Storie e storielle di amici viaggiatori: parole, ricordi, emozioni ........
MAROCCO 4x4: DALLA A ALLA ZETA
(partecipano: Orione e le T.D.C.) di Laura Sandoli
MAROCCO 4X4: DALL'AMORE ALLA ZAGANELLA PASSANDO PER ORIONE…..
Storia di un amore mancato tra le dune del Marocco. di Alberto Bonetto e parte gruppo Marocco 4X4
NAMIBIA: IL PARADISO IN UN RECINTO
Aprile 2002, di Donatella Tore
ASIA IN AFRICA……… STORIA DI UN CHUPA-CHUPA CONTESO
disavventure di una piccola turista villaggio Himba, di Donatella Tore
Namibia lug. 2002, di Giulio Regazzo
PALERMO GIUGNO 2002……2° RADUNO LIBIA - Gruppo Bonetto.
Un'emozione lunga un anno. di Donatella Tore
Storia di un viaggio rivissuto in VHS di Alberto Bonetto
SCAMORZE, INGHILLIK E UN GRANDE DESERTO
Acacus Libia 2000, gruppo Bonetto di Andrea Spano e Donatella Tore
Lettera preghiera alla Divinità Inca, per superstiziosi e non di Alberto Bonetto
MEXICANA MAYA in BREVE (ma non troppo)
Gruppo A. Bonetto 2000 di Donatella Tore
MAROCCO 4x4: DALLA "A" ALLA ZETA
(partecipano: Orione e le T.D.C.)
di Laura Sandoli
La A come Ammore (con due emme) e’ quello delle vacanze; che rinfranca le coppie gia’ coppie; che ne crea di nuove (forse fugaci ma intense) e che strugge chi il proprio amore lo ha lasciato a casa o anche chi vorrebbe tanto ma… ciccia.
Nel nostro Marocco 4x4 tutte queste cose sono accadute, comprese le Zag…lle che sono tutte quelle cose che suppliscono più o meno efficacemente alla mancanza di qualcos’altro, in perfetto stile Avventure.
Nel caso nostro tra la A di Ammore e la Zeta di Zag…lle c’e’ un caleidoscopio di alfabeti e di vere e proprie lingue che pervadono le strade di questo splendido Marocco; ma anche tutti i colori della terra, del mare e del cielo di quel posto fantastico.
Il giallo dell’arido Sahara, il verde intenso dei palmeti, i marroni ed i rossicci delle montagne, l’indaco di giornate serene e soleggiate, il blu profondo dell’Oceano ed il nero puntinato di piccole luci lontane nelle notti tra le dune sono stati i nostri compagni di viaggio per quindici splendidi giorni.
Premesso che rinchiudere in un set di parole i paesaggi del Marocco e’ un’impresa difficile, farò l’umile tentativo di far immaginare a chi legge cosa potrebbe provare se ci andasse, si stupisse e si riempisse l’anima di paesaggi incantevoli e cordialità della gente.
Le piste sull’Oceano.
La nostra vera avventura inizia sulle piste che si diramano tra i cespugli di una piana poggiata su una gigantesca falesia a picco sull’Oceano.
Percorriamo le piste terrose, prima ben marcate, poi appena accennate, di nuovo visibili, infine scomparse; allora giù il finestrino, Sergione, che guida, mette fuori il braccio sinistro, chiude a pugno tutte le dita tranne l’indice e ruota la mano ad indicare alle due auto che seguono che dobbiamo tornare indietro. Si cerca una nuova pista, la si trova, la si perde, dito indice che ruota, se ne cerca una nuova … si chiede a qualcuno!
Già … perché non chiedere? In realtà Sergio, il supertecnologico, ha con sé un preziosissimo GPS…ma la cordialità dei Marocchini trasforma il chieder loro informazioni in un irrinunciabile piacere.
E piacevole e’ anche il paesaggio: a destra un Oceano tumultuoso di un intenso blu striato dai flutti bianchi infranti sulla scogliera, sullo sfondo dolci pendenze verdissime oltre la piana spaziosa.
Facciamo una sosta su una spiaggia dove giace il relitto di un vecchio peschereccio in secca da anni; la vetusta macchina morta interrompe l’orizzonte osservando quel mare che ormai le corre parallelo, incapace di lambirla.
Si riparte e ricomincia il gioco: si cercano piste, si chiedono informazioni, dito indice che ruota, nuova pista, nuova sosta in un nuovo posto fantastico.
Da Assa A Tafroute: le montagne striate
Abbandoniamo i colori del mare e prendiamo le piste che vanno verso l’interno. Inizia un percorso in pianura tra piccole casbah, con mandrie di pecore e di cammelli tra una e l’altra. La pista inizia salire verso dolci colline erose dal tempo che, con le loro sfumature di marroni, di rossicci e di nero, sovrastano il verde smeraldo dei palmeti. L’anima a strati di quel paesaggio stimola la fantasia dei miei compagni di viaggio: qualcuno le paragona ad un millefoglie al cioccolato, qualcuno ad un gelato al tiramisù, qualcuno inizia a pensare a quella crema al cioccolato bianca e nera che da bambini non potevamo fare a meno di mescolare… ma sono solo meravigliose montagne.
Da Tafroute a Fom Zguid: le pietre del Marocco
Lasciato quel delirio gastronomico, ci dedichiamo alle piste di sassi; la tappa di oggi prevede di percorrere il grato di alcuni fiumi in secca. Il percorso e’ tortuoso ma, ancora una volta, ci circonda un paesaggio di tutto rispetto.
Ad Akka incontriamo l’uomo che ha scoperto le incisioni rupestri della zona e che ci condurrà attraverso la scoperta del Marocco di 6.000 anni fa. Il nostro amico e’ disponibile, oltre ad essere una guida autorevole, tuttavia, trovandoci nel deserto sotto il sole di mezzogiorno, l’attenzione del gruppo non e’ esattamente ai massimi livelli.
Le dune di Hamid: il Sahara Occidentale
Arrivati a Fom Zguid incontriamo Rajid, la guida che ci accompagnerà nella nostra 24 ore di Sahara Occidentale.
La ripartenza, questa mattina, e’ resa difficile dal fatto che ieri sera abbiamo svuotato un paio di negozietti con conseguente aumento di volume dei bagagli (a proposito: Marzia e Rosy, siete insuperabili!), nonché dalla presenza del nostro compagno di deserto.
Rajid ha fatto anche la spesa: per questa sera ha acquistato la carne e le verdure per farci gustare un indimenticabile cous cous sotto la luce di Orione.
Il deserto inizialmente si presenta con piste ben marcate di terra compatta che si snodano tra i sassi neri dell’hammada, poi, man mano che ci si avvicina all’erg, che e’ un deserto di sabbia e dune, le piste si fanno sempre meno marcate fino a diventare virtuali.
Dopo una pausa pranzo consumata all’ombra di un enorme albero di argan, risaliamo faticosamente sui nostri mezzi arroventati dai quasi cinquanta gradi di questo pomeriggio di fine aprile.
Il nostro passo riprende lento per farsi quasi subito affannoso su quella sabbia soffice che avvolge tutto. L’afosa calura da ferragosto a Milano ci produce miraggi d’acqua all’orizzonte fino a quando, giunti in prossimità di un piccolo villaggio, il miraggio diventa realtà. Qui, infatti, incontriamo l’uomo che gestisce il pozzo che ci offre l’opportunità’ di rinfrescarci con un po’ di quell’acqua. Unica condizione, fare in modo che il prezioso liquido che usiamo finisca nel canale che irriga il palmeto adiacente e non ne vada sprecata nemmeno una goccia. Decisamente ristorati, ricominciamo ad affrontare quell’infinito di sabbia bruciante riacquistando un buon ritmo che subito si fa un po’ più lento, ancora più lento… fermo … siamo insabbiati! Giù tutti: dobbiamo spingere per liberare il nostro mostro di latta dalle fauci dell’immenso Sahara e Marzia dimostra subito al gruppo quanto e’ brava a togliere le jeep dalla sabbia.
Si riparte verso un orizzonte di sabbia che non cambia mai prospettiva; sullo sfondo si stagliano dolcissime le dune di Hamid, sfumate dalla polvere e dall’afa che confondono distanze e colori.
In realtà questo deserto non e’ affatto un deserto: alle quattro del pomeriggio di un caldo giorno d’aprile, ci sono più automobili qui che al casello di Melegnano al rientro dal ponte di Pasqua.
Verso sera arriviamo alle dune sotto una luce meravigliosa che mette in ombra la barcana dei giganti di sabbia creando effetti di eccezionale suggestione.
Al tramonto, da una duna lontana, si sente il richiamo di una mamma berbera alla ricerca dei suoi bambini che, da qualche minuto, hanno trovato un ottimo motivo di curiosità e di divertimento: noi.
Nel frattempo Rajid sta preparando il cous cous che ci aveva promesso. La preparazione, in realtà, e’ iniziata da qualche ora: questa mattina Rajid ha tolto la carne dal sacchetto di plastica che la conteneva per farla “frollare” appesa allo specchietto retrovisore esterno di una delle tre jeep. In questo modo, sostiene Rajid, la carne non sa di plastica. Durante il percorso la nostra cena assume colore, sapore ed odore di deserto; soprattutto quando, accortosi che uno dei pezzi non e’ più appeso allo specchietto, Rajid ci obbliga a tornare indietro a cercarlo per riappenderlo al suo posto. Non sappiamo quale altro trattamento Rajid avesse riservato alla nostra cena, ma nel nostro cous cosu (e sotto i nostri denti), c’era mezzo deserto!
Appena cala la notte, durante quella cena difficile, una domanda si erge verso il cielo: con che fa rima Orione? Con Rajid, fa rima!
Eppure, nonostante la cena, il cielo del deserto e’ un soffitto magico, in questa notte senza luna. Ah … Orione …
Purtroppo il deserto e’ morbido solo quando ci si insabbia con la jeep; quando ci si dorme sopra, sembra già più duro.
Ovviamente ci si sveglia all’alba con un gallo che canta ed il sole che picchia; chiudiamo un po’ di Sahara nel sacco a pelo e ripartiamo alla ricerca di un po’ d’asfalto.
Da Zagora’ a Kel Am Gouna: la Valle del Draa
La strada che divide Zagorá da Kel Am Gouna e’ una bella pista che segue la Valle del Draa. Dopo il giallo carico del deserto, il verde delle coltivazioni fertili di questa valle sembra ancora più brillante. Durante la strada incontriamo molti bambini che offrono oggetti di artigianato berbero, partendo però da prezzi troppo alti per favorire una contrattazione “drive in”.
Attraversando un villaggio costeggiamo un campetto di terra battuta dove alcuni ragazzi stanno giocando a calcio con un pallone liso. Improvvisamente la stessa idea pervade la mente di tutti noi: partiella?
I ragazzi accettano la sfida: Rita si mette in porta ed latri nove di noi si distribuiscono in campo ma... siamo solo dieci! Uno dei ragazzi accetta di schierarsi con noi ed inizia una partita tra la polvere che finirà con un dignitoso 2 a 1 per la squadra locale.
Il nostro pallone nuovo viene eletto a trofeo e decidiamo di lasciarlo come premio di consolazione al giovane amico marocchino che ha giocato con noi.
Da Kel Am Gouna ad Imilchil: le gole del Dades
La pista che percorriamo per raggiungere Imilchil da Kel Am Gouna é senza dubbio la piú entusiasmante di tutto il viaggio: un bellissimo passo di montagna sovrasta le gole del Dades, tra le splendide alture dell’Alto e del Medio Atlante. Un universo di colori tra il verde dei palmeti e dei campi, il rosa dei villaggi ben tenuti, i colori sgargianti degli abiti delle donne berbere ci accompagnano in piacevole percorso, talvolta interrotto dall’incrocio con un mulo stracarico che ci obbliga a fermarci per cedere il passo.
L’ultima meta: MarraKech
L’ultima sosta fuori dal caos metropolitano è sul lago Tizi N’Ish, dove passiamo l’ultima notte insieme a tutto il gruppo: domani all’alba Rosy, Ale, Marzia e Renzo ci saluteranno per rientrare in Italia. Buon viaggio, compagni di questa bella avventura: ci rivedremo a Milano.
Il gruppo decimato riprende il cammino verso l’ultimo pizzico di vacanza: le piste sono finite e con le cascate di Ouzoud finisce anche l’ultimo tuffo in questa natura da Eden.
Si parte per MarraKech: ci riavviciniamo all’urbanizzazione feroce che avevamo ormai dimenticato. Il traffico, i semafori, gli ingorghi, le insegne al neon ci ricordano che l’incantesimo sta per finire. Andremo a risvegliarci nella meravigliosa medina di questa città non prima di aver gustato un marocchinissimo hammam.
Si riparte per l’Italia con un bel magone nel cuore: Alberto si riconferma lo strepitoso coordinatore che avevamo già conosciuto in Messico; viaggiare con le Alessandre 1 e 2, Antonella, Ilaria, Andrea (Orione), Sergio, Rosy, Ale, Marzia, Renzo ed i mitici Guerrino e Rita e’ stato un piacere ma, soprattutto, uno spasso. Ragazzi: se non viaggiamo più insieme siamo delle TDC!
MAROCCO 4X4: DALL'AMORE ALLA ZAGANELLA PASSANDO PER ORIONE…..
Storia di un amore mancato tra le dune del Marocco.
di Alberto Bonetto e parte gruppo Marocco 4X4
Quest'anno il viaggio primaverile ci ha portato in quat-quat (4x4 alla francese) nel sud del Marocco, ricco d’incantate valli e arroccati villaggi dove si può ancora godere della tipica ospitalità e cordialità marocchina: solo quando raggiungeremo i tratti più turistici capiremo che abbiamo comunque potuto cogliere e vivere la vera essenza di questo paese.
Con le nostre potenti jeep ci arrampichiamo lentamente su sassose piste di montagna, con panorami mozzafiato, per poi scendere in verdissime valli tra palmeti e orti coltivati.
Le ore passate insieme in auto sono tante, si ride, scherza, dorme, mangia e si ha il tempo per conoscersi meglio, per creare nuove amicizie e, quindi ……. arriva l’AMORE.
E’ ancora soltanto amore virtuale, forse Lei non ha ancora sospettato niente, naturalmente si aspetta il momento più propizio per rivelare i propri sentimenti: le stellate notturne alla Belle etoille tra le dune del deserto come coreografia. Niente di più romantico!!
La pista del deserto è difficoltosa ma affascinante, ci s’insabbia spesso e tocca a noi maschietti spingere e scavare per poter andare avanti. Anche la guida è molto impegnativa, le ragazze vogliono provare l’ebbrezza della guida su sabbia: Toste le nostre compagne di viaggio! Sono bravissime e riescono a portare le jeep sino al fatidico campo tra le dune facendo risparmiare a noi maschietti qualche energia per l’attesa notte d’amore. (casomai andasse bene e per non fare “brutte figure”)
Si fa il campo…..dune, sabbia, stelle, cous-cous con più sabbia che carne diviso in un unico piatto, finito di cenare…. arriva il fatidico momento per la dichiarazione d’amore…. , cosa c’è di meglio che cercare con Lei la stella che favorirà la dichiarazione e la farà definitivamente innamorare?
Tante parole….. , ecco trovata la stella più bella………"guarda, lassù, quella costellazione è bellissima, sai cara, è Orione …….." . Il deserto è grande ma non si è mai soli e così qualcuno sente e risponde: " che fa rima co' te….." . C'era da aspettarselo…quasi se lo è meritato……!
Risata generale, la poesia è andata e sfuma l’amore, per il nostro povero innamorato si prospetta una vacanza a zaganelle, appunto passando per Orione.
Seppur senza amore il viaggio deve continuare, lasciamo il deserto e risaliamo la valle del Draa, con i suoi immensi palmeti. Troppo turismo, Zagorà è oramai solo più un miraggio, autobus di turisti e alberghi 5 stelle ci fanno velocemente scappare verso le nostre silenziose valli.
Il viaggio sta per finire ma resta ancora il tempo per l'immancabile sfida Marocco-Italia, contro un nugolo di ragazzini sotto un sole cocente in un non meglio precisato villaggio nella valle del Dades.
Primi dieci minuti di superiorità in campo, passa in vantaggio l’Italia solo grazie alle mitiche parate di Rita; le nostre venerande età iniziano a pesare e cala la presenza in campo, Marocco pareggia e passa in vantaggio su rigore al 90’ (a dire la verità era solo il 20’ ma per noi era già abbastanza).
Abbiamo perso il nostro pallone che per scommessa avevamo messo in palio per la sfida, ci mancherà ma sappiamo che sarà molto usato e apprezzato. Sicuramente il più bel regalo che potessimo fare a questi bambini!!
Sull’aereo che ci riporta a casa penso (e scrivo) a questa bellissima avventura, passata con vecchi e nuovi amici viaggiatori, sempre uniti in un'atmosfera allegria e rilassata; ricordo con una lacrima di commozione lo spettacolino di compleanno inscenato dalle ragazze del gruppo per il mio compleanno, poesia con dedica e torta con quello che rimaneva nella cassa cucina (pane e nutella, naturalmente).
Un grazie ed un abbraccio agli amici Antonella, Alessandra 1, Alessandra 2, Alessandro, Andrea, Giuseppe, Guerrino, Ilaria, Laura, Marzia, Renzo, Rita, Rosy e Sergio, ci rivediamo in Mauritania, chissà che laggiù Orione porti bene.
NAMIBIA: IL PARADISO IN UN RECINTO
Gruppo Bonetto -Aprile 2002, di Donatella Tore
Nell'immaginario comune, credo, il paradiso è sempre stato rappresentato come un luogo bellissimo, colorato, pacifico, con ampi spazi da attraversare ed esplorare senza sosta…..il nostro paradiso africano sarebbe stato proprio così se non fosse stato per i recinti che lo attraversano in lungo ed in largo. Recinti di tipo diverso (semplici reti metalliche, doppi recinti, reticolati elettrificati) ma tutti in perfetto stato, assolutamente impenetrabili, onnipresenti, per noi ….abituati ai semplici muretti a secco, inspiegabili. Già perché tutti noi, sin dal primo giorno ci siamo chiesti la "ragione" di queste protezioni visto che i terreni al di là della rete non sembravano contenere altro tesoro che non fosse la più straordinaria vegetazione spontanea africana ma non abitazioni, coltivazioni o mandrie che potessero essere violate.
E poi, come non chiedersi chi avesse potuto fare tutto ciò…..migliaia di chilometri di reti e paletti, paletti e reti…….in zone assolutamente prive di popolazioni (almeno in apparenza) o di villaggi. E quanto tempo era costato tirar su quei recinti perfettamente diritti?
Ora a mente fredda penso che senza quei recinti noi turisti saremmo stati presi dalla tentazione di entrare dappertutto e di restare là a ritrovare la vita semplice della natura, o a cercare di rincorrere quelle nuvole strane, diverse e bellissime che apparivano d'improvviso nel cielo terso….come grandi frittelle bianche preparate da un invisibile e misterioso cuoco!!!!
Già, quel recinto era proprio lì per noi, per farci stare sulla via tracciata da un previdente coordinatore………
Descrivere un viaggio in Namibia non è facile, tanto che invidio quanti sulle pagine della rivista hanno tracciato, passo passo, tutto l'itinerario…….ma a me non riesce di raccontare dei posti, dei colori, dei profumi, della gente, dei bambini, dei suoni perché tutto resta dentro e ti turbina in mente…soprattutto nel cuore….per settimane a seguire, facendoti perdere nel desiderio di tornare, visto che non si è potuti restare. Scrivere…. e cosa?
Sono settimane ormai che scompongo e ricompongo questo viaggio ed ogni giorno mi sembra di avere sensazioni diverse da raccontare, da raccontarmi, a volte mi sembra di non poter raccontare niente perché nulla è sufficiente ad esprimere ciò che ciascuno di noi ha vissuto insieme e separatamente allo stesso tempo.
Tante volte ho iniziato questo racconto, altrettante l'ho cestinato.
Eppure, a volte, ancora oggi chiudendo gli occhi …..come facevo la notte in tenda…. riesco a vedere la sagoma di una giraffa, il profilo morbido di una duna, la cascata di stelle del mitico cielo africano.
Ancora oggi sento il suono dei grilli giganti nel profondo silenzio della notte, l'odore denso degli unguenti degli himba, i canti africani dei bambini a Sessfountain……..che non potrò mai scordare.
Ancora oggi sento il silenzio operoso dei miei compagni nel montare il campo dopo una giornata piena e appagante, l'allegro vociare "in cucina" per concordare la cena, le risate piene prima e dopo i pasti, il canto nell'auto con Luciana, le chiacchiere, gli improperi contro il lettore di cd che non andava….la radio che andava solo nella jeep di Claudio, Claudio che non lasciava mai la sua jeep……, Rita che non lasciava mai la sua felpa e la sua preziosa sciarpa (??!!!), Angelo sempre con il suo bambino (n.d.r. la macchina fotografica)………
Ancora oggi cerchiamo di capire come facesse Dino (Pino-Gino) a far suonare (e solo lui) tutti i bicchieri dei ristoranti…sappiamo invece come facesse, a fine concerto, a romperli……un vero mito, un compagno di viaggio ideale, in perenne esilarante dualismo "dialettico" con Luana!!!
Già, un viaggio è un grande puzzle…tanti pezzi slegati che messi insieme compongono una parte della nostra vita, un'occasione "fortuita" nella quale ritrovi vecchi amici e ne conosci di nuovi.
Per 3000 lunghissimi chilometri ci siamo conosciuti, raccontati, presi in giro, affiatandoci, unendoci sempre più senza mai scontrarci, sempre pronti a darci un mano, sempre complici in qualcosa, sempre pronti a stupirci del nuovo quadro che ci riservava la Namibia, sempre più innamorati di questo paese pieno di risorse….o forse semplicemente sempre "più innamorati" in generale, vero ragazzi?
I giorni sono trascorsi troppo veloci ma quel recinto….quello della Namibia…non mi ha lasciato, è servito a fermare tutti i ricordi, le sensazioni, i colori, i suoni dentro di me….quelli che nessuna foto riuscirà mai a riprodurre, quelli che porterò con me per sempre.
Ora sappiamo perché Ambrogio è stato in questo paradiso ben 3 volte (e progetta la 4^), ora sappiamo perché nonostante la distanza ci sentiamo tutti meno soli, ora sappiamo perché questo viaggio è stato un "grande viaggio"….
Il successo, come sempre, è in tre parole (no, non quelle che ci hanno ossessionato per tutta la scorsa estate ……..sole, cuore e amore, per intenderci), (splendido) paese, (grande) gruppo e soprattutto (super) coordinatore. La ricetta è semplice, il risultato assicurato…..siamo pronti a partire per la prossima meta………Alberto, hai visto mai che porti ancora bene?…... arrivederci tra i salares boliviani, ragazzi??!!
Un bacio a Rosella e Michele, Luana e Dino, Rita e Guerrino, Angelo e Antonella, Ambrogio, Claudio, Luciana e al grande grandissimo Alberto…….per Asia invece un pensiero speciale, per festeggiare come si conviene la sua grande prima di Avventure, con l'affetto più grande
Donatella Tore
ASIA IN AFRICA……… STORIA DI UN CHUPA-CHUPA CONTESO
disavventure di una piccola turista al villaggio Himba
di Donatella Tore
Il gruppo è perfetto e lei, 4 anni, è la nostra ciliegina sulla torta: piccola, tenera, curiosa, briosa, avventuriera, instancabile, mai noiosa o fastidiosa. Una del gruppo a tutti gli effetti e, alla sua prima volta in Africa, è stata grande!! Chi? Asia, naturalmente, o il personaggio che talvolta le piaceva interpretare, da Simbah al Re Leone (non potendo fortunatamente confrontarsi con i “grandi”).
I suoi occhi vivaci brillavano all’avvistamento di un elefante, di una giraffa, di un branco di zebre o dei leoni. Alla fine l’Etosha sarà comprensibilmente il ricordo più vivo per lei, oltre all’esperienza in tenda vicino a mamma e papà.
La visita ai villaggi degli Himba è stata invece un’esperienza forte, a volte “dolorosa”; “non ci voglio più tornare lì e non ci tornerò più!”. La causa? Un chupa-chupa!! In un momento storico così tristemente caratterizzato da odii, guerre, rivendicazioni, lotte ed orrori, anche la perdita di un chupa-chupa può rappresentare un problema.
Asia arriva al villaggio Himba con tante buone intenzioni ed un chupa-chupa per ogni bambino, distribuisce metodicamente i suoi sweets per poi finalmente godersi il suo meritato premio, un chupa-chupa alla coca-cola (sua grande passione). Ma i bambini, si sa, sono imprevedibili e l’incidente è sempre in agguato… Un piccolo Himba, accanto a lei per una foto, le strappa di bocca il chupa-chupa (non si capisce perché visto che aveva il suo a disposizione, commenterà poi Asia risentita) che, ahinoi, cade sul terreno tra un mare di escrementi, terra e sassi. Dopo un secondo, realizzata la situazione (chupa-chupa ormai andato, affronto subito senza apparente motivo) Asia scoppia in lacrime davanti ai bambini Himba che la circondano; la disperazione è grande… decine di occhioni neri e vivacissimi guardano stupiti senza capire cosa sia successo mentre il povero chupa-chupa giace per terra ormai inservibile. Improvvisamente un bambino poco più grande di Asia, compresa la tragedia che si sta consumando nel villaggio, con un gesto allo stesso tempo tenero ed istintivamente protettivo raccoglie il chupa-chupa, comincia a ripulirlo accuratamente addirittura succhiando via tutte le impurità che vi si sono attaccate e infine lo porge dolcemente ad Asia accarezzandole il capo.
Che grandezza i bambini!! Certo questo non è servito a ristabilire i rapporti tra Asia ed i bambini Himba ma a noi è sembrato grandioso, un ritorno alla semplicità dei gesti che forse abbiamo ormai dimenticato nella nostra vita quotidiana, e che solo i bambini conservano ancora innata.
Asia ha rappresentato spesso per noi un modo per tornare bambini e vivere l’Africa con occhi diversi, più sognanti e semplici, senza filtri mentali.
Per questo, e non solo, la ringraziamo augurandoci di poter vivere insieme nuove avventure… con altri chupa-chupa.
Namibia lug. 2002, di Giulio Regazzo
Sempre la luna,
all'alba una pista africana dove il colore della terra e della polvere cambiava
ad ogni curva, dal giallo al rosso al verde, dove l'unica vegetazione all'inizio
della pista erano dei bassi cespugli e delle acacie e si trovavano rari pastori
himba ricoperti solo da una crosta di argilla arancione mista a grasso di latte
e una piccola pelle di capra alle pudenda. Alti fieri e dignitosi nel loro
niente/ricco mondo, il sole a picco e polvere secca, la velocità di pochi Km/h e
tanti guadi secchi da superare. Ecco nel pomeriggio il primo imperiale baobab
che porta i suoi penduli frutti. Pronto lo stop e un tentativo impossibile di
abbraccio a questa meravigliosa cattedrale della natura. La strada sale e scende
accostata a dirupi spaventosi ma impressionanti per l'orrida bellezza, fino a
salire nell'ambiente sempre più desertificato. La resistenza sta esaurendo le
sue risorse e il caldo la sete e la polvere tormentano il mio viaggio. Più si
sale sempre meno speranze di verde e fresco riparo. Alla sommità dell'ennesimo
colle, di colpo mi fermo, sotto in lontananza un verde intenso fatto di palme
annuncia l'acqua che non si vede. Scendo più veloce incredulo, e si é vero sono
palme e tante e alte e rigogliose e sotto scorre un largo pieno e lento fiume.
Di colpo cambia l'atmosfera e il clima diventa facile, amico. E' grande
l'emozione e il senso di pace e di natura. L'Okanene scorre lento e accarezza le
piante che sfiora sulla riva. Ma contiene una sorprendente sorpresa,
repentinamente, in breve spazio accellera la sua corsa, diventa rapido e
impetuoso creando vortici contrari e sparendo all'improvviso. Dietro ad un
dirupo la meraviglia, un arcobaleno che distingue e separa i colori arcua il
proscenio. Rumorosamente l'acqua scivola lungo ripide pareti di roccia e si
frange in bianca schiuma fragorosa che affascina con un salto di decine di
metri. Salendo ancora la schiena della montagna che si apre ad anfiteatro di
fronte allo spettacolo della natura il fiume appare per tutta la sua vasta
superficie e si divide in innumerevoli rami che a loro volta si immolano dalle
altezze alla atomizzazione schiumosa del fondo. Il panorama sorprende per la
vastità dei giochi d'acqua le gole che ospitano a tanto cospetto vetusti e
immensi baobab che lì sembrano arbusti, e il suono potente sordo della forza del
grande fiume che vuole manifestare la sua voce, la sua vita.

Tutto il resto del poco giorno rimasto é utilizzato per fissare nella memoria la grandezza di quanto scorre davanti agli occhi. Poi al calare repentino della sera tropicale in contemporanea con la scomparsa del sole, il sorgere della luna, piena innaturalmente luminosa, quasi accecante concentra tanta luce sull'acqua e nasconde alla vista tutto il resto, o é solo l'attenzione che é catturata? Ore lunghissime che passano in un attimo sono rapite e concentrate. I pensieri scorrono e allungano su tutto quanto é la mia vita. Sono condotto a pensare alle persone che mi sono più care, anche se non ci sono più, al mio ruolo in questa avventura chiamata vita, mi scopro forte e debole protettore e bisognoso di qualcuno, in definitiva mi sento e basta, componente nascosto ma fondamentale di un meccanismo perfetto.
Ore passate, notte fonda, al rientro improvvisamente dopo l'ultima curva della discesa la voce del fiume non più spaventosa ma familiare amica come può essere quella di un vecchio amico che conosce tutto di te, non si affievolisce ma scompare improvvisamente lasciando nell'aria lo spazio per le onde diffuse da grilli che immagino grossi come persone tanto sono forti e lunghi suoni di uccelli notturni per me impossibili da identificare. L'Okanene ritorna pieno, lento, maestoso e silenzioso come l'ho conosciuto, le palme arcuano il loro fusto flessibile verso l'acqua e la superfice é appena increspata il lontananza da circolari colpi di coda di grossi rettili che scrutano la notte. Un tronco ruvido di una palma abbattuta sulla riva del fiume mi invita a sedermi e contemplare la grossa luna che ritaglia su un ramo una coppia di uccelli arrivati in volo silenzioso e senza un suono o rumore si corteggiano nell'armonico romantico di una scena irripetibile nei dettagli da qualunque arte umana. E io lì spettatore di unico irripetibile attimo.
PALERMO GIUGNO 2002……2° RADUNO LIBIA - Gruppo Bonetto.
Un'emozione lunga un anno.
di Donatella Tore
Di solito i raduni dei viaggi sono all'insegna del mordi e fuggi….."mordi" nel senso che si mangia (e soprattutto si beve) come se fosse l'ultima occasione per rimpinzarsi di ogni ben di Dio (ahinoi!!), e "fuggi" perché l'incontro dura talmente poco (un fine settimana al più) che spesso, con gruppi molto numerosi, non riesci neppure a parlare con tutti!! Tutte restano comunque esperienze bellissime, soprattutto se sono il frutto di un viaggio ben riuscito con un gruppo affiatato.
Il 2° raduno Libia gruppo Bonetto è stato qualcosa di diverso, forse di irripetibile. Innanzi tutto è stato atteso a lungo anno……essendo stato programmato nel corso del 1° Raduno, nel Settembre del 2001……si è tenuto a Palermo perché solo lì era possibile assistere alla proiezione del lavoro in Diaporama creato da Angelo.
Nessuno di noi aveva idea di cosa sarebbe stato e credo che ciascuno avesse in mente di dover assistere alla classica proiezione di una serie di immagini di ottima qualità (tenuto conto dei mezzi disponibili) magari solo un po’ meno noiosa perché più veloce e accompagnata da una colonna sonora.
E' proprio vero, nessuno di noi avrebbe potuto neppure lontanamente immaginare cosa ci attendeva!!
Sede dell'incontro del gruppo, o per meglio dire di parte del gruppo perché non tutti hanno potuto partecipare, è stata casa Puccio-Miranda che per l'occasione si è trasformata in un mini albergo (Angelo confesserà più tardi che è stato bizzarro vedere la casa brulicare di persone sparse qua e là senza crearsi il minimo intralcio)…..la cucina sempre in funzione per la preparazione della cena, i piani per le attività giornaliere dei vari gruppi all'interno del gruppo. Già, non l'ho ancora detto, il raduno è durato una settimana circa per la maggior parte, non meno di 5 giorni per tutti!! Quasi una settimana verdeazzurra!! Esclusa mestamente la nazionale di calcio dai campionati del mondo che si giocavano in quei giorni, eravamo solo noi in gioco e, con buona pace del Trap, non ci siamo risparmiati!!!
Che emozione rivederci, essere ancora tutti insieme, avere voglia di raccontarci e di ascoltarci, stare vicini in silenzio…..sembrava che il tempo non fosse mai passato, sembrava fosse sempre stato così……….
Forse l'esperienza del deserto unisce in modo particolare chi l'ha vissuta, come l'equipaggio di una nave in giro per i mari del mondo ha detto qualcuno, forse il nostro gruppo, questo gruppo, ha qualcosa di speciale, già……questo è certo, e quello che si crea quando ci si vede è magico.
E qualcosa di magico è accaduto la sera di venerdì con la proiezione delle diapositive. Angelo e Francesco, suo prezioso amico e collaboratore, ci hanno lavorato per un anno e finalmente è arrivato il momento di condividere con gli altri i frutti della fatica. Per l'occasione sono stati invitati anche amici e parenti di Angelo e Antonella, il giardino è stato trasformato in un mini cinema all'aperto, come si usa ancora fare nelle calde serate estive nelle nostre città del sud, l'atmosfera è familiare e frizzante; noi, le ragazze del gruppo, ci siamo preparate con cura alla serata "mondana, forse cercando di celare così l'emozione dell'attesa che si percepiva nell'aria sin dal mattino…….
Angelo e Francesco, come se un anno di lavoro non fosse stato sufficiente, hanno lavorato per molte ore per montare l'attrezzatura occorrente per la proiezione, tesi e preoccupati per la prova che li attendeva…noi, ansiosi e curiosi per la novità, abbiamo osservato, quasi spiato, tutte le fasi dell'operazione. Tutti in qualche modo sentivamo che non sarebbe stato "normale", ma non sapevamo ancora perché.
Se qualcuno di voi sta pensando: "Ma non è meglio vedere il filmato del viaggio per rivivere le emozioni di allora?", sappia che non sa di cosa stiamo parlando, non può immaginare né capire.
Ciò che è stato proiettato in quei 20 minuti è lo spirito del viaggio e della vita nel e del deserto, il concentrato delle emozioni che solo il mare di sabbia può dare, l'essenza della poesia che quei luoghi sanno sprigionare, tante piccole perle bianchissime che impreziosiscono l'anima. Quelle immagini, scelte con cura e miscelate sapientemente a musica e testi, ci sono penetrate attraverso il corpo e sono giunte nel più profondo del cuore per restarci.
Credo che niente del genere potrò più vedere, sentire, provare…un'emozione fortissima, irripetibile. Da quel momento per noi lì riuniti, improvvisamente soli, di nuovo in pieno deserto, non è stata più la stessa vacanza: è stato come unire le nostre individualità in una unità, emozionati e teneri.
Al di là della squisita ospitalità ricevuta, dei momenti di puro divertimento vissuti, della bellezza dei luoghi visitati, ciò che resterà in me, in noi tutti, è sicuramente il ricordo di quella serata. Per questo non ci saranno mai parole sufficienti per ringraziare Angelo e Francesco che ci hanno fatto un regalo grande e prezioso, uno di quelli che il tempo non potrà cancellare né affievolire, uno di quelli che ti fanno amare di più la vita, uno di quelli che solo chi ha un cuore grande ed un'anima sensibile sa riservarti.
Un regalo così unico condiviso con tanti amici ha poi un valore ancora maggiore, un sapore d.o.c. inimitabile: il sapore di un affetto sincero, di un rapporto profondo e appagante, di un'amicizia che rasenta l'amore.
Grazie a tutti, vi voglio bene.
P.S. Un ringraziamento speciale è d'obbligo a Francesco che, pur non essendo mai stato nel deserto, non avendo realmente fatto parte del gruppo Bonetto e non conoscendoci affatto, ha saputo cogliere pienamente lo spirito del viaggio e dei suoi protagonisti, diventando ad honorem "uno di noi", il 19° di un gruppo speciale…. augurandogli di potere, prima o poi, vivere di persona le emozioni che così bene ha saputo rendere con le immagini. Se lo meriterebbe veramente!!
Storia di un viaggio rivissuto in VHS.
di Alberto Bonetto
E' il 18 dicembre. Oggi è arrivata la videocassetta del nostro viaggio, immagini girate dal buon Renzo e magistralmente montate dal mitico Ambrogio. Naturalmente, quando ne faresti a meno, nel bel mezzo del pomeriggio, quando ti eri già pregustato una serata tutta "casa e ricordi", ti piombano a casa i soliti ospiti indesiderati dei quali in quel preciso momento non ti frega niente, né di loro né dei loro soliti discorsi: in testa avevo solo la videocassetta ed ero impaziente di poterla vedere. Appena liberatomi degli scocciatori, finalmente solo ed in sacrosanto silenzio, è arrivato il momento tanto atteso……un buon caffè caldo, l'immancabile sigaretta……..play…….si riparte per il deserto!!!!
Ragazzi, che emozione rivedervi tutti quanti, i primi giorni tutti puliti e sbarbati, poi piano piano sempre più ciambrani (termine grossetese) e con delle barbe sempre più incolte e lunghe!
Il video ripercorre fedelmente tutte le tappe del nostro viaggio, dai momenti di noia e torpore nei lunghi trasferimenti, alle lunghe ed estenuanti visite ai siti archeologici, ed è per questo "la memoria" delle nostre emozioni, della nostra vacanza, dei nuovi amici.
Si inizia con Sabrata, alcune zoomate sulle bellezze del sito archeologico, solo qualche volto dei componenti del gruppo….è ancora troppo presto e tra noi non si è ancora creato quel affiatamento e quella unione che solo il deserto sa creare tra un gruppo di persone sconosciute fino al giorno prima.
Ecco le montagne, Nalut, il suo Qasar,….. torno indietro con i ricordi…… il video non può farmi sentire il freddo pungente che abbiamo provato in cima a quelle montagne ma le nostre espressioni tremanti sono inequivocabili.
Il tepore del deserto ci scalderà presto…..! Arriviamo all'Erg Ubari, si vedono le prime dune, gli autisti si divertono come matti a rincorrersi tra queste distese di sabbia; poi cala la sera, montiamo il nostro "primo campo",…… sorrido nel ricordare lo stupore dei nostri autisti che si domandavano (e quindi mi domandavano) il perché montassimo le tende una vicina all'altra. Dicevano: "il deserto è grande, è di tutti, sappiate apprezzare il nulla che questo può offrire". Non sapevo (e forse nessuno sapeva) dare una risposta giusta alla legittima domanda e così mi limitavo alle solite frasi elusive, ma anch'io mi chiedevo il perché (????)…….sarà stato il famoso spirito di gruppo che colpisce tutti i viaggiatori di AnM, o forse più semplicemente sarà stata l'abitudine a convivere con altre persone in ufficio in pochi metri quadrati, o ancora la sindrome da condominio, sarà………
Altre immagini del viaggio scorrono veloci, ecco che piano piano entra in scena il mitico Mubruk, un omone di 2 metri per 110 kg, sempre sorridente e gioioso, fanatico del sesso e gran professore in materia. Più di un archeologo si sarebbe irritato nel vederlo quando amabilmente interpretava alcuni famosi graffiti preistorici in scene a sfondo erotico-sessuale.
Era lui che animava, con la sua possente risata, le serate intorno al fuoco insieme ai canti ed ai balli dei nostri autisti sulle note di un piffero e di una tanica abilmente utilizzata come percussione.
Tutti portiamo nel cuore quei momenti di pace e serenità…..niente telefonino, niente televisore, niente traffico….il nostro mondo iniziava e finiva tra quelle maestose e morbide dune.
Ecco finalmente l'Acacus, una lunga discesa per la collina del "non ritorno", all'orizzonte si vedono le montagne e le formazioni rocciose di questo stupendo Wadi, unico al mondo per la sua bellezza e per la ricchezza di siti preistorici.
Altro campo, questa volta Renzo, con la sua telecamera, ha fatto incursione in cucina: Donatella, la nostra cuoca principale, gli mostra cosa bolle in pentola: una sbobba di colore verde, forse minestrone o forse pasta al pesto (??), e un secondo di verdura, anche lui verde….forse zucchine. Certo, in confronto alle leccornie che ci possiamo permettere a casa, quella zuppa non può essere considerata un granché…ma laggiù, per noi, è stata sempre un'ottima cena con tanto di applauso finale.
Brave Donatella, Rosy, Marzia, Antonella, e a tutti gli altri aiuto cuochi, grazie per la collaborazione fornita nei faticosi e divertenti turni in cucina. Un particolare elogio alla fantastica Antonietta, esperta addetta alla distribuzione, che con tenacia e rigore ci teneva tutti lontani dai pentoloni riuscendo così a dividere la cena equamente e senza privilegi.
Siamo sempre andati in tenda con la pancia piena dopo l'immancabile tea preparato e servito, all'araba, dai nostri autisti.
In nastro scorre……lasciamo l'Acacus, una lunga striscia d'asfalto ci ricorda che presto torneremo alla "civiltà", ma non c'è tempo…eccoci già in un altro luogo…..la città vecchia di Germa……la Giovanna legge la Planet e scopro dal filmato che, nonostante le finte, nessuno di noi era effettivamente interessato al contenuto della guida….e le nostre facce sembrano ora così buffe.
Ritorniamo ancora nel nostro deserto, una bufera di vento ci blocca poco fuori Germa, l'immagine si sofferma sugli autisti che, in cima ad una duna, a consulto, discutono su quale strada sia meglio prendere.
Tra quel mare di sabbia in burrasca e le dune sembra impossibile avere dei punti di riferimento e a dire il vero, a volte, anche gli autisti paiono vagare senza méta. Poi improvvisamente svoltano bruscamente e dal loro timido sorriso di soddisfazione si capisce che hanno finalmente trovato la pista giusta.
L'ultima duna da scavalcare,…. ecco lo stupendo scenario del lago di Oum El Ma, un palmeto intorno ad un piccolo laghetto salato, la classica oasi che ognuno di noi ha sempre cercato, ………un altro lago, Gabron…….Giovanna, Alessandro ed io timidamente ci tuffiamo, dopo una breve nuotata in quelle gelide acque,…….. ci abbracciamo lasciandoci galleggiare per una foto ricordo.
Purtroppo la nostra avventura nel deserto è quasi finita, come la cassetta che scorre….l'ultima cena tutti insieme comodamente seduti in un piccolo ristorantino: sembriamo impacciati, qualcuno già rimpiange le tavolate seduti sulla sabbia, con un piccolo lumino e la borraccia accanto!!
Le ragazze stasera hanno deciso di offrire la cena ai nostri autisti……la telecamera ha catturato le immagini più significative: Mubruk che gira tra i tavoli spendendo consigli di "sana vita matrimoniale" a tutti, Alessandro, il principe dell'acqua, sempre diligentemente vicino alla tanica per la consueta distribuzione…….l'arrivo delle ragazze con il pentolone della pasta "aglio e olio". Si mangia e si ride, anche se sappiamo che domani dovremo dire addio ai nostri cari amici tuareg.
Non nascondo qualche lacrima nel rivedere e rivivere il nostro ultimo saluto a Najim, Mubruk, Ibrahim, Amhed ed il factotum Backshih: ci siamo schierati, abbiamo cantato l'inno di Mameli, poi tutti in fila per abbracciare e salutare i nostri amici con le lacrime agli occhi!!
L'emozione e la tristezza di allora ritorna reale anche adesso nel vedere, dai finestrini del nostro pulmino, le loro jeep lasciare la strada asfaltata per perdersi nella vastità del deserto….anche loro tornano a casa.
Il nastro è finito….addio grande e immenso Sahara, chissà se un giorno potremo riassaporare quegli intensi momenti di pace e solitudine vissuti in questo luogo così inospitale ma tanto generoso con chi lo sa amare e rispettare.
Arrivederci amici del deserto, i vostri canti intorno al fuoco sotto un cielo di stelle allieteranno i miei sogni ancora per molto tempo…..
A presto compagni di viaggio, è stato bello rivedervi ad uno ad uno, custodirò questo video per i momenti di solitudine….. i vostri sorrisi mi aiuteranno a ricordare questa spensierata ed incredibile avventura, rivissuta in "modo virtuale" grazie al regalo più gradito che potessi ricevere per questo Natale.
Appassionatamente,
Alberto
SCAMORZE, INGHILLIK E UN GRANDE DESERTO
"Acacus Libia 2000, gruppo Bonetto"
di Andrea Spano e Donatella Tore
14 maggio 2000 – aeroporto di Monaco di Baviera: il gruppo Bonetto “Mexicana Maya Breve” torna in patria al termine di un bellissimo viaggio e, in attesa dei voli per l’Italia si scherza, si ricordano i momenti più belli, più esilaranti, più ridicoli, e si fanno programmi per i prossimi viaggi; senza troppa convinzione, pensando ad un itinerario prevalentemente naturalistico,…………… si ipotizza un ”Acacus Libia”. Certo, il deserto sarebbe l'ideale!! La proposta, un po’ buttata lì, tra scherzi e lazzi, non è stata però dimenticata ed anche l’articoletto relativo al viaggio pubblicato sul numero 4-5/2000 della rivista di AnM, terminava con l'augurio, rivolto ad Alberto, di un “…… a (r)rivederci presto … magari tra le dune della Libia”.
Aprile 2001: le dune della Libia siamo davvero riusciti a vederle insieme, ed è stato un grande viaggio.
Il divertimento è cominciato ben prima della partenza, non appena abbiamo descritto sommariamente ad amici, parenti e colleghi il tipo di esperienza che avremmo vissuto (prevalentemente in tenda e con la cassa cucina). Ne abbiamo sentito di tutti i colori: “ma siete sicuri di farlo?” – “ma non è pericoloso?” – “ma non c’è la guerra?” (???) – “ come fate per mangiare?” – “non vi potete fare la doccia tutti i giorni!!!” – “è pieno di animali pericolosi” – “ci sono serpenti e scorpioni” - “come si può fare senza il cesso?” – e simili orrori, ormai arcinoti a tutti i viaggiatori di AnM che non scelgono le "mete classiche" ed il comfort a 5 stelle degli hotel. E’ molto triste, ma abbiamo avuto la conferma che tanti, troppi, hanno ormai quasi perduto curiosità, spontaneità, naturalezza, spregiudicatezza in favore di diffidenza, paure, paranoie, condizionamenti, pregiudizi; pur di stare aggrappati ai loro materassi, cessi, vino, pizze, televisori, cappuccini e cornetti, vizi e vizietti, rinunciano ad esperienze uniche che non restano fini a sé stesse ma che sicuramente aiutano a vivere meglio.
E pensare che per poter provare emozioni così positive sarebbe sufficiente “ridurre al minimo tutto il superfluo” per sole due settimane.
Ma torniamo a noi, che dire di questo viaggio? Come tutti ha una sua storia, proprie emozioni, ricordi, odori, suoni e sensazioni; un viaggio nel deserto non può essere paragonato a nessun altro perché, in un certo senso, è anche un viaggio dentro sé stessi, a contatto con una natura che, a dispetto della sua più comune accezione (deserto = arido – monotono – desolato) è in grado di rivelarsi in scenari di una bellezza commovente e magica in continua mutazione. Un viaggio nel deserto non si può raccontare (anche se qualcuno ci ha tentato): lo devi vivere in prima persona per godere del rumore del vento, del sibilo della sabbia, del calore del sole, delle tinte cangianti della sabbia o del silenzio dell’immenso mare che è l’Acacus. Il deserto sa affascinarti, incantarti, turbarti, spaventarti, rilassarti, abbracciarti, emozionarti …….
Ma che viaggio sarebbe stato se la compagnia non fosse stata quella giusta e se gli autisti-guide libici non ne fossero stati parte integrante?
Per i 18 del gruppo Bonetto (un vero grande, grandissimo gruppo) non sarebbe sicuramente stato un successo completo. Siamo sempre stati scarrozzati allegramente dai maghi del 4x4 Ibrahim, Mubruk, Mohamed e Nashir e goduto della compagnia del nigeriano Bashir (conducente del pick-up di appoggio) e del poliziotto turistico Eros (nomignolo affibbiatogli a causa della sua somiglianza con Eros Ramazzotti).
Ad onor del vero per la riuscita del viaggio c’è stata anche la fattiva partecipazione di AnM che ha studiato il contenuto della “cassa cucina” (ottima, completa e abbondante) in modo da creare dei precisi poli “di aggregazione” a tavola: nel nostro caso la parte del leone l’hanno fatta le scamorze e le prugne secche; le prime sembravano non finire mai, come se si rigenerassero dalle loro ceneri, le seconde non sono riuscite a sopperire del tutto alla rapida fine della frutta sciroppata (ahinoi!) ed ai problemi fisici di parte del gruppo (ahiloro!!).
Per fortuna durante le due settimane non c’è stata la minima difficoltà e non sarebbe potuto essere altrimenti con un coordinatore quale il Bonetto (un nome una garanzia sempre e dovunque, provare per credere!) e la compagnia delle nostre guide.
Tra queste una speciale menzione deve essere riservata al mitico Mubruk, un vero guitto, matto come un cavallo e capace di trasformare la permanenza nella sua jeep in esilaranti sit-com paragonabili alle performances del miglior Totò. Far parte del suo equipaggio costituiva un grande privilegio perché il divertimento era assicurato (in tutti i sensi) e l’approfondimento delle tradizioni locali altrettanto. E’ così che abbiamo appreso dei riti relativi al fidanzamento ed al matrimonio, abbiamo avuto conferma della non felice condizione femminile, del razzismo esistente e…… abbiamo potuto fare i dovuti confronti tra l’inghillik direct alla libica (no good) e l’inghillik fantastic all’italiana (very very good) ………. Inghillik, inghillik, che tormentone!! Compagno di viaggio, di serate davanti al fuoco, di battute pepate eppur sempre rigorosamente virtuali.
Reale è stato invece l’affiatamento che si è creato tra tutti con il trascorrere dei giorni e delle notti … e che notti!! Sotto sfavillanti cieli stellati, sorseggiando fiumi di squisito tè verde (qualche volta miracolosamente trasformatosi in grappa di datteri, inshallah) o sgranocchiando arachidi e grano appena tostati, le giornate nel deserto si sono concluse quasi tutte intorno al fuoco dei nostri amici libici al suono del makruna (strumento a fiato tradizionale) e delle taniche vuote (utilizzate come percussioni), che hanno costituito la colonna sonora di queste splendide notti, allietate da risate, canti e balli (questi non sempre rigorosamente locali……ma con passi più simili alle movenze di Adriano Celentano, -Renzo che ne dici?- o alle cadenze del classico ballo sardo -mea culpa!!).
Quando, alla fine del tour nel deserto, c’è stato il saluto con i nostri 5 amici, non è stato possibile trattenere qualche lacrima da entrambe le parti.
Immaginate, se potete, 18 figuri disposti in fila come una squadra di calcio che, per rendere omaggio agli amici con cui hanno condiviso tanti giorni (e tanta sabbia), con la mano sul cuore, intonano un poco credibile inno nazionale …….. come non piangere per tanto sconcio? Povero Mameli!
Il successivo lungo rientro coi pullmini verso Tripoli è stato faticoso ed anche un po’ triste, perché precludeva alla fine del viaggio, anche se parte del gruppo aspettava con grande emozione la visita alle rovine della famosa Leptis Magna.
Contrariamente a quanto successo a Sabratha, (l’altro sito romano, prima tappa assoluta del viaggio e quindi non ancora in grado di “rivelare” appieno la personalità e le propensioni di ciascuno di noi per l'archeologia) in questa occasione il gruppo si è “naturalmente” diviso grazie anche ai mezzi di trasporto disponibili: su un pullmino hanno trovato posto i “disincantati” e sull’altro gli “acculturati”, per intenderci……. quelli che: “ce ne potesse fregare qualcosa dei ruderi romani!” e gli altri che: “ogni pietra respira storia, ogni fregio ci ricorda il nostro passato…..”.
Ovviamente non potevamo che finire sul pullmino dei disincantati, peraltro in ottima compagnia, e così anche la passeggiata “sguidata” tra le rovine ha costituito l’occasione, oltre che per fare il primo bagno della stagione, per ridere e divertirci insieme, senza infastidire con le nostre facezie la visita degli acculturati.
L’ultima mattinata è trascorsa veloce e un po’ malinconica tra i vicoli della Medina di Tripoli ed, alla sera, i saluti scambiati a Fiumicino non sono stati di quelli formali e superficiali; un gruppo così non si incontra facilmente (mai un lamento, mai una discussione, tanta disponibilità reciproca e nessuno screzio)………compagni di viaggio ideali, amici che non si possono dimenticare……... così come non potremo scordare il mitico zaino di Antonella (cosa ci fosse dentro mai nessuno saprà), la distribuzione dell'acqua da parte del "signore delle taniche" Alessandro, i tanto temuti "desideri atmosferici e non", purtroppo sempre appagati, di Antonietta, il risotto alla marinara con tanto di sabbia (ma non delle vongole!),…………….. la scamorza (ohps…ancora?)!!!!! BASTA!!!
Un abbraccio sincero a Franco, Lisa, Antonietta, Romano, Claudio, Paolo, Ambrogio, Marzia e Renzo, Rosy e Alessandro, Antonella e Angelo, Giovanna, Michele; un grazie speciale ed un bacio da parte di tutti non possono che andare ad Alberto che ha sempre magistralmente guidato, rassicurato e coccolato questa banda di sciamannati.
E….hai visto mai che porti bene……. arrivederci presto, magari sulle dune della Namibia. Inshallah.
Andrea Spano e Donatella Tore
Lettera preghiera alla Divinità Inca, per superstiziosi e non.
di Alberto Bonetto
Premessa: Dicembre 2001, piccolo incidente domestico dell'autore appena tornato dal Perù. Rottura mandibola, un paio di costole, 5 denti, un mese senza poter mangiare "cibi solidi", ect, ect.. Colto da un attimo di disperazione, scrivo agli amici del gruppo peruviano................
"Cari Gianni e Andrea, (e amici peruviani), è vero!! Il giorno del fattaccio, cazzo! cazzo! la Pachamama dove l'avevo messa......???????.
Quella, la Pachamama regalatami da voi ragazzi, si sarà sicuramente incazzata a morte quando l'ho lasciata li tutta sola dentro il mio marsupio,classico accessorio da viaggio subito accantonato sino alla prossima partenza.
Cazzo, Pachamama, ti è subito vendicata..... tu, tanto venerata, lasciata li tutta sola dentro un fetido marsupio (risaputo, i marsupi non si lavano, devono sapere di vissuto, hanno "da puzza")......
Cazzo, Pachamama, ti ho anche offerto il pisco lassù al rifugio del Machu Picchu, potevi almeno metterci una buona parola e salvarmi qualche dente...
Cazzo Pachamama, proprio con me dovevi prendertela, il capogruppo; non era meglio un partecipante, tanto di quelli ce ne è sempre in abbondanza;
Cazzo Pachamama, adesso i partecipanti come fanno senza di me, dove andranno a mangiare, dove dormiranno; e se si perdono, se li rapinano, se perdono i bagagli. Io declino ogni responsabilità, sono problemi tuoi, adesso.
Cazzo, Pachamama, già caricavo poco quando potevo liberamente parlare (e mangiare), adesso proprio + niente, di pachamama (quella non originale, quella la..... per capirci) dovrò vivere di ricordi per un bel po', e sinceramente, i ricordi erano già parecchio sfumati e poco chiari prima dell'incidente.
Cazzo, Pachamama, sta a vedere che alla fine aveva ragione Vilma (guida locale, ndr) quando raccontava di quel gruppo di avventure che l'aveva "presa in giro" e poi gli sono successe delle sfighe
Cazzo, Pachamama, cosa devo fare adesso per tornare nelle tue grazie .......
Cazzo, Pachamama, ho fatto sempre fatto il bravo, ho eroicamente condotto il mio gruppo per le montagne andine, ho combattuto sino all'ultimo per un piccolo sconticino, siamo stati nella cassa comune, nessun grattacielo sulla rotta dei nostri aerei, gli israeliani non ci hanno nemmeno menato quella sera a Cuzco quando la Ponza voleva, a tutti i costi, mettere fine all'Intifada rimorchiando uno di loro.
Cazzo Pachamama, non ti piace il pisco, Cazzo, potevi dirlo prima, o forse ti piace tanto e ti sei quindi incazzata che te ne ho offerto poco (rito inca per ringraziare la "Terra", Ndr).
Cazzo Pachamama, io dovevo pensare anche ai ragazzi del gruppo, non per me, che non sia mai, ma sai i ragazzi bevono come delle spugne e una bottiglia già bastava a malapena per loro, ripeto, non sono interessi personali ...
Cazzo Pachamama, scusa se nella frase precedente ti ho raccontato una piccola bugia; è vero, il pisco piace anche a me ma tu sai quanto sono generoso.
Cazzo Pachamama, facciamo la pace, fammi tornare a masticare che ti porto fuori a cena e pago io.
Cazzo Pachamama, mandami il tuo indirizzo e-mail che ti scrivo qualcosa....
Cazzo Pachamama, grazie a te ho incontrato tutti questi amici che ora stanno leggendo queste mie cazzate e chi mi sono stati vicino, sempre...
Cazzo Pachamama, spero che anche tu la prendi con filosofia e saprai sorridere su questa e-mail, noi siamo solo dei poveri mortali, passiamo il tempo a scrivere cazzate e ricordare i bei tempi passati.....
Cazzo pachamama, ci vediamo presto, non te la prendere,
Ciao
Alberto
P.S. - Ahhh, pacha (scusa il diminutivo), vedi se puoi fare qualcosa anche per le macchine fotografiche dei ragazzi e magari anche per le foto, sono rimaste tutte un po' scurette. Tu non ne sai niente........ vero!!!!!!!
MEXICANA MAYA in BREVE (ma non troppo)
Gruppo A. Bonetto 2000
di Donatella Tore
Eccomi qui alla tastiera del mio computerino a riavvolgere il nastro della vacanza conclusa, forse sperando di prolungare ancora un po’ i momenti più belli……… e ritorno così al 22 aprile….
Essere in aeroporto a Roma non sembrava proprio vero né ad Andrea né a me; la partenza per il Mexicana Maya Breve era stata così sofferta….. anzi incerta fino a 2 giorni prima che non avevamo avuto il tempo di rendercene seriamente conto.
Come per incanto, si era però ripetuto il “solito miracolo di AnM” (di cui tanto è stato narrato nel giornalino in questi anni) e tutto era stato risolto apparentemente senza difficoltà.
Ma le “sofferenze” erano davvero finite o qualcos’altro ci attendeva dietro l’angolo della penisola dello Yucatàn?
Il dubbio attanagliava (avremmo scoperto poi) molti di noi poiché il numero dei partecipanti del gruppo non faceva prevedere niente di buono ……. saremmo stati tutti i giorni in 13 a tavola (orrore!!!). Che fosse un segno?
Per non contribuire personalmente alla “sfiga”, mancando l’appuntamento per la partenza fissata alle ore 8.10 ……. Andrea ed io eravamo arrivati a Roma dalla notte prima (previdenti), ma quando all’ora prevista non si è presentato nessuno, né l’incaricato di AnM né gli altri sconosciuti 6 compañeros, ci sono venuti in mente i pensieri più negativi (quelli che, per capirci, cominciano con “Ma perché siamo partiti pur sapendo che c’era qualcosa che ….”, “forse c’è stato qualche cambiamento e ….” Etc etc)
Alla fine però, alla spicciolata, sono arrivati tutti, compresi in nostri biglietti e……. finalmente via per Francoforte, dove ci attendeva il gruppo partito da Milano, anch’esso non senza qualche intoppo (partenza da Linate o da Malpensa?) dell’ultimo momento.
Il viaggio (non ci crederete) è stato tutto ok ed i primi giorni dedicati, come sempre, allo “studio reciproco, sotto la supervisione speciale del Bonetto che si è presentato subito come un “bastard inside” (ohps….), un vero capogruppo b.o.c. (leggasi: bastard di origine cuneese) sin dall’arrivo a Mexico City.
Tutto andava bene soprattutto considerato l’affiatamento che cominciava a crearsi tra noi, in particolare nel determinare spontaneamente … quelle piccole “difficoltà” che mettono alla prova la pazienza e le capacità del coordinatore.
Ma del resto (ha pensato bene qualcuno)…. perché essere egoisti e farlo sentire inutile?
Bisognava dargli una mano e fargli prendere coscienza del fatto che per tre settimane sarebbe stato chiamato ad ogni tipo di intervento qual ad esempio (per dare un’idea):
- Scelta di un albergo non expensive ma consono alle esigenze di ciascuno (con camere grandi, ma non troppo, situate al piano terra per non dover faticare con le valige e fornite di almeno un armadio con le regolamentari grucce, 2 sedie, ed doccia comoda con acqua, ovviamente, calda e fredda);
- Scelta del ristorantino che proponesse piatti tipici e non (e se ci venisse voglia di coda alla vaccinara?), e naturalmente con i camerieri che rispondessero alle richieste più pazzesche sulle pietanze (formulate in un perfetto italiano o, a seconda, imperfetto spagnolo pronunciati comunque entrambi rigorosamente con l’inflessione regionale del richiedente …. per renderli “facilmente” comprensibili a chiunque!!!);
- Programmazione delle visite ai siti studiate in modo da poter consentire di fare (alle 13/14 della mañana) a piacere o uno spuntino leggero a base di frutta fresca o paletas (ghiaccioli fatti in casa, Ndr), ovvero il regolamentare pranzo scegliendo tra chesadillas, enchilladas, tacos, tortas i uevos revueltos …… ma non troppo, revueltos a destra o a sinistra, a seconda dell’umore del giorno e delle influenze astrali del segno del commensale ………, il tutto ovviamente sempre rigorosamente accompagnato dall’immancabile “Corona” o "Gallo" gelate.
Che la “sfiga” fosse tutta riservata a lui nel doverci sopportare? Mah!!!!
Comunque, per farla breve, i giorni sono passati e tutto è filato misteriosamente liscio ed anche il mancato naufragio sulla barriera corallina del Belize (attribuibile certamente agli improperi di un “rasta” incazzato con il nostro barcaiolo) o l’inconveniente (!!!) di avere Igor e Renè (meglio noti come Gianni e Pinotto) come autisti del bus, si sono rivelate alla lunga motivo di “puro divertimento”.
Lo spazio pro-capite a bordo del mitico bus <1305> e la velocità di crociera tenuta dai due famigerati (20 Km/h di media anche sui rettilinei più rettilinei) hanno però reso (ronf) “da sogno” i lunghi spostamenti effettuati, dei quali ci resta solo qualche ricordo conscio, riferito soprattutto ai momenti nei quali ci si domandava: “Ma per andare dove dobbiamo andare, sanno per dove andare?” (N.d.R. spunto liberamente tratto da “Totò, Pepino e la malafemmina”), oppure, “Igor starà forse prendendo la “carta rosada”?.
Il tutto mentre la nostra fantasia pseudo-erotica (sollecitata, per alcuni, dalla sfiga – quella sì – della “privazione” per 3 lunghissime settimane) si sbizzarriva in merito alle “calde notti di Igor e Renè” (delle quali, ovviamente, non possiamo rivelare nulla)!!!
Che posso dire ancora? Be’, in fondo…. che l’unica vera “sfortuna” è stata alla fine … la fine della vacanza, una delle più belle fatte con AnM, perché a parte i luoghi, la gente, i colori, i profumi (la basura), del Messico e del Guatemala (davvero da *****), quello che rende i viaggi “speciali” e unici sono comunque spesso i rapporti umani che si creano all’interno del gruppo. E anche questa volta, devo dire, è stato un successo!
Per questo voglio ringraziare tutti i nostri 11 compañeros, ma in particolare Laura, Beppe, Raffaele e Maurizio (con i quali abbiamo condiviso, oltre le ustioni e le conseguenti squamature, i momenti più bastardi ed esilaranti).
Un ringraziamento speciale va (claro que si) ad Alberto per essere stato sempre perfetto ed attento a tutto e soprattutto a tutti, e per averci sempre sopportato con pazienza e talvolta stoica rassegnazione.
Ci ha sempre fatto
dormire tra lenzuola pulite e mangiare in abbondanza senza farci spendere una
fortuna; ha pianificato il viaggio in modo da farci visitare tutto e più di
tutto.
Abbiamo verificato le sue capacità di dirimere velocemente i soliti “piccoli
intoppi” linfa vitale del viaggiatore di AnM, ed apprezzato anche le sue
capacità di …. addormentarsi al volo nei luoghi più impensabili e con le
condizioni ambientali più impossibili, di riuscire a trovare sempre il tempo per
una birra gelata, di chiedere il TLF (tour leader free) anche sulle tasse alle
frontiere., sempre vicino al suo (ora anche un po’ nostro) amico a quattro zampe
(Leonardo) lasciato a casa ….., di essere sempre presente per il gruppo e sempre
all’altezza, ritagliandosi per sé solo alcuni brevi momenti da godersi in pace.
Ciao Alberto a(r) rivederci presto . magari tra le dune della Libia?
Ad Maiora
Donatella Tore