panino e birra, riparto. Fa freddo, praticamente non mi levo più il wind stopper (il capo più pesante che ho) anche se ogni tanto spunta un pallido sole.

Mi mancano ancora 20 km per arrivare dove voglio dormire, cicina sta iniziando a sentire questo lungo viaggio e foro nuovamente. Cambio la camera d’aria, l’ultima che ho, penso a quanto sono stato coglione a non averne comprata una nuova dopo la prima foratura, ero giusto passato davanti ad un negozio di bici circa 20 km prima.

Sono un po’ preoccupato, se foro ancora resto a piedi, mi toccherà fare il vero pellegrino appiedato con aggravante della bici al traino, cazzo….. Santiago ne sarebbe fiero e mi miracolerebbe sicuramente.

Al primo paese degno di chiamarsi tale cerco una camera d’aria, c’è solo un piccolo di negozio di ricambi, ha delle camere d’arie ma non mi sembrano adatte ai miei cerchioni, ne compro una più il necessaire per rattoppare la camera forata. Proseguo ancora, e’ già tardi, anche oggi mi sono sparato quasi 90 km, alla faccia della tappa facile.

Finalmente arrivo ad Arca, solito paese senza lode, il rifugio però e’ carino e non tanto trafficato.

Domani arrivo a Santiago, sono un giorno in anticipo sul programma, con il senno del poi mi pento di non essermela presa con più calma nelle belle tappe della Navarra e Rioja.

E’ stata una giornata priva d’emozioni, nessun incontro degno di nota, la vicinanza a Santiago si fa sentire e ci sono sempre più pellegrini che viaggiano in gruppo e pertanto non interessati a socializzare.

Com’era bello qualche giorno fa, un’atmosfera veramente unica e tutti soli ma accumulati da un unico viaggio, sicuramente gente pie sorridente e amichevole.

Normale cena, ancora menu del pellegrino, inizio a leggere il bel libro di Pino Colucci ‘La polvere del Messico’ che giaceva da tempo nella mia umile biblioteca.

E’ carino, ben scritto, sarebbe stato interessante leggerlo nel corso di uno dei miei viaggi in Messico, per fortuna ricordo ancora molto bene i paesi visitati.

 

 

XIII gg martedì 02 settembre

Arca – Santiago (Km 26)

Nel rifugio c’è frenesia, tutti vogliono essere a Santiago presto la mattina, pare che se si arriva per le dieci a registrarsi all’ufficio del Pellegrino, alla messa delle 12.00 dicono il nome di chi e’ arrivato durante la giornata.

Alle 6.30 il rifugio è già vuoto, una gentile signora francese mi offre un caffè, quattro chiacchiere e preparo cicina. Povera bike, questa notte ha ‘dormito in una delle stalle adibite ai cavalli dei pellegrini equestri, per fortuna ieri le ho dato una lavata.

Esco dal rifugio, vado alla ricerca di un bar per fare colazione, incontro Dorotea, anch’essa in cerca di un caffè.

Carina e simpatica tedesca, facciamo colazione insieme, mi piace molto. Non voglio però insistere, la lascio proseguire nel suo cammino ma, in cuor mio, spero di rincontrarla in città.

Ancora salita, nei boschi, fuori del caotico traffico delle strade che portano a Santiago.

Finalmente in tanto famigerato Monte di Guzo, l’ultima cima, da quassù si dovrebbe vedere Santiago.

Il posto è però troppo turisticizzato, un enorme rifugio, troppo triste; inizio la discesa verso la città.

Finalmente Santiago, una splendida giornata di sole mi dà il benvenuto alla cattedrale. Che emozione!!!!

Lascio a terra cicina, mi siedo e contemplo in santa pace questo agognato momento.

Qualche lacrima di commozione, assaporo con calma la gioia di aver raggiunto la meta del mio cammino (se non altro quella geografica, quell’interiore chissà!). L’obiettivo di questo viaggio non dovrebbe essere quello di arrivare a Santiago, deve essere quello di trovare pace e serenità dentro di noi.

Non so ancora se è così, effettivamente, lungo questo cammino, ho avuto intensi momenti di riflessione,  spero di trarne giovamento una volta tornato alla vita di tutti i giorni.

Vado a ritirare la Compostelana, hanno storpiato il mio nome in latino, sono diventato Albertum Bonetto.

Mi cerco un hotel, nel centro, una piccola stanza per 14 euro (Hospedaje La Tita, Tel. 981.58.39.81, ruta nova 46, segnalato dalla Planet), va benissimo.

Sistemo le mie cose, esco per un giretto nell’animato centro storico, e’ pieno di negozi di souvenir e bar, devo iniziare a pensare ai regali.

Finalmente un giornale italiano, le solite notizie politiche, Lui non è ancora morto, peccato……

Mi concedo un pranzo vero, una bottiglia di vino, pennica ad oltranza.

Girando per la città ho buttato un occhio per cercare Dorotea, mi piaceva proprio. Rincontro invece gli spagnoli ciclisti di Rabanal, ci facciamo i complimenti a vicenda, bello rivedersi qui.

Dopo la pennica altro giro per la città, qualche acquisto e programma la visita dei tanti monumenti e musei della città per domani, mi fermo in un bel bar dove hanno ottima musica celtica, devo comprare qualche CD.

E’ mezzanotte, ho fame, mi fermo in una enoteca (O’Brero), servono piatti misti di formaggi e salumi. Mi gusto un calice di ottimo vino della Rioja e scrivo questo diario.

Bel posto, forse un po’ troppo caro, come sempre le cose belle si pagano, forse il mio abbigliamento da pellegrino a fine camino (quindi non prettamente pulito oltre molto ‘radical chic’, come direbbe la Luciana), non e’ adeguato al posto. Chi cazzo se ne frega!

 

 

XIV gg mercoledì 03 settembre

Santiago

Vorrei poter dormire di piu’, oramai sono abituato a svegliarmi presto, alle sette ho gia’ gli occhi sbarrati.

Scendo a far colazione, torno in stanza, quattro piani senza ascensore, ho il fiatone, troppe sigarette, debbo smettere.

Doccia, esco rinato, mattinata dedicata alla visita culturale della città. La Spagna si sveglia tardi, prima delle 10.00 tutti i musei sono chiusi. Visito con calma il museo della Cattedrale, il Palazzo dell’Obradorio. Nella cattedrale l’immancabile rito della mano appoggiata sulla testa di San Giacomo (che in realta’ appartiene a Sansone, come meglio spiega la Planet), recito una breve preghiera di ringraziamento al mio Dio pregandolo di star vicino a coloro a cui voglio bene.

Una preghiera speciale per mia madre, se la merita, insieme alla zia Carla ha pregato tanto per me, specialmente quando ero giovane e molto T.D.C. (testa di c…..).

Gliela dovevo, se oggi sono ancora qui, con tutto quello che ho passato, è forse anche grazie alle loro preghiere…… chissà!

Per mezzogiorno sono in chiesa, messa del pellegrino, non potevo mancare.

Il prete recita la cerimonia annunciando tutti i pellegrini che sono arrivati oggi, dice nazionalità e luogo di partenza del camino, toccante.

Vi sono anche due italiani che celebrano oggi il loro anniversario di nozze, sinceramente l’invidio poco. Tra i preti che celebrano c’è anche quello incontrato due giorni fa, allora mi disse che avrebbe officiato la messa e ci saremo visti. E’ stato così.

Commovente cerimonia, predica in due lingue, padre nostro in latino, benedizione del pellegrino in varie lingue.

Arriva il momento del Butafemeiro, l’enorme incensiere che viene fatto letteralmente pendolare per la navata centrale della cattedrale.

E’ la benedizione dei pellegrini, peccato per i tanti turisti che si accalcano per vedere, questo enorme turibolo viene fatto pendolare a mezzo di un sistema di pulegge, manovrate da sette esperti Tirabollieros. Unica pecca: anche a Santiago l’aspetto commerciale della santa chiesa si è fatto sentire, la cerimonia del Butafemeiro si fa solamente se qualcuno paga, ovvero fa un offerta. Il tutto veramente emozionante, ancora di più perché ho davanti a me Dorotea, la tipa conosciuta ad Arca, peccato che e’ teneramente per mano con un altro tipo, si vede che non e’ arrivato il mio momento.

Alla fine della messa mi fermo a salutarli, sembra felice di rivedermi, quattro parole e una stretta di mano, scappo prima di innamorarmi definitivamente, non la rivedrò mai più.

Pranzo in una simpatica, rustica ed autentica osteria (Bodegon de Xullio, Rua de Franco 24, se ricordo bene il nome), consigliata dalla Planet. Questo posto è ancora a conduzione famigliare, spartana, il ragazzino ti porta da mangiare, papa serve il vino, mamma in cucina, si mangia semplicemente ma bene.

Sicuramente molto meglio dei tanti ristoranti raffinati di Santiago, camerieri in rigorosa tenuta bianca e nera, asettici, informali, dove ci si sente solo un cliente da servire e spennare.

Pennica, posta elettronica, bello scrivere a casa agli amici lontani, ho mantenuto con piacere contatti con la dolce Rita e con altri amici. Mi dedico allo shopping, trovo un bel negozio di oggetti d’artigianato, compro un paio di cosa per la mia nuova casa, un disco di canti gregoriani e l’immancabile Flecha amarilla.

Ceno in un bel ristorante sperso tra le stradine della città vecchia, altro posto semplice e famigliare, si mangia bene.

Fine serata in un chiassoso posto, molti turisti da tutto il mondo, musica anni 60-70, sono comunque solo e non m’importa del mare di gente che ho intorno.

Domani si parte, questo pomeriggio ho portato cicina da un ciclista (Velocipedo, Rua San Pedro 23, tel. 981.580260, 12 Euro) dove sarà smontata e imballata per il viaggio in bus sino a Hendaye.

In questi due giorni mi sono veramente riposato, rilassato, Santiago è piacevole da girovagare senza meta, è una città giovane, viva, gioviale, ricorda il centro di Bologna con le sue tante osterie.

 

 

XV gg giovedì 04 settembre

Santiago - Irun (bus)

 

 

XV gg venerdì 06 settembre

Irun – Hendaye - Nizza (treno notturno)

 

 

XVI gg sabato 07 settembre

Nizza - Sospel - Cuneo